Il miglior poeta contemporaneo è Beppe Salvia, suicida nell’85

Beppe
di Simone di Biasio

Uno dei poeti che più amo si chiama Claudio Damiani. È stato lui ad aprirmi una breccia luminosa sulla poesia italiana contemporanea. Non sono laureato in lettere, l’ultimo poeta “studiato” a scuola è Salvatore Quasimodo. E poi? Alla poesia mi ero avvicinato autonomamente, spinto pure dal fatto che nel paese in cui vivo era nato un poeta dal nome altisonante: Libero de Libero. Certo, a 18 anni entrare in quella poesia “surrealista” non era operazione facile. La poesia di de Libero mi sembrava difficile. Ma cosa significa che una poesia è difficile? Leopardi è difficile? E i poeti contemporanei? Molti oscuri. Eppure de Libero conservava un fascino misterioso condito dalla consapevolezza che non si trattasse di una lingua artefatta, bensì naturale, legata ad una terra “come albero a radice”. La natura non è forse difficile da capire, da com-prendere?

Negli Anni ’80 a Roma un gruppo di giovani poeti, scrittori, artisti aveva preso a riunirsi a Sant’Agata de’ Goti: avevano già intuito questo scollamento tra arte e pubblico, tra poesia e pubblico in special modo. Ci si stava allontanando dalla lingua e conseguentemente dai fruitori, dai lettori. Da questa esperienza era nata una rivista che, seppure in piedi solo fino al 1984, avrebbe prodotto un’eco persistente lungo l’intera penisola. Scrive Damiani:

Ciò che caratterizzava Braci era una reazione istintiva e vitale (ma al tempo stesso molto cosciente e piena di studio e dedizione) al totalitarismo ideologico e desertificante della poesia del secondo Novecento, al suo progressivo insabbiarsi nell’afasia e nell’impotenza; e un ritorno alla lingua, ai padri, come era successo alle origini della nostra letteratura moderna con Alfieri e Foscolo, come se noi fossimo giunti a parlarne un’altra, di lingua (che noi chiamavamo spregiativamente “linguaggio”), e avessimo dimenticato la nostra. Parallelamente un ritorno alla vita, ossia alla possibilità della poesia di dire la vita, e quindi di essere veramente poesia.

Della esperienza di “Braci” facevano parte Colasanti, Salvatori, Del Colle, Lodoli e, appunto, Damiani. Ma soprattutto un giovane che si era presentato per leggere delle poesie proprio a Sant’Agata de’ Goti. Si chiamava Beppe Salvia e bisogna usare l’imperfetto perché Salvia si è ucciso a soli trentuno anni nel 1985. Quanti, fuori da Braci e oltre i poeti, conoscono la poesia di Salvia? Un giovane occhialuto che aveva stupito tutti. Lui non era la brace, era il fuoco che ondeggiando la rendeva viva e intoccabile. Nel libro “La difficile facilità” (Lantana, 2016) Damiani confessa che quella poesia annunciata da Salvia fino ad allora “era assolutamente impensabile, e fu una rivoluzione. C’è qui un tempo di impossibilità, di impotenza, un tempo in cui manca tutto, vita senza vita, tempo finale e, insieme, iniziale. Tutto l’affondo nell’esplorazione della lingua, il ricongiungimento tra la lingua della poesia e la lingua della realtà, giunge a questa foce estatica di chiarezza e di calma, di dolore nitido e insopportabile, di meravigliosa musica. Qui davvero è superato, come ebbe a dire Emanuele Trevi, l’ermetismo, che la neoavanguardia non riuscì a superare. Qui è superato il Novecento”. Leggete questo Salvia e commuovetevene.

I miei malanni si sono acquietati,

e ho trovato un lavoro. Sono meno

ansioso e più bello, e ho fortuna.

È primavera ormai e passo il tempo

libero a girare per strada. Guardo

chi non conobbe il dolore e ricordo

i giorni perduti. Perdo il mio tempo

con gli amici e soffro ancora un poco

per la mia solitudine.

Ora ho tempo per leggere per scrivere

e forse faccio un viaggio, e forse no.

Sono felice e triste. Sono distratto

e vagando m’accorgo di che è perduto.

(da “Cuore (cieli celesti)”, Rotundo, 1988)

Al Festival di poesia di Villa Borghese del 1984 Salvia se ne andò tra le fratte mentre l’altoparlante ripeteva il suo nome. Quale gesto più reazionario ancora oggi? Strafottersene del proprio nome sulla locandina, della chiamata al reading: lasciare un posto vuoto, un silenzio parlante. Il silenzio è semplice o difficile? Sta qui dentro la “difficile facilità” rubata a Petrarca dai “bracieri”. Quella che ha consumato fino alla morte Elisa Sansovino, ovvero Beppe Salvia (un eteronimo al femminile del poeta!). E c’è chi, come Silvia Bre, si chiede tra i versi:

Ancora non sappiamo/ quale male fu tuo che non è nostro.

