Due libri sui ‘nostri’ gatti

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di Guido Michelone

Il gatto è forse l’animale più raccontato, simboleggiato, rappresentato, evocato dalle arti in quasi tutte le civiltà umane dalla pittura alla poesia, dalla narrativa alla scultura, dal design al fumetto, dalla fotografia al cinema. Persino su Facebook il felino vanta il maggior numero di post affettivi, elevandosi quale argomento principe fra i numerosi discorsi interconnessi.
Anche nell’editoria italiana i libri sul gatto abbondano e non passa mese senza che si debba segnalare qualche nuova pubblicazione. Spesso i testi assumono pure un valore notevole sul piano letterario o saggistico come nel caso di due interessantissime novità: da un lato Gattoterapia di Giorgio Pirazzini, dall’altro La città dei gatti di Annamaria Rivera.

In Gattoterapia i protagonisti sono Claudia e Lorenzo, una giovane coppia di italiani residenti a Londra: il rampantismo di lei arriva via via a cozzare contro la di lui pigrizia; ne fuoriesce una separazione che viene attutita da Mark amico archistar che invita il neo single alla gattoterapia del titolo: in un club protetto e ‘invisibile’ l’élite politico-finanziario-economica della City indossa ridicole calzemaglie feline, imitando per filo e per segno l’animale medesimo oppure prendendosi un esemplare a nolo fra quelli circolanti in altre stanze. Lorenzo si porta a casa Iago, con il quale instaura una familiarità sostitutiva del tran tran matrimoniale, al punto da riuscire surrealisticamente a conversare con la bestiola divenuta parlante e rivelatasi tutt’altro che accomodante. La situazione precipita in quanto Claudia si scopre gravemente malata e si sente di nuovo attratta e bisognosa dell’ex marito; con un doppio finale a sorpresa la coppia ritenta l’esperienza domestica, mentre il club della gattoterapia subirà un destino che qui è meglio non rivelare.
Il libro è scritto con una prosa cool e distaccata, mantenendo un andazzo tragicomico vicino talvolta alla prosa di Houllebecq: Pirazzini mantiene verso i gatti un attegiamento bivalente, mostrando un’ottima conoscenza delle abitudini e dei comportamenti dell’animale medesimo dal punto di vista psicologico. Di certo la felinità viene descritta in modo oggettivo e corretto, benché il lettore non capisca quanto la terapia riesca a influire positivamente sul vissuto umano del principale protagonista. Lorenzo infatti esterna assai consapevolmente una sorta di amore e odio verso il gatto, leggendone le caratteristiche alla luce dell’azione umana, lasciando alla fine sconcertato e perplesso il fruitore di questo pur interessante romanzo.

Ben diverso il caso del saggio La città dei gatti, dove l’autrice sostiene che il felino domestico, trova la propria città ideale a Essaouira, almeno stando al racconto che fa di questa città bianco-azzurra sulla costa atlantica del Marocco la nota antropologa Annamaria Rivera, che allo studio delle trasformazioni delle società arabo-musulmane dedica molte ricerche; il sottotitolo “Antropologia animalista di Essaouira” spiega il contenuto di un testo abile nel descrivere i gatti che girano liberi per la medina, spartendosi sia abbondanti cibarie offerte dai pescatori (in particolare sardine fresche) sia comodi giacigli panoramici su pile di tappeti nei bazar, oppure intrattenendosi bonariamente con cani altrettanto liberi, aggirandosi sornioni fra tavolini di bar e ristoranti dove turisti e camerieri se ne prendono cura, prendendosi addirittura la vetrina di una pasticceria al posto dei tradizionali dolcetti. Nessuna persona ha da ridire, perché i gatti fanno semplicemente parte degli abitanti della città, con i quali stabiliscono durature relazioni, assai ben descritte dalla Rivera, autodefinitasi “gattara” perché, alla pari delle molte donne (soprattutto romane), si prende cura di un certo numero di gatti “urbani”: ma i gatti amati nei frequenti soggiorni a Essaouira risultano, per l’autrice, l’occasione per guardare criticamente alla propria disciplina – l’antropologia – sino a contestarne appunto il dominante antropocentrismo.

Cfr.:
Pirazzini Giorgio, Gattoterapia, Baldini & Castoldi, Milano, 2016, pagine 207, euro 15,00.
Rivera Annamaria, La città dei gatti , Dedalo, Bari, 2016, pagine 201, euro 16,50.

2 pensieri su “Due libri sui ‘nostri’ gatti

  1. Pingback: Due libri sui ‘nostri’ gatti — La poesia e lo spirito – Arte y Cultura Perú

  2. Questo scrivevo molti anni fa, in pieno stupore di fronte a questa creatura

    Sempre insaziata questa strana intesa gatto-poeta

    non ti atteggiare a satrapo. lo sai, è riduttivo.

    la tua forma è amalgama di essenza.

    suprema, di felino.

    unico vivente di fronte a cui vacillano

    le sicurezze sul nonsense totale.

    bastano due pupille sciamane a sconcertare

    intere teologie di finitezza.

    tu vivi dispiegando perfezioni leggere

    figure e moti

    come musica d’onda che sospende.

    e pensi – so che pensi –

    l’inconoscibile dietro cortine di velluto.

    incanti di cui chiedo decodifica.

    risponde il silenzio del tuo sguardo

    sacro come un tempio. ronfi.

    ipnotico ritmo a raccordare

    pulsazioni del cuore ed echi del big bang.

    arabescano al tatto le onde lucide

    del tuo mantello. ti offri a tratti, poi

    – re gitano – fuggi infastidito.

    lasci solo minime tracce di passaggio

    al regno delle sfingi.

    sempre insaziata questa strana intesa gatto-poeta.

    affabuliamo

    un discorso infinito sul mistero.

    Annamaria Ferramosca

    da Il Versante Vero ( Fermenti, Roma 1999, dal 2015 in ebook su http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=193 )

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