TRA SUONO E PAROLA: LA MUSICA DI GANESH DEL VESCOVO

di Giovanni Agnoloni

ganeshMi è gradito fare una riflessione sul rapporto tra suono e parola, in occasione del conferimento al Maestro Ganesh Del Vescovo del prestigioso Concorso di Composizione Michele Pittaluga 2016 nella categoria dedicata alle composizioni per una oppure due chitarre a sei corde (della durata massima di 8 minuti circa, di forma e linguaggio libero).

Si tratta di uno dei più importanti riconoscimenti a livello mondiale per i compositori per chitarra classica. E Ganesh è un compositore e un esecutore attentissimo alla sonorità come veicolo di espressione di contenuti emozionali e spirituali.

Ben poco, oggi, si riflette su questi aspetti, nella critica letteraria. Normalmente l’attenzione è per lo più rivolta ad aspetti strutturali e concettuali, ma a mio avviso il nucleo della ricerca poetica e narrativa, così come di quella musicale, è proprio nel suono, da intendersi come vibrazione, e dunque manifestazione energetica primordiale. Il fatto che poi questo si articoli in narrazioni (o melodie) ed evochi concetti e valori è certamente importante, ma non “fa” da solo un’opera autenticamente artistica. L’anima della stessa attinge infatti al profondo, ovvero ai territori interiori dell’autore (o del compositore), dai quali il suo vissuto personale, relazionale e culturale si riversa sulla carta con la capacità di raggiungere visceralmente il lettore/spettatore.

Questa fondamentale assenza di filtri, frutto di un’esperienza artistica volta a “sottrarre”, più che a “riempire” o ad “aggiungere”, è la cifra di grandi scrittori da me particolarmente amati, come Mario Rigoni Stern, grande poeta della natura, o John Steinbeck, enorme affrescatore di paesaggi umani e sociali vividi delle sofferenze dei loro protagonisti.

In campo musicale (al netto della querelle sul Nobel a Bob Dylan, nel cui merito sono ben lieto di non entrare), l’opera di artisti come Ganesh Del Vescovo oggi è cosa rara, perché la massificazione della produzione, soprattutto in ambito pop, lascia poche felici eccezioni, e la stessa musica classica – ambito nel quale Ganesh opera – è spesso satura di intellettualismi difficilmente “digeribili”, prima di tutto a livello emozionale. Nei pezzi del Maestro Del Vescovo, perfino i più complessi, riverberano invece scenari interiori capaci di toccare, anche per frammenti, quando non per discorsi interi – e quando invece per melodie articolate, grazie alle rifrazioni composite di ogni angolo di sonorità nascosta.

Per questo credo la musica – vissuta così – sia il miglior “corso di scrittura creativa” che si possa immaginare. Perché educa direttamente alla ricerca del significato, che alberga sempre nel (o comunque è accessibile tramite il) suono.

È pertinente, allora, ricordare non solo un’intervista in due parti che feci a Ganesh diversi anni fa su Postpopuli.it (qui e qui), ma anche un articolo che, sullo stesso blog, pubblicai nel novembre del 2015, dopo un suo eccezionale concerto fiorentino, in occasione della pubblicazione di un suo CD. Nell’articolo si anticipava inoltre la pubblicazione di un manuale di tecnica avanzata, La chitarra senza confiniche poi è effettivamente avvenuta sulla rivista Guitart. Il testo segue qua sotto.


Da Postpopuli.it

Il concerto di Ganesh Del Vescovo del 23 novembre 2015, presso il “Lyceum Club Internazionale” di Firenze, ha coinciso con l’uscita del CD “Omaggio a Ganesh Del Vescovo. Composizioni originali per chitarra”, edito da EMA Records, contenente diversi inediti del Maestro e altri brani precedentemente da lui scritti e pubblicati. Nel corso dell’esibizione sono stati eseguiti, in prima assoluta, Suoni nella notte e Suoni nella notte II. “Suoni nella notte” era anche il titolo dello spettacolo. L’allusione qui non era tanto alla notte in senso astronomico, quanto alla dimensione del Profondo, che è quella dalla quale Ganesh Del Vescovo attinge le raffinatissime sonorità delle sue composizioni, e immedesimandosi nella quale suona.

Ganesh Del Vescovo 1

L’arte chitarristica di Ganesh, ormai giunto ai vertici nel panorama mondiale della chitarra classica, si conferma di livello straordinario. Lo si è potuto percepire fin dalle premesse della serata. Nella sala gremita e alla presenza del Maestro Alvaro Company – colui che scoprì Ganesh quando era giovanissimo – si avvertiva l’imminenza di un evento speciale. Non è frequente, per questo strumento, almeno in Italia, assistere a concerti di musiche in toto originali, ovvero opera del musicista stesso che le esegue. E, riguardo a Ganesh Del Vescovo, ormai è noto come i suoi componimenti, sia per chitarra a sei corde, sia per chitarra chikari o chitarra sarod – due strumenti “ibridi” da lui creati aggiungendo alla chitarra tradizionale elementi di ascendenza indiana – possiedano una particolarissima dote di magnetismo e “rarefazione”, frutto di una precisione di tocco e del suo calarsi radicalmente dentro il suono. Tutto ciò è il risultato di un approccio meditato alla musica, figlio anche delle pratiche di nada yoga da lui seguite.

