Sincronicità

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di Riccardo Ferrazzi

Fortunatamente non tutti gli scienziati si lasciano bloccare dai loro tabù. Dato che la via maestra per risolvere i problemi consiste nel formulare ipotesi che poi devono essere verificate, ogni tanto a qualcuno capita di uscire dai binari.
Nel secolo scorso medici, storici, etnologi e antropologi hanno svolto indagini nei campi più disparati, arrivando a sfiorare forme di commistione con discipline trascurate dalla scienza ufficiale; ma nessuno era arrivato a formulare una teoria generale sui fatti “casuali” e nemmeno a indicare un metodo di indagine. Fino a quando Carl Gustav Jung (che, se non il padre, è come minimo lo zio della psicanalisi) pubblicò nel 1952 un saggio intitolato “Sincronicità come principio di nessi acausali”.
Non posso fare a meno di pensare che un titolo così repellente sia stato scelto per riservare la lettura a pochi eletti. Ed è probabile che, almeno all’inizio, i lettori non siano stati moltissimi. Ma, pochi o tanti che fossero, rimasero talmente impressionati che ne parlarono in lungo e in largo, e ancora ne parlano, perché attraverso la porta di servizio della psicanalisi un illustre uomo di scienza aveva riportato all’onor del mondo eventi e circostanze che da più di un secolo erano stati gettati nella pattumiera della superstizione, dell’ignoranza, dell’oscurantismo.
Di quali eventi, di quali circostanze si trattava? Dei fatti che la scienza non riesce a spiegare. Né più né meno.
***
A tutti, prima o poi, capita di imbattersi in un fatto inspiegabile. Quante volte abbiamo raccontato a un amico un presentimento, o un caso strano, o una coincidenza che ha dell’incredibile, e l’abbiamo sentito confidare che qualcosa di simile era successa anche a lui?
All’opposto di quanto comunemente si crede, i fatti inspiegabili avvengono con una certa frequenza. Basta ricordare l’esperienza più normale nella vita di un uomo: l’innamoramento. Quasi sempre è accompagnato dalla sensazione di “riconoscere” la donna che ci fa battere il cuore, dall’impressione di averla “già incontrata in un’altra vita”, di averla “ritrovata”. Ed è una sensazione così forte che, anche quando la passione decade in amicizia, o il rapporto immiserisce in sopportazione reciproca, e perfino quando finisce malamente, rimane in noi la certezza di una realtà, indefinibile ma vera e concreta, che per oscuri motivi non si è conservata perenne e inalterabile come avremmo voluto.
Ho sperimentato sensazioni simili anche con certi luoghi, e immagino che non sia successo soltanto a me. Nel mio caso Cairo, Madrid e Costanza sono città verso le quali mi sono sentito attratto senza motivo e quando ci ho messo piede ho avuto l’impressione di esserci già stato, di ritrovarci una parte di me. Emozioni che non ho provato affatto a Parigi, Londra, Istanbul o in qualunque altra città.
Se questo esempio non risulta convincente, se ne possono fare molti altri. Per esempio, ce n’è uno piuttosto divertente. Tutti hanno sentito parlare degli jettatori, ma l’opinione corrente è che gli jettatori non esistono: sono soltanto dicerie malevole, indegne di chi usa la retta ragione!
Eppure Otto Stern, uno scienziato di tutto rispetto, premio Nobel per la fisica nel 1943, arrivò a vietare l’ingresso nel suo laboratorio a Wolfgang Pauli (premio Nobel per la fisica nel 1945) perché “la sua sola presenza faceva fallire gli esperimenti”!
Pauli si era guadagnato la triste fama di jettatore dopo che, sotto i suoi occhi, erano andati a monte parecchi esperimenti, alcuni dei quali parecchio costosi. In sua assenza gli stessi esperimenti riuscivano senza problemi. Questa sua caratteristica era così nota nell’ambiente dei fisici (teorici e sperimentali) da essere definita “effetto Pauli”. Sull’argomento circolano innumerevoli aneddoti. Naturalmente nessuno scienziato ha mai pensato di studiare scientificamente l’effetto Pauli, ma tutti ci credevano e si premunivano!
Comunque si pensi, è fuor di dubbio che le premonizioni, i “segni”, gli eventi inspiegabili, fanno parte dell’esperienza di ciascuno e presentano almeno due caratteristiche:
1) sono esperienze ineludibili che non cerchiamo, ma che arrivano – per così dire – tra capo e collo.
2) sono esperienze così intrusive che non possiamo limitarci a ignorarle: siamo costretti a decidere se “crederci” oppure no; e la decisione, quale che sia, finisce inevitabilmente per coinvolgere il nostro atteggiamento verso la natura, la vita, la filosofia o la religione.
Ecco perché il saggio di Jung fu come la riscoperta di Troia da parte di Schliemann. Nel 1952 la psicanalisi non era più considerata come una fantasia un po’ disgustosa del dottor Freud: era ormai accettata come un ramo della medicina. I complessi e l’interpretazione dei sogni erano entrati a far parte della cultura diffusa. Davanti alla presa di posizione di un eminente scienziato, l’umanità abituata a coltivare l’idolatria della ragione, della scienza e del progresso, dovette prendere atto che la realtà era un campo molto più vasto e la scienza ne aveva arato solo una parte.

4 pensieri su “Sincronicità

  1. Consiglio di non usare più il termine “casuale” e sostituirlo con “paranormale” che si addice a quanto tratti ed evita equivoci, come probabilmente il mio😳. Inoltre lascia stare la scienza quando parli di paranormale: x la scienza vale, da Galileo in poi, l’esperimento e la sua ripetitibilità, che x il paranormale non è possibile! Attento inoltre ad attribuire al paranormale fenomeni come l’innamoramento o cmq fatti semplicemente psico/fisici.

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  2. Credo anch’io che il tuo sia un equivoco. Sinceramente, trovo fastidioso discutere con chi legge, non ciò che ho scritto, ma ciò che vuol trovare. Leggi bene: io non parlo dell’innamoramento in quanto tale, ma di una specifica sensazione che lo accompagna e che è tutto da dimostrare che dipenda da un fatto psicofisico. E per favore lascia stare le lezioncine sulla scienza: lo scopo di questi post è appunto quello di mostrare che la scienza tralascia di indagare la maggior parte dei fenomeni ritenuti “casuali”.

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  3. Pingback: Sincronicità | La poesia e lo spirito | HyperHouse

  4. Forse che lei legge me, quando insiste x coinvolgere la scienza su fenomeni NON ripetitivi? A qs punto è il mio di tempo esaurito.

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