Una provocazione

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di Riccardo Ferrazzi

Anche se alla scienza non si dovrebbe credere “per fede”, è così che va il mondo. Il tabaccaio e il salumiere, ma anche l’avvocato e l’architetto, non sanno perché la velocità della luce è un limite insuperabile. Sanno che lo dice la scienza, e tanto basta.
Sembra vagamente assurdo, ma l’uomo della strada (che siamo poi tutti noi) prende posizione sui problemi più profondi dell’esistenza in base a un atto di fede. È un atteggiamento che abbiamo ereditato dai secoli in cui scienza e religione non erano in contrasto, ma che oggi non vale più: la maggior parte degli scienziati è atea. La cosa ancora più assurda è che noi lo sappiamo e facciamo finta di niente.
Da un lato abbiamo fede nella scienza che ha debellato malattie, ha portato l’uomo sulla luna, ha sfatato e demistificato; dall’altro non vogliamo rinunciare alla religione perché non si sa mai… I divulgatori scientifici presentano ogni aspetto della vita in una prospettiva strettamente materialista, e noi occultiamo nell’inconscio tutto ciò che ha a che fare con lo spirito. Non rinunciamo neanche alla superstizione, però esaltiamo la ragione (anche se ne deleghiamo l’uso agli scienziati) perché l’illuminismo ha battuto la grancassa: la ragione è sinonimo di libertà, nel mondo della ragione e della scienza non esistono totem né tabù.
Ma è proprio vero? Dopo tutto, gli scienziati non sembrano poi così liberi. O meglio: si sono presi la libertà di costruire dei muri e ci si sono rinchiusi dentro. Scovano il bosone di Higgs, sperimentano terapie contro il cancro, si arrovellano sulla natura dei numeri primi, ma ciascuno coltiva il suo orticello e non si azzarda ad allungare lo sguardo al di fuori della sua disciplina, come se scavalcare i muri fosse un pericolo o un sacrilegio.
È una inevitabile conseguenza della specializzazione? Sì, certo. Ma non solo.
***
La scienza ufficiale si fa un vanto di occuparsi esclusivamente dei fenomeni che hanno una causa dimostrata e possono essere riprodotti in un esperimento. Solo a questi fenomeni rilascia la patente di scientificità. La divulgazione ne ha fatto un dogma e nell’opinione corrente si è diffusa l’idea che sia “vero” solo ciò che è “scientifico”. Al punto che, se una cosa non è “scientifica”, praticamente non esiste.
Peccato che non tutto abbia una causa manifesta. Ogni tanto anche gli scienziati si imbattono in fenomeni borderline come l’effetto-farfalla (un impulso infinitesimo come il battito d’ali di una farfalla in Amazzonia che mette in moto una serie di eventi che danno luogo a un tifone sulle coste della Cina) o come il cosiddetto epifenomeno (evento che ne accompagna uno o più altri, ma per il quale non è possibile individuare una causa specifica). Di fronte a questi casi-limite i teorici della scienza non si scompongono: la causa – dicono – può non essere evidente ma c’è, c’è sempre, e se gli scienziati volessero potrebbero scovarla senza fatica.
Evidentemente non vogliono, altrimenti di queste eccezioni non si parlerebbe affatto. Ma a cosa si deve questa strana pigrizia?
Un po’ dipende dal fatto che il principio di causalità è rassicurante come un bunker corazzato. Chi ce lo fa fare di uscire allo scoperto?
E poi, è comodo attribuire al caso tutto ciò che non si sa spiegare.
E infine, è imbarazzante ammettere che esistono fenomeni dei quali la scienza non sa dare una spiegazione.
Insomma: il principio di causalità è come la coperta di Linus.
***
Ma c’è dell’altro. Esistono circostanze – più frequenti di quanto non si sia disposti ad ammettere – in cui anche gli scienziati mettono fra parentesi il principio di causalità.
Per esempio: che succede quando di un fenomeno non si trova la causa? Se la comunità scientifica è impegnata a cercarla, si diffonde la certezza che la causa c’è ed è l’ipotesi che gli scienziati stanno cercando di verificare (ma non è detto che la verificheranno). Invece, se la comunità scientifica se ne disinteressa, allora il fenomeno di cui non si trova la causa è solo una coincidenza, marginale e insignificante.
Questo modo di diffondere e recepire la scienza è tutt’altro che rigoroso e, una volta di più, dimostra che alla scienza si crede per fede.
