63. Abbracciati

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Quando seppi che il povero era morto, lo presi come un segno. Sì, saremmo tornati alle radici, quando la comunità era una cosa indivisibile dai volti derelitti che stazionavano la notte e il giorno, chiedendo, litigando, urlando a squarciagola. Ripensai all’abbraccio con cui mi aveva accolto quando ci avevano chiamato, perché si era messo a dormire sotto la statua della Madonna col bambino: mi aveva stretto forte, con le lacrime agli occhi. Chissà, magari un attimo prima di morire, travolto dal treno, aveva pensato ai pochi abbracci ricevuti in vita: e tra questi, chissà, magari c’era il mio. Sì, saremmo tornati alle radici; don Mario ci avrebbe ispirato di nuovo, con la sua carità senza confini. Avremmo pianto e riso, ripensando alle avventure che ci avevano visto isterici o insonni, tesi o preoccupati, ma sempre felici, con la vita che incalzava e si fermava soltanto per un rosario nel santuario, o una birra al ristorante sul mare. Se n’era andato anche lui, come quell’altro che veniva a bussare alla mia porta negli orari peggiori, con la sua cinquecento sgangherata avuta chissà come e chissà quando. Lo avevano trovato morto dopo giorni, fra i topi della casa. Se n’era andato senza salutare; ma forse anche lui, come l’altro, aveva trovato don Mario sulla soglia di quello che chiamiamo paradiso, e si sarebbero abbracciati così, senza parlare.

6 pensieri su “63. Abbracciati

  1. “Quanti significati sono celati dietro un abbraccio?
    Che cos’è un abbraccio se non comunicare, condividere
    e infondere qualcosa di sé ad un’altra persona?
    Un abbraccio è esprimere la propria esistenza
    a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada,
    nella gioia e nel dolore.
    Esistono molti tipi di abbracci,
    ma i più veri ed i più profondi
    sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti.
    A volte un abbraccio,
    quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt’uno,
    fissa quell’istante magico nell’eterno.

    Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso,
    fa vibrare l’anima e rivela ciò che ancora non si sa
    o si ha paura di sapere.
    Ma il più delle volte un abbraccio
    è staccare un pezzettino di sé
    per donarlo all’altro
    affinché possa continuare il proprio cammino meno solo”

    Pablo Neruda

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  2. Non sempre è facile abbracciare i poveri e le persone che, in un modo o nell’altro, mettono a repentaglio la nostra tranquillità. Personalmente, sarò sempre grata a don Mario per aver mostrato che è possibile amare il prossimo “intensamente e di vero cuore”, come scrive San Pietro in una sua lettera. E il ricordo di quando si commuoveva fino alle lacrime parlando dei poveri, è stampato a caratteri indelebili nel mio cuore e, sicuramente, non solo nel mio.

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  3. Sono in molti a pensare che quello dedicato ai poveri sia tempo perduto.
    Invece sono loro che si stanno perdendo nel tempo e non lo sanno.
    E’proprio la banalità dei poveri e l’assenza di tornaconto la vera ricchezza.
    Se ne vanno presto i poveri perchè la loro distanza da Dio e’ ridotta all’osso.
    Sono imbarazzanti i poveri e ti shockano con la loro immediatezza.
    Ti gettano le braccia al collo anche senza motivo e in quel momento solo capisci cos’è ll miracolo della comunione.

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