69. Quale bellezza

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Diventava importante capire come potessero convivere la bellezza della vita e l’epoca di sofferenza che si annunciava con maggior chiarezza. Eravamo sempre più coscienti di come bello, buono e vero fossero le vie d’accesso imprescindibili alla dimensione dello spirito. Rileggevamo le sintesi aggiornate di ontologia e metafisica, riferimenti certi nel contesto di confusione generale sulle basi della vita. La filosofia dell’essere era un farmaco provvidenziale nella perdita dei punti fermi, sintomo e causa di malattie spirituali di ogni tipo.
Ma come si potevano congiungere bellezza e dolore? Come coniugare l’ottimismo realistico di Dio con le tensioni, i conflitti, la violenza dilagante nelle strade della storia?
Avremmo dovuto chiederci, in preghiera, cosa turbasse il bello contemplato e vissuto nell’ottica “altra” del Vangelo. Fin qui, la risposta era scontata: la coscienza di un orizzonte oscuro, che incombeva sul mondo, era più che sufficiente a gettare un’ombra sulle nostre aspettative. Ma in che modo intravedere, sullo sfondo inquietante, la luce della speranza cristiana?
La risposta non poteva essere che una: in Dio, bello, buono e vero convergono perfettamente. Avremmo dovuto rivedere, dunque, la nostra concezione di bellezza, confrontarla con la Pasqua del Cristo, rivelarne la partecipazione alle sofferenze della Chiesa, l’unione alla Passione di Gesù. In questa prospettiva, si scopriva una bellezza nuova, che attingeva all’Essere di Dio, alla sua eterna verità e bontà. Oltre l’oscurità terribile del Venerdì Santo e il silenzio tombale del Sabato, si profilava la lama di luce dell’alba della Domenica mattina.

7 pensieri su “69. Quale bellezza

  1. La bellezza apre il cuore, il quale evoca l’amore. E la bellezza più grande è quella dell’Uomo -Dio che muore per amore: questo è ciò che veramente ha rovesciato il mondo, e che continua a rovesciare ogni giorno le nostre categorie, insegnandoci che la sofferenza con Lui non va perduta, ma contribuisce a costruire un mondo migliore dentro e fuori di noi.
    “I passi del mio vagare tu li hai contati,
    nel tuo otre raccogli le mie lacrime:
    non sono forse scritte nel tuo libro?”
    (Salmo 56)

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  2. Bellezza e dolore. Come dire integrare, dare fiducia; tirare fuori il buono dall’anima rivestita di peccato, stravaganza, e valorizzarla con amore, facendo emergere i sentimenti più nobili, forse dimenticati nella parte più nascosta del cuore. Ascoltare e amare.

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  3. “Se uno vedesse da lontano la patria e ci fosse di mezzo il mare, egli vedrebbe dove arrivare, ma non avrebbe come arrivarvi. Così è di noi… Scorgiamo la meta da raggiungere, tuttavia c’è di mezzo il mare di questo secolo… Ora, affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale noi volevamo andare… e ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo… Non abbandonare [dunque] la croce, e la croce ti porterà”. (Da S. Agostino commento al Vanel di Giovanni 2,2).

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