Claudio Damiani fa una cosa commovente nel suo saggio di “appunti per un laboratorio di poesia”. Idea una sezione di “Piccola antologia di nuovi poeti italiani” e inserisce, accanto a Giuliano Goroni, Umberto Fiori e Davide Rondoni, anche Beppe Salvia. Sì, lo mette tra i nuovi, tra i viventi, tra i contemporanei. Claudio prende ancora per mano Beppe, come i poeti non fanno quasi mai, colti dalla loro reciproca mal sopportazione. Gli vuole bene. Lo vuole ancora appoggiato al portone della chiesa di Sant’Agata dei Goti a fumare parlando di poesia. Di cui, peraltro, Damiani ci dà una splendida definizione: “La poesia è, come la morale, arte del togliere”. È necessario dunque “che le parole siano coerenti alle cose, e dunque non appaiano in quanto parole, che diventino invisibili. Che siano la coerenza stessa delle cose con se stesse. Che le parole non diano nell’occhio, che non si getti fumo nell’occhio, è l’arte. Che l’artificio sia celato, che sia celata l’arte. Che l’opera sia anch’essa, come è, natura. Che la poesia sembri facile. Come acqua che scorre. Questo chiamava Petrarca: ‘difficile facilità’”. In un editoriale di Braci Beppe Salvia ha cercato di enucleare anche il suo modo di intendere la poesia, di fare luce con quel “lume”, altra parola ritrovata e sonante, fresca.

E noi, noi moderni, costretti a sperare o dimenticare, riviviamo ogni giorno un giorno troppo uguale. Si perde così ogni passione. Anche perché le passioni non più scritte o coltivate in una scrittura interiore son tutte eguali. E il piacere è gioia e la gioia è dolore. E il ricordo felicità e la felicità dimenticanza. Allora non più i nostri versi si ingannano se appaiono confusi, ma ben più grato è il nostro amore per essi se un disteso piacere li rende aggraziati e al contempo un rigore di pensiero li provi al diffuso dolore.

Ecco perché Beppe Salvia è il migliore tra i nuovi poeti italiani contemporanei. E ho usato troppi aggettivi: se la poesia è “quello che rimane dal cancellare, cancellare fino allo spasimo” (Rodolfo Di Biasio), Beppe Salvia è il migliore tra i poeti. È vivo e può dirci lui se la poesia è ancora viva. Perché si legge pochissima poesia in questo tempo. Salvia che aveva nome nella radice di “salvare” e di “salus”, salute, ma anche salvezza. La pianta ha forse sofferto di poca luce, ma ci ha consegnato frutti lucenti. E un ultimo consiglio:

se dopo la vivisezione alcuno si accorgesse che ben pochi dei suoi sentimenti richiedono la poesia, che faccia solo quel poco o magari niente, e ricerchi in un laborioso ozio quello che può sostituire per lui la poesia in versi. (in “Elemosine eleusine”)

Simone di Biasio

3 pensieri su “Il miglior poeta contemporaneo è Beppe Salvia, suicida nell’85

  1. I baci sono bellissimi doni, scrive Beppe: ultimi versi di una sua poesia. Quest’articolo così intenso e articolato di Simone di Biasio stamane mi ha sorpreso come un bacio d’amore inaspettato, essendo io una delle cinque cugine di Beppe. Bellissimo peraltro il i riferimento al saggio “La difficile facilità” di Claudio Damiani, ‘amico gemello’ permettemi…, sebbene l’uno (Claudio) “più chiaro”, l’altro “più ‘nero” (Beppe) per dirla con Marco Lodoli: un testo in cui Claudio ci regala pagine davvero illuminanti sulla sua poesia. Peraltro Simone di Biasio fa riferimento anche alla poetessa Silvia Bre del cui interesse così profondo per la poesia di Beppe non ero a conoscenza. Dunque un GRAZIE di cuore!

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  2. Grande poeta, certo, Beppe Salvia. Della specie eletta di chi ha deciso di concludersi in volo (Amelia Rosselli, Claudia Ruggeri, Nadia Campana, Simone Cattaneo…)
    Ma perchè fare classifiche? Perchè il titolo da hit parade “Il miglior poeta contempraneo”? Perchè non un più umile e intenso “Un grande poeta contemporaneo”?

    Comunque grazie: non si sbaglia mai a postare belle poesie.

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