Lo si è visto fin dai primi brani eseguiti durante il concerto (le tre parti di cui si componeva la prima metà di Suoni nella notte) – ma quanto vado a dire vale anche per la parte seconda, eseguita dopo la pausa di metà concerto –: qui la ricerca del significato attraverso le vibrazioni musicali si faceva narrazione. Una narrazione che si articolava attraverso accostamenti di micro-immagini, scorci intimi che ogni nota, accostata in forma mai scontata alle altre, apriva, rivelando prospettive ripetutamente spiazzanti.

Ganesh Del Vescovo 2

Con le due Risonanze per chitarra chikari (Giardino e Vritti), che seguivano nel programma, il discorso si fa più “piano”, soffice, in altri termini consueto, ma nel senso nobile della parola. Ganesh riassume in sé, nelle forme semplici ma calibrate con millimetrica attenzione di questi brani, la grande tradizione musicale europea, ma anche gli innegabili ascendenti di musica indiana, alla quale è così legato: risultato, indubbiamente, anche della pastosa combinazione delle venature rotonde evocate dalle corde “normali” dello strumento e di quelle sottilmente metalliche delle due corde da lui aggiunte mediante un ponticello. Ne risulta un’atmosfera mistica, elevata e al contempo impregnata di concretezza di mondo, in una perfetta fusione di spirito e materia.

Le due parti di Etereo (Flessibile ed Energico), per chitarra a sei corde ma accordata diversamente, colpiscono per il colore delle note, che danno l’impressione di un diverso dialetto all’interno di una lingua comune. Anche qui permane la componente meditativa, ma è come se la miscela che le sostanzia fosse più impastata di mondo. I suoni armonici evocano elevate altezze intuitive, ma l’uso ben dosato dei bassi imbeve di concretezza materica il discorso musicale. Al tempo stesso, emerge con nitidezza una forte componente ritmica (soprattutto nel secondo pezzo), che segna un’accelerazione decisiva nella velocità dei brani. Qui la componente melodica e armonica riecheggia la grande tradizione chitarristica novecentesca – colgo delle reminiscenze di Heitor Villa-Lobos – ma trasfusa in un insieme di assoluta originalità e capacità di penetrazione nella sfera percettiva ed emotiva degli spettatori. Si crea un “rapimento” collettivo nell’aura creata dalle note, e la chitarra diventa così veicolo di un messaggio energetico che va al di là di qualunque spartito: il musicista si fa vero tramite di un significato superiore.

Ganesh Del Vescovo 4

Veniamo così ai due brani conclusivi della serata, Meditazione e Festa, per chitarra “normale”. Due diversi stati contemplativi entrano qui in gioco: il primo dominato dalla calma di una visione interiore, il secondo dall’estasi di una gioia incontenibile, come il titolo suggerisce. In Meditazione riemerge il felicissimo accostamento degli armonici alti e dei bassi, miscelati in rapidi passaggi che attraversano tutte le corde dello strumento. È come se gli opposti si toccassero in un’intuizione di unità, e lo sottolineano soprattutto i passaggi arpeggiati. Quindi, col secondo brano, si entra nel vivo del ritmo, e pare quasi di accedere a una grande casa addobbata a festa, appunto, in una cornice indubbiamente indiana, in cui anche un ignaro viaggiatore occidentale non può non sentirsi assorbito e darsi interamente all’esplosione di vitalità in corso. La velocità esecutiva del Maestro è sbalorditiva. La musica cresce costantemente, con brevi “radure” sonore che preludono a nuove ripartenze, fino alla travolgente parte conclusiva, in cui Ganesh improvvisa con una rapidità e una precisione personalmente da me mai viste prima. Trascinato dalla musica, si alza in piedi e continua a suonare, fino alla chiusa.

Inutile sottolineare l’entusiasmo del pubblico, che avrebbe voluto bis a ripetizione. Purtroppo non c’era tempo, anche perché le esecuzioni avevano assorbito completamente il Maestro, e il programma non poteva essere allungato. Ma anche per questo rimane la sensazione di aver assistito a un concerto memorabile. In attesa della prossima volta.

Nel frattempo, una ghiotta anticipazione: nel numero di gennaio della rivista “Guitart” uscirà un’approfondita intervista al Maestro Del Vescovo, unitamente a un manuale da lui curato inerente alla tecnica chitarristica. Ecco un estratto del testo di presentazione predisposto da Ganesh:

«La chitarra è una delle più ricche fra gli strumenti polifonici, ma ho trovato che spesso non vengono sviluppate le sue potenzialità. Questo è il motivo per cui mi hanno chiesto di scrivere le mie esperienze e i miei esperimenti di vari modi di suonare e di comporre per lo strumento. Ho quindi tentato di descrivere chiaramente e con concisione alcune delle tecniche che illustrano e indicano dei modi che conducono all’espressione di alcune delle molteplici possibilità che la chitarra possiede: le qualità polifoniche, un’inaspettata gamma di registri alti e bassi, una ricchissima estensione di sonorità, colori, timbri, masse sonore, ritmi intrecciati e delicate monodie. La chitarra può creare tutto questo e anche di più. È certamente uno strumento che non rivela subito tutto il suo carattere e la totalità della sua essenza. Penso quindi fermamente che questo strumento misterioso ha ancora molti segreti da rivelare. Sarebbe però fondamentale sviluppare, sperimentare, insegnare e trasmettere tecniche che permetterebbero alla chitarra di continuare ad evolvere le sue enormi potenzialità.»

(le foto del concerto sono state gentilmente fornite dal Maestro Del Vescovo)

(il video dell’esecuzione di Fantasia sopra melodie indiane 4, tratto da youtube, è una registrazione a sé, e naturalmente non si riferisce alla serata del concerto)

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