DENTRO AL NERO

Da Il primo amore

Dentro al nero

Rileggere It di Stephen King a trent’anni dalla sua uscita

king

“Sei già stato qui”, sembra dirci Enrico Macioci nelle righe che seguono. Dovete sapere che lui è Bill, ma è anche Mike. E vi sta ricordando una vecchia promessa che forse avete dimenticato.

L’estate scorsa rileggevo, dopo lungo tempo, It. Avanzando nella lettura calcolavo che It quest’anno compie trent’anni e che dopo trent’anni un libro comincia ad essere pronto per un bilancio obiettivo. Talora condividevo le mie impressioni su facebook – It mi sembrava perfino migliore di come lo ricordassi, un romanzo davvero straordinario – e m’imbattevo, fra gli altri, in commenti piuttosto sbrigativi. Mi son messo a riflettere. Che ancor oggi si possa con facilità giudicare King indegno di sedersi allo stesso tavolo di Philip Roth o Bernard Malamud (non cito nomi a caso…), rappresenta per me un problema relativo. Suppongo non sia affatto un problema per chi esprime tali certezze, purché sappia ciò di cui parla; però mi si aprì dinanzi un tema più ampio. La cosiddetta cultura è un’entità bizzarra; spesso somiglia all’infrangibile cupola di vetro che compare in un altro romanzo di King, Under the dome: o sei dentro o sei fuori.

Stephen King è sulla breccia da oltre quarant’anni. Ha pubblicato circa sessanta romanzi, circa duecento racconti e alcuni saggi. Ha venduto oltre mezzo miliardo di copie ed è l’autore più trasposto al cinema o in tv dopo William Shakespeare. Ha rifondato il genere horror, usurpandolo per sempre; ha traghettato la cultura popolare verso quella alta, stendendo un ponte su cui noialtri camminiamo senza nemmeno rendercene conto. Non molti sanno che, oltre a divorare fumetti, libracci horror, sudici hard boiled e deprecabili b-movie, King è imbevuto di cultura classica e biblica. Fu il più giovane insegnante nella storia dell’università del Maine; aveva vent’anni e il professore di letteratura gli lasciò cattedra e corso per sei mesi, intimorito da quell’allievo che sembrava sapere tutto. Infine, se esiste un narratore contemporaneo che ha inciso più di King sull’immaginario occidentale, ebbene io non lo conosco. La sua opera testimonia una sbalorditiva connessione col nostro mondo, con le sue nevrosi e paure, col suo cuore enigmatico, quello che batte in fondo, dov’è difficile arrivare. Ciononostante succede ancora in Italia, nel 2016, di veder liquidare King come autore di genere, poco serio, magari di trama.

Terminata la lettura di It, con un misto d’entusiasmo e animosità, ho agito. Parecchie idee mi frullavano nella testa, ma in realtà si trattava d’una sola: offrire uno sguardo nuovo, aperto e moderno su Stephen King e sul suo capolavoro. Comprendere Stephen King significa comprendere meglio l’Ombra proiettata dall’epoca che stiamo vivendo, e per l’appunto nell’Ombra avvengono le cose importanti. Stephen King è uno dei pochi scrittori capaci di parlare senza filtri (a tratti con ingenuità e candore) di Male e di Bene in un contesto di diffuso cinismo, materialismo e nichilismo. Per farlo deve avventurarsi nell’Ombra e lui ci va; talvolta esplora le più nere contrade, luoghi che i romanzieri “impegnati” si limitano a guardare da lontano. E poi Stephen King al suo meglio è un narratore incredibilmente bravo, umoristico, tragico, poetico, complesso, oscuro, luminoso. Tanto oscuro quanto luminoso. Mi sembra che basti.

Chiuso e riposto It, telefonai a un amico (e poeta) che viaggia pressappoco sulla mia medesima lunghezza d’onda; gli manifestai a livello germinale il progetto che avete sott’occhio e lui dichiarò interesse. Poi mi misi all’opera con messenger e whatsapp, illustrando a un drappello di donne e uomini ciò che mi proponevo e chiarendolo a me stesso man mano che ne discutevo con loro; e il progetto prese corpo. King possiede la sgradevole capacità di mutare gli ammiratori in fan, ma non è ciò che troverete qui. Nemmeno troverete studi accademici o saggi di stampo classico. Qui troverete punti di vista; ciò non significa – è l’auspicio – superficialità bensì empatia, l’equivalente di un medico che riferisce la diagnosi guardandovi dritto negli occhi.

L’ambiguità di King – il fatto che venda moltissimo ma, da oramai almeno un quindicennio, vinca importanti premi letterari e riscuota la stima e l’ammirazione di illustri colleghi – lo rende un fertile terreno di battaglia. Ma battaglia fra chi, o contro cosa? Io direi contro nessuno, ma fra un’idea ferma e un’idea dinamica di cultura. Si può scrivere il Grande Romanzo Americano, si può anzi scrivere un Grande Romanzo parlando di un clown che vive nelle fogne d’una città di provincia e mangia i bambini. Lo si può scrivere perché quei bambini siamo noi ma specie perché quel clown siamo noi, noi quando perdiamo la fede in ciò che di buono possediamo, noi quando ci dimentichiamo di noi. E un grande scrittore a questo serve: a ricordarci il Bene e il Male che ci abitano, le scelte che la vita ci obbliga a compiere, le azioni orrende e magnifiche cui decidiamo di dare forma.

Qui di seguito trovate dunque dieci ipotesi (visioni? Esplorazioni? Allucinazioni? Guide? Letture?) su It. Sono poche, ma forse abbastanza per inquadrare il romanzo di King come un classico e il suo autore come colui che con ardimento sta narrando il tempo a cavallo fra il terribile Novecento e i terribili Anni Zero.
Buona lettura.

2 pensieri su “DENTRO AL NERO

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