Ma chi turba il quieto vivere deve fare i conti con gli “indignati speciali”: qui si tenta di denigrare la scienza! Non si può mettere sullo stesso piano il lavoro degli scienziati e la percezione che ne ha il pubblico! La comunità scientifica adotta criteri estremamente rigorosi, e ci si attiene scrupolosamente!
Ebbene, mi permetto di non essere d’accordo.
Prendiamo un caso specifico: la paleontologia ha accumulato una quantità impressionante di dati sui quali riposa la dottrina evoluzionista. Chi vuole sofisticare può anche sostenere che la scomparsa di una specie e la pressoché contemporanea apparizione di un’altra non sia una “prova” dell’evoluzione. Ma il fatto è lì, indiscutibile, e – qualunque cosa l’abbia originato – dal fatto non si può prescindere.
Il problema nasce al momento di indicarne la causa, e cioè di spiegare che cosa ha provocato la mutazione genetica. Siccome la causa non si trova, gli scienziati hanno escogitato (ma non dimostrato) la teoria secondo la quale le mutazioni avvengono continuamente, a caso, ma noi non ce ne accorgiamo perché notiamo soltanto quelle che hanno successo, cioè le mutazioni che, casualmente, producono individui meglio attrezzati per sopravvivere nelle condizioni in cui si vengono a trovare. Dopodiché gli individui più adatti proliferano, mentre gli altri si estinguono.
Possibile, certo. Anzi, probabile. Ma, almeno per ora, si tratta soltanto di un’ipotesi. Per quel che ne sappiamo, le mutazioni genetiche potrebbero anche avvenire in altri modi e per altri motivi. Non solo: la teoria è costretta a postulare che la mutazione vincente intervenga per caso nel momento e nel luogo in cui le circostanze sono favorevoli: in un altro momento o in un luogo diverso non avrebbe avuto seguito. Questo significa assegnare al caso un ruolo decisivo.
Ma se obiettate che il caso non è una causa efficiente, vi verrà fatto notare che, secondo la teoria, il caso interviene soltanto per situare le mutazioni in un certo momento e in un certo luogo.
E allora la causa qual è? Se provate a domandare: “Il caso opera forse in vista di uno scopo?” rischierete il linciaggio perché l’idea che la Natura evolva in modo finalistico trova tutta la scienza ufficiale schierata come un sol uomo a gridare “anatema!”.
E vabbe’, direte voi, ma allora qual è la causa delle mutazioni?
La risposta, accompagnata da un certo fastidio, sarà che il discorso non si può affrontare a livello divulgativo… è complicato… ci stiamo studiando… e via di questo passo.
Non sarebbe più onesto dichiarare che “l’evoluzione è un fatto, ma non siamo ancora riusciti a capire come avviene e perché”?
Nossignore. L’ipotesi su cui stanno lavorando gli scienziati è per definizione l’unica “scientifica” e prima o poi avrà la conferma sperimentale. (In virtù di questo aureo principio per secoli si è creduto alla generazione spontanea, alla trasmutazione del ghiaccio in cristallo, e ad altre amenità).
Insomma: non è vero che per convalidare un’ipotesi sia necessario fornire le prove sperimentali. Basta che sia condivisa dalla comunità degli scienziati. L’opinione pubblica, per fede, finisce per adottare acriticamente anche una teoria che deve far ricorso al caso per giustificare se stessa.
***
E pensare che da quasi un secolo la scienza ha scoperto che: 1) la causalità non è deterministica ma soltanto statistica e 2) il caso è diverso dal caos.
Oggi sappiamo che determinare la posizione di una particella subatomica nel tempo e nello spazio è una questione statistica: nella maggioranza dei casi la particella risulterà situata dove e quando la collocano i calcoli, ma in un numero significativo di casi la troveremo altrove.
D’altro canto (anche se a prima vista può sembrare paradossale) il caso obbedisce ad alcune leggi, sulle quali si fonda la scienza statistica. Per esempio, tutti sappiamo che lanciando una moneta gli esiti di testa o croce si avvicinano sempre più al 50% al crescere del numero dei lanci. Forse non è altrettanto risaputo (ma è altrettanto certo) che gli eventi casuali, riportati su un grafico, si distribuiscono in modo da descrivere una curva nota come “campana di Gauss”, della quale si conoscono tutte le proprietà.
Stando così le cose, che senso ha ignorare gli eventi “prodotti dal caso”? Perché dichiararli mere coincidenze? Che cosa significa sostenere che, essendo fatti casuali, sfuggono a ogni indagine?
Forse significa soltanto che non si ha voglia di studiarli.

