71. Repressioni

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Ogni tanto, pareva s’aprisse uno spiraglio. Per vie paradossali, come sempre. Nei giorni precedenti era scoppiato il caso del domenicano incappato nell’ira funesta del politically correct , ormai imperante anche in certi, battuti corridoi della Curia Romana. Aveva osato pronunciare la parola “castighi”, peraltro presente nella nota preghiera che milioni di fedeli pronunciavano al termine della confessione, l’Atto di dolore. Ma il malcapitato non si era sognato di parlare di castigo in senso, come tecnicamente si suol dire, “afflittivo” – ossia come punizione diretta del peccato -, ma in termini, dogmaticamente ineccepibili, di appello alla conversione personale. Il direttore della radio, dai cui microfoni era partito il cosiddetto “anatema”, si era affrettato a cacciare il religioso, sospendendone la trasmissione ipso facto e latae sententiae. L’attacco deciso, anche da parte di alcuni vescovi imprudenti – che non avevano nemmeno letto il testo dell’intervento del domenicano -, aveva sortito, come spesso accade, l’effetto contrario, suscitando nei più accorti un’ondata di sdegno di fronte a tanto sfoggio di autoritarismo. Erano stupiti dalla negazione del diritto all’esistenza di un pensiero diverso, di una nota stonata rispetto al mainstream del momento. Si parlava di come difendere la radio, del resto apprezzata dal popolo di Dio, forte del suo “sensus fidei”. Gli animi cominciavano ad accendersi, di fronte a tanta solerzia nel sopprimere i germogli di una profezia piantata nel ciglio a strapiombo sull’abisso.

7 pensieri su “71. Repressioni

  1. Più di una volta mi è capitato, in un passato anche molto recente, di notare la varietà di opinioni su questioni di fede. Esponenti del clero e laici comunicavano le proprie visioni teologiche con libertà e serenità (spesso al grande pubblico, attraverso i media), anche quando queste si discostavano fortemente da quelle indicate dalla Curia. Oggi, purtroppo, mi capita di notare che questo non accade più.

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  2. Perchè non si è guardato alla fede di quel sacerdote, trovando giustificazioni in tall senso, prima di punirlo in quel modo.
    Peraltro mi risuilta che anche il “dominus” di quell’emittente, di certo preparato e canonicamente “suadente”, in qualche occasione ha azzardato figure anche più prossime alla superstizione: Mi ha deluso e fatto pensare che sia anche lui preda del soggettivismo imperante in quest’epoca.

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  3. Bello buono e vero contraddistinguono l’opera d’arte per eccezione. Apprezzarla è “lavoro” di cuore, tuttavia per molti può essere di testa, in wuesti casi , quindi, è importante la spiegazione dettagliata di un buon critico d’arte.

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  4. Il testo virgolettato che ho trovato io in rete è il seguente:”Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace… Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino.” Se è così, lo ritengo inaccettabile. Mi pare che si confondano fatti naturali (la natura non è “buona” per definizione) con eventuali interventi soprannaturali, senza che vi sia nessuna ragionevole motivazione per ciò.

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  5. Riporto il testo integrale della risposta di padre Cavalcoli, da cui si evince che il discorso, in realtà, è molto più complesso:

