68. La speranza

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Spiegare cosa fosse la speranza cristiana era un compito arduo, in quel periodo. Per chi fosse avvezzo al linguaggio delle profezie non poteva essere un problema: sullo sfondo oscuro degli eventi, la salvezza era un punto luminoso, inconfondibile. Solo la coscienza esatta del male avrebbe potuto avvertirci del bisogno urgente di salvezza. La narcosi imperante, invece, imponeva le lenti rosa dell’illusione a buon mercato, la fiducia malposta in un buonismo che avrebbe lasciato con la bocca amara.
Pensavamo alla domanda di Dio al profeta appena convocato: Cosa vedi, Geremia? Vedo un ramo di mandorlo, Signore.
Mandorlo, in ebraico, significa anche “vigilante”. Il profeta era un’insonne sentinella chiamata a tenere gli occhi del popolo vigili sul tempo che veniva. Un compito scomodo, soggetto a ogni forma di critica e obiezione, ironia e perplessità.
San Massimo il Confessore, uno dei grandi Padri della Chiesa, diceva che i vizi provengono da due attitudini interiori: la ricerca del piacere e la fuga dal dolore. Mai come allora, la società narcisistica – com’era stata definita – pareva soggetta a questi sbandamenti, opposti ma complementari. La perdita di Dio, del rapporto personale e profondo, aveva aperto la strada a ogni forma di presenza surrogata, esasperando, insieme, la morbosità e la fuga.
Come venire a capo di una distanza in apparenza incolmabile?
Sapevamo di dover restare saldi, costanti nell’annuncio, premurosi nelle spiegazioni, comprensivi nei confronti degli scettici e di quelli che, in nome di una falsa nozione di speranza, negavano l’urgenza della conversione. Sì, la speranza era proprio l’aggrapparsi alle ali di Dio, che avrebbe sostenuto coloro che accettavano di aprire occhi e orecchi alla sua eterna parola di salvezza: “quando vedrete queste cose, alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.

5 pensieri su “68. La speranza

  1. SE la Speranza cristiana si fondasse su cataclismi, terremoti, derive sociali e morali.. saremmo Testimoni di Geova, manichei ( il che è la stessa cosa, passando x i Kathari, Bogomili, è così via..).
    La Speranza cristiana di qs fatta risulterebbe per niente credibile, esattamente come le conversioni in avvento di malattie o in punto di morte.
    La Speranza cristiana NON è un processo psicologico bensì uno stato dell’essere, una trasformazione di se stessi che si radica sull’incontro con Cristo indipendentemente dalle condizioni al contorno. In questo io credo, ferma mente

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  2. La “Speranza” è quella cosa piumata –
    che si viene a posare sull’ anima.
    Canta melodie senza parole –
    e non smette – mai –
    E la senti – dolcissima – nel vento.
    E dura deve essere la tempesta
    capace di impaurire il piccolo uccello
    che ha dato calore a tanti.
    Io l’ ho sentito nel paese più gelido –
    e sui mari più alieni.
    Eppure mai, nemmeno allo stremo,
    ha chiesto una briciola – di me.

    Emily Dikinson

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  3. Questo post spalanca lo sguardo sul vero fondamento della speranza cristiana: la trascendenza di Dio. Leggendo e ascoltando i tuoi interventi, mi sembra chiaro come sia l’essere il protagonista principale, in tutte le sue dimensioni, a partire dalla ricerca del vero Sé nel rapporto profondo e personale con Cristo, nel cui sguardo ci rispecchiamo, e impariamo a leggere e riconoscere il bello, il buono e il vero che è in noi e negli altri, eco della creazione originaria, ma anche gli ostacoli che ne impediscono la piena realizzazione. Insomma, un vero cammino di conversione, che ci aiuta a comprendere la realtà in un modo più profondo, liberante, e ci permette di cogliere i “segni dei tempi”. In questo quadro anche i problemi dentro e fuori di noi acquistano un senso ultimo e, per citare le parole di una preghiera, “il nostro vivere nella storia non è un brancolare nel buio, in preda alla paura e all’angoscia, ma un camminare insieme verso la Pasqua che non ha fine”.

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  4. Romani 8,19-23
    19 La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; 20 essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza 21 di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. 22 Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; 23 essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

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