Luigi Maria Corsanico legge Clemente Rebora

da qui

a cura di Luigi Maria Corsanico 

Clemente Rebora

Dall’immagine tesa (1920)

Canti anonimi – 1922

Edizioni “Il Convegno di Milano“

Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno.
Ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto.
Verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach
Cello Suite No.4 in E flat major, BWV1010
4.Sarabande
Robert Cohen

“L’ultima poesia dei Canti anonimi, scritta nel 1920, è considerata il capolavoro di Clemente Rebora e uno dei momenti più alti della poesia religiosa del XX secolo. L’appello fiducioso a Dio, la certezza della Sua venuta, evocata con trepida e acuta tensione nel silenzio della stanza deserta, culmina nel compenso (il ristoro) della Sua parola sussurrata. Nella prima parte è detto tre volte non aspetto nessuno; nella seconda, contrapposta e simmetrica, che inizia con Ma deve venire, per sei volte è perentoriamente affermato verrà. I due versi finali compongono, uniti, un endecasillabo che scioglie l’attesa in un sospiro armonioso e felice.”

Gigi Cavalli

8 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Clemente Rebora

  1. E il cuore si ritrova inonandato di speranza…il potere della poesia! Bellissima. Grazie sempre a Luigi Maria e a don Fabrizio perché continuano a donarci tutta questa bellezza.

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  2. Molto bella la fede e la speranza di quel “verrà a farmi certo del suo e mio tesoro” forte la similitudine con il passo del Vangelo di Matteo ” dov’è il tuo tesoro li è il tuo cuore..”… Grazie per l’interpretazione.

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  3. Di recente si è pubblicizzato i un libro del Card Ruini che si intitola “C’è un dopo ?” perchè si interroga sulla morte e la speranza. Riporto un commento fatto dal Card Caffarra ,secondo il quale, la trama è intessuta su tre domande ed esattamente: ” che cosa ho il diritto di sperare? Nulla. che cosa mi è dato di sperare ? nulla. Che cosa mi è dato ragionevolmente di sperare? Tutto , perchè mi è dato di sperare il volto di Dio ” una sinergia tra fede e ragione che alleate permettono di realizzare un dono in coloro che vogliono vedere Dio perchè sono disposti ad essere guardati da Lui . Per me la poesia di Rebora dà senso , serio e profondo, alla speranza cristiana e alla sua testimonianza.

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  4. La lettura di Luigi Maria Corsanico della poesia di Rebora che anch’io considero la sua più bella in assoluto non sempre è all’altezza del testo. A volte rende la dolcezza della parola, altre volte sembra troppo aspra in relazione a ciò che Rebora vuole evocare. Forse, però, la difficoltà della lettura è implicita nella poesia stessa, per cui nessuno avrebbe potuto leggerla meglio. Comunque sia, ringrazio Corsanico di questa riproposta di Rebora che è uno dei miei autori preferiti.

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