10 pensieri su “Una provocazione

  1. Non sono d’accordo. Non parli del criterio della falsicabilità ( Popper).
    Sulla evoluzione si sono sprecati msg tipo il tuo che invocavano la estrema improbabilità x certe mutazioni, poi si sono scoperti meccanismi (Eigen) “facilitatori”. Il tuo metodo è stato sfruttato da millenni: SE una cosa è inspiegabile…(fulmini) quindi dio (Zeus). A noi cristiani basta Gesù ed avanza. Ti sfugge che la scienza vuole solo pervenire ad una rappresentazione del reale: rappresentazione che non coincide mai col reale: la stessa “legge” evolve (Smolin). Passit x scienza che nn è tecnica, o statistica che nn è probabilità… quello che non posso sottacere è l’implicito invito alla scienza a occuparsi di religione : errore di fondo ( a parte che certe teorie lo rasentano😭)… errore “religioso” Dio ha fatto in modo che l’Uomo NON sia obbligato a credere in Lui. Dal dio tappabuchi ( vedi sopra) al dio che gioca alle marionette😡😎

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  2. Vedo che non sono riuscito a spiegarmi. Ci riprovo, ma con poche speranze: non ho alcuna intenzione di criticare la scienza, anzi! Vorrei criticare il modo in cui è recepita. Oggi si divide il mondo in ciò che è scientifico e ciò che è “casuale”. Mi piacerebbe che la scienza indagasse il “casuale” (o preteso tale) con metodo scientifico. Quanto agli “inviti impliciti”, sono così impliciti che sono sfuggiti anche a me…

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  3. Casuale. Cerrrto che è stato studiato!! Conosci Mandelbrot?! Però conosci la farfalla.. Mandelbrot ha cercato x anni di risolvere qs probl, ci è riuscito solo quando certi giapponesi hanno inventato una nuova matematica. Il che è mmolto significativo! I risultati di qs ricerche scientifiche sono oggi applicati con successo ad es a Londra alla Borsa.. e ci guadagnano soldi😅 Devi tener presente che stiamo parlando di sistemi estremamente complessi xbi quali nn si può pretendere determinismo, ma ci si deve accontentare di poli aggreganti…
    PS Forse tu avevi in mente la frase di Einstein sul caso ( che nn esiste x chi crede, tutto è miracolo, mantre x l’ateo tutto è caso. Qs frase ci riporta all’intervento di Dio nella Storia: lo si può vedere SOLO con gli occhi della Fede: non lo devi chiedere a chi non crede.

