La poesia e “La prima verità”

di Massimo Maugeri

La prima veritàIl nuovo romanzo di Simona Vinci, “La prima verità” (Einaudi Stile Libero Big, p. 408, € 20), vincitore del Premio Campiello 2016, ha un rapporto molto forte con la poesia. Il titolo del romanzo deriva, in effetti, proprio dal verso di una delle poesie che Ghiannis Ritsos, grande poeta greco del Novecento, ebbe modo di scrivere a Leros, l’isola/manicomio in cui, partendo da vicende realmente accadute, la Vinci ha ambientato il suo romanzo.
Parliamo di poesia con l’autrice di “La prima verità”.

-Simona, che rapporto hai con la poesia?
La poesia è il mio grande amore, forse il primo. Credo che la prima cosa che ho pubblicato su una rivista quand’ero all’università sia stata una poesia. Un po’ me ne vergogno, perché credo che scrivere poesie sia difficilissimo. È più facile scrivere racconti o romanzi.

-Però in Italia sono in tanti a scrivere poesie…
È molto facile definirsi poeti. Riuscire a farlo davvero è ben più complicato.

-E le tue poesie?
Provo un po’ di imbarazzo per le poesie che ho scritto e che continuo a scrivere (mettendole da parte). In questo caso, siccome uno dei personaggi del romanzo nella parte ambientata alla fine degli anni Sessanta sull’isola di Leros è un poeta (Stefanos) la cui vita è ispirata a quella di Ritsos… be’, è come se questo personaggio mi avesse chiesto di scrivere poesie… che naturalmente non sono belle come le poesie di Ritsos.

-Parlaci del poeta Stefanos…
Il nome di questo personaggio è stato scelto in omaggio a un mio carissimo amico – che è Stefano Tassinari (a cui il libro è dedicato) – scomparso nel maggio del 2012, prima che io avessi terminato di scrivere questo romanzo.
Stefano Tassinari è stato un amico e uno scrittore molto importante, e non solo per me. Una di quelle rare persone che riescono a fare politica e cultura senza compromessi e a far incontrare e a far lavorare insieme persone completamente diverse tra di loro. Dote che hanno in pochissimi.
In Stefanos c’è dunque una parte di Stefano Tassinari.

-Stefanos crede molto nella poesia…
Sì. Nonostante venga deportato sull’isola di Leros, questo personaggio mantiene una grande passione per la parola poetica e conserva la fiducia che in qualche modo la poesia possa servire a cambiare il mondo.

-Ma la poesia può davvero cambiare il mondo?
Magari non lo cambia nel momento in cui quella poesia la stai scrivendo… e magari neanche dopo cinquant’anni… però la poesia contiene in sé questa fiducia nel potere dell’arte che io trovo totalmente commovente negli esseri umani, quando è sincera. Ed una cosa che ho voluto dare a questo personaggio, tenendo conto della storia di Stefano Tassinari e di quella di Ghiannis Ritsos.

* * *

Massimo Maugeri cura Letteratitudine (blog, news, radio)

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