Luigi Maria Corsanico legge Dino Campana

da qui

Dino Campana (1885-1932)
La Chimera
Canti Orfici (1914)

La Chimera è la poesia d’apertura di quella serie di componimenti chiamati “Notturni” che appartengono ai Canti Orfici di Dino Campana.

La prima versione, più breve, del componimento risale al 1912, pubblicata su un giornaletto goliardico di Bologna; quella pressoché definitiva è già nel testo perduto nel 1913. Il ritrovamento del manoscritto de Il più lungo giorno (titolo originario dei Canti) tra le carte di Ardengo Soffici fu annunciato sul Corriere della sera del 17 giugno 1971 da Mario Luzi e ha consentito nuove forme di indagini sul complesso degli scritti campaniani.

«Campana è un poeta mistico, oscuro, notturno e insieme folgorante, tra i più singolari del Novecento, alla cui opera si sono ispirati poeti diversissimi, come Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto e Mario Luzi. Come dice Gianfranco Contini, “non è un veggente o un visionario: è un visivo, che è quasi la cosa inversa”. Qui un’immagine di fanciulla ambigua e misteriosa, sorella della Gioconda leonardesca, è trasfigurata in una visione onirica che sembra identificarsi con la Poesia stessa, nel suo aspetto più arcano e abbagliante, qual è quello della mitologica Chimera, invocata e, si direbbe, evocata, quasi con una formula magica, in versi che, nel crescendo finale, si allungano e si rapprendono in una sola e martellante rima, fino a preparare e a rivelare quell’ultima, magica parola.»

commento a cura di Gigi Cavalli

da: http://www.treccani.it/magazine/strumenti/una_poesia_al_giorno/03_04_Campana_Dino.html

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arnold Schönberg: Notturno (1896) –
Orchester der CLW Wien – Dirigent: Arno Hartmann

Pagine manoscritte originali
della prima stesura del 1913

Giorgio De Chirico
L’enigma dell’oracolo (1910)

LA CHIMERA

Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la Melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

6 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Dino Campana

  1. Ho letto,riletto,e ancora letto la poesia del poeta,e ad ogni lettura riuscivo a percepire ,con grande sforzo “il sogno”dello scrittore;
    Il commento di Gigi Cavalli mi ha incuriosito e sono passato all’ascolto.
    MERAVIGLIOSO…Come sempre un narratore che da’ “vita e carne” ai poemi (parere personale…)
    Grazie anche per questa volta,Luigi Maria,grazie.

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