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  4. Mi riesce difficile dialogare con chi pensa di dare l’interpretazione autentica di ciò che ho scritto. Colpa mia. Avrei dovuto prevederlo. Questo post è una bozza provvisoria del primo capitolo di un saggio che mi occuperà per i prossimi anni (nel quale non ho intenzione di mettermi insegnare fisica, matematica o altre materie, ma soltanto discutere di come la divulgazione – scientifica e non – è stata recepita dall’opinione pubblica e quali distorsioni ha comportato.

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  5. Ho compiuto studi classici e non posso avventurarmi in un siffatto contraddittorio con chi è più specializzato. Forte è,però, la tentazione di non sottrarmi ad esprimere un parere.
    perchè il discorso, mi sembra essere più di ordine “onto-teologico” che eminentemente scientifico. Su questo opino che se, come è stato. si vuole entrare nella sfera del metafisico, c’è da dire che la scienza ha per oggetto elementi e fenomeni che sono meno dell’ennesima componente di un nucleo atomico che insieme a tutte le altre va a costituire l’universo ( solo per dare un’idea).
    Nel senso che, se noi potessimo suddividere infinitesimamente l’universo, la scienza
    come tutte le altre realtà e manifestazioni della materia rigida ne sarebbe il risultato.
    Con ciò a dire semplicemente che Dio( ciò valga sia per atei che credenti) ha fatto il Tutto e che qualsiasi suddivisione del tutto è ancora tutto e non si potrà mai scoprire sino in fondo da alcuna persona umana perchè non ha radici.

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  6. L’idea che la scienza possa arrivare a scoprire se Dio esiste o no è una fanciullesca chimera accarezzata dai positivisti ottocenteschi. Ciò che a me sembra mancare, invece, è una riconsiderazione del ruolo della scienza nel suo rapporto con l’opinione pubblica. In quest’ultima si è venuto costruendo il mito di una scienza che procede con metodo rigoroso e inflessibile, mentre in realtà la scienza procede a tentoni, formulando ipotesi dettate da intuizioni che poi molto spesso non riesce a verificare. E allora perché continuiamo a credere in un mondo diviso in due, uno regolato dalle leggi scoperte dalla scienza e un altro dominato dal caso? La scienza non scoprirà se esiste Dio, ma se volesse potrebbe dirci qualcosa su molti fatti inspiegati che oggi liquida come “coincidenze” e che tali non sono.

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  7. X gum835
    E vota e “gira ‘a storia ie semp ‘a stess…
    Dio tappabuchi così felicemente definito da Bonhoeffer..
    Cercarlo nei buchi che la scienza ancora non avrebbe spiegato. Comodo e assurdo. Perché dovrebbe rivelarsi nell’infinitamente piccolo e non nell’Universo? Mi pare che questo sia inseguire la scienza : immagino conosciate il VAT 1😭 Con la sola ragione è dimostrabile l’esistenza di Dio: Anatema se nn ci credete!! Semplicemente anti:religioso.
    Anche cercare dio nel”caso” rientra nello stesso ‘format’.
    Oppure cercare di denigrare la scienza xchè lancia teorie.i.e. Attaccarla xchè nn fa Metafisica. Assurdo.

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  8. Poco tempo fa ho scritto questo, mi pare IT
    ——–
    Cercatemi!
    Nei colori e nelle nuances del tramonto…
    Ma anche nel fragore, nei lampi della tempesta..

    Cercatemi!
    Nell’armonia di una sinfonia di Bach..
    Ma anche nel baccano di una discoteca…

    Cercatemi nello scorrere giulivo
    di un ruscello…
    Ma anche nella lava terribile
    di un vulcano….
    Cercatemi nelle immensità
    dell’universo…
    Ma anche nell’esplosione immane
    di una supernova….
    Cercatemi nei progressi dell’umanità….
    Ma anche nelle sue eterne atrocità..

    Forse,
    forse SE troverete un senso a tutto questo..
    avrete trovato Me,
    d e n t r o di v o i .

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