LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Umano troppo Umano

Ma qualcuno pensa davvero che i poeti siano migliori dei politici? Avvicinandomi, assai marginalmente, al mondo dell’editoria ho visto cose che un “giovin scrittore” non è neppure in grado di immaginare. Ad esempio, ritengo che il “Palazzo” delle grandi case editrici non sia diverso da quello dei partiti, affollato da nominati e non da eletti. In fondo, eletti ed elettori sono parole molto vicine.

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Poi ci sono i premi. Che sono un po’ come il Festival di Sanremo: tutti lo criticano eppure tutti lo guardano. Personalmente, non ho mai un vinto un premio di poesia, ma quasi sempre ne conosco i vincitori. Coincidenza questa che, credo, qualcosa significhi. Quanto al rapporto con gli esordienti, vedo che tutti gli autori, in misura inversamente proporzionale alla fama, tendono a comportarsi come giudici di un talent-show, e non a porgere la mano con cura come fa Rainer Maria Rilke con il giovane poeta. Lo ammetto: è capitato anche a me di elemosinare una recensione. Ma come farebbe un orfano in cerca di riconoscimento. Ho trovato generosità ma anche reazioni superbe. Mi è capitato di recente di non riuscire a sottrarmi alle insistenze invadenti di un autore che molti anni addietro, a parti invertite, mi aveva sonoramente maltrattato. Solo che allora io ero un esordiente e lui era già conosciuto. Conosciuto poi da chi? Da una ristretta cerchia di addetti ai lavori che la rete ha aperto ma anche reso più ridondante.

Penso invece che chi scrive lo debba fare per amore verso l’umanità. E se la letteratura non rende migliori – posso dirlo? –, più buoni, è inutile come la feluca di un accademico. Per questo quando leggo Leonardo Sciascia scrivere con rimpianto di Pasolini mi commuovo. “C’era però come un’ombra tra noi, ed era l’ombra di un malinteso. Credo che mi ritenesse alquanto – come dire – razzista nei riguardi dell’omosessualità. Ma non al punto da non stare dalla parte di Piero Paolo Pasolini contro gli ipocriti, i corrotti e i cretini. E il fatto di non essere mai riuscito a dirglielo mi è ora di pena. La sola persona in Italia con cui lui potesse parlare. Negli ultimi anni abbiamo pensato le stesse cose, dette le stesse cose, sofferto e pagato per le stesse cose. Eppure non siamo riusciti a parlarci, a dialogare. Non posso che mettere il torto dalla mia parte, la ragione dalla sua. Una tragica testimonianza di verità”.  Una tragica testimonianza di umanità, aggiungerei.

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