    Allora, riprendiamo tutto il suo discorso. Le conseguenze del peccato mortale: il peccato mortale è la perdita della grazia, tuttavia Dio sta vicino a tutti, quindi c’è la possibilità che il peccatore si penta e se si pente riacquista la grazia, grazia, come ho detto, che deriva dal battesimo. Quando cade nel peccato mortale, si potrebbe dire che la grazia del battesimo quasi si addormenta, di fatto la perde. Per cui se disgraziatamente dovesse morire va all’inferno, è una cosa abbastanza seria. Quindi in caso di peccato mortale bisogna rimediare quanto prima. Altre cose che lei ha detto, la legislazione che è in contrasto con la nostra religione. Sì, anche queste leggi sulle unioni civili certamente ci creano molta difficoltà a noi credenti, non c’è dubbio. Che relazione ci può essere col peccato? Bisogna stare attenti, le leggi dello stato purtroppo a volte possono manifestarsi ingiuste, quindi noi cristiani non dobbiamo approfittarne, perché se ne approfittiamo pecchiamo, possiamo peccare anche mortalmente. Per quanto riguarda poi la questione dei terremoti, cosa possiamo dire? Anche qui posso rispondere con sicurezza come dogmatico: una cosa è sicura, che i cataclismi, la natura, i disordini della natura, tutte quelle azioni della natura che mettono in pericolo la vita umana sono di tanti tipi, le alluvioni, eccetera, hanno una spiegazione di carattere teologico. Non sto facendo il geologo, distinguiamo bene i campi- un conto è una causa fisica di un terremoto, non è il mio campo, lascio tutto il campo agli esperti e mi auguro con tutto il cuore che la scienza progredendo, possa – e ci arriveremo un giorno, ci arriveremo! Come abbiamo fatto tante conquiste, arriveremo in qualche modo a capire quali sono le cause e quindi fare in modo o di difenderci da questi terremoti, poterli prevedere, o (adesso non vorrei spararla grossa) chi non sa che un giorno non arriveremo anche a impedirli, perché no? Comunque, chiuso questo, io sono un teologo, andiamo avanti col discorso teologico. Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, quindi si possono considerare veramente come castigo del peccato originale – anche se la parola non piace, ma io la dico lo stesso, è una parola biblica, non c’è nessun problema. Naturalmente bisogna intendere bene cosa si intende per castigo. Poi un’ultima domanda che lei dice: ma non saranno un castigo divino per azioni commesse oggi nella nostra società? Questo è un discorso molto più delicato, eventualmente si può avere una qualche opinione, qui non si riesce a raggiungere una sicurezza, a meno che uno non abbia un’illuminazione divina. Io vi dico questo, una mia opinione personalissima. Mi ha profondamente colpito questa enorme disgrazia della distruzione della chiesa, che ricorda a Norcia San Benedetto. Mi ha colpito molto, ripeto, non voglio trarre delle conclusioni che rischierebbero quasi la superstizione, però vi confesso che mi ha molto colpito in questo senso: chi è stato Benedetto? Benedetto è il patrono d’Europa, è il padre della civiltà cristiana europea. Oggi, ormai, i più grandi studiosi non solo cattolici, ma anche laici, stanno constatando una gravissima crisi nell’Europa, e anche l’altro giorno ascoltavo una conferenza del professor Gotti Tedeschi, che è un grande economista ma nello stesso momento è anche filosofo, è anche teologo, e si è fermato su questa situazione e ha mostrato il legame che c’è tra la crisi economica europea e la crisi spirituale europea. Adesso non mi diffondo ma è stata interessantissima, tra l’altro ha accennato a come …..esimo interessante, anche lui, economista di fama internazionale ha detto che la crisi della famiglia, il calo delle nascite, è legato anche al processo di “miserimento” verso il quale noi stiamo andando con la dissoluzione, col fatto che le industrie vanno all’estero sta succedendo che i grandi sogni di potenza europea stanno cadendo e in altre grandissime zone del pianeta come in Cina, in America Latina, in Africa, lì non c’è questo calo di nascite, ci sono famiglie numerose, negli stessi paesi islamici, e lì è in atto un grosso sviluppo economico per cui noi europei che vantavamo questa bella idea, questa idea malthusiana che la riduzione delle nascite avrebbe aumentato la ricchezza, sta succedendo l’inverso. Allora arrivo al dunque: castigo divino. Vedete un po’, insomma, si ha l’impressione che queste offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, alla dignità del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale, al limite, no? Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti, chiamiamolo castigo divino, certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, ma non tanto nel senso, non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze, per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale.

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