Il resto del mondo là fuori

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L’uomo ha poco meno di quarant’anni, i capelli brizzolati e lo sguardo stanco. Si serve del vino con lentezza, osserva le foto del viaggio di nozze appese alla parete e ragiona su quanto tempo è passato dal giorno in cui sono state scattate. La cucina è un rettangolo ampio e ben illuminato, interrotto a metà da un tavolo a penisola sotto cui stazionano quattro sgabelli identici l’uno all’altro. Intorno a lui, nell’aria, ha cominciato da poco a spargersi un odore sempre più intenso di pomarola.
“Se una tua cara amica ti chiedesse aiuto per qualcosa di brutto che ha fatto” dice sedendosi sullo sgabello più vicino alla parete, “diciamo qualcosa d’illegale… come ti comporteresti?”
“Dipende” risponde la donna a cui si è appena rivolto. Finisce di mescolare il sugo e gli fa cenno di versare anche a lei del vino. “Illegale come aver evaso le tasse… o illegale come aver tradito il marito?”
L’uomo solleva le sopraciglia e scuote la testa. “Qualcosa come aver ucciso per errore il proprio marito…”
“Questa sì che è buona” dice la donna. “Prima o dopo aver scoperto che la tradiva?”
“Parlo sul serio” dice l’uomo. Indossa una camicia bianca con la cravatta allentata e le maniche arrotolate sugli avambracci.
La donna si avvicina al tavolo e prende il bicchiere che l’uomo le ha appena riempito. “E da dove salta fuori questa storia?”
“Una delle tante discussioni in ufficio, ma non sono più riuscito a togliermela dalla testa”.
“Tipico”.
“Cosa?”
“Rigirarsi nella testa domande a cui non ha senso rispondere”.
“E perché non avrebbe senso?” La voce dell’uomo si è fatta risentita. E per un momento la donna si domanda se la persona di cui stanno parlando in realtà non sia lei, e se il marito non stia lì, come nella scena iniziale di un film, a chiederle il permesso di ucciderla per errore. “Voi maschi siete tremendi” dice, “intendevo che ci sono troppe variabili da calcolare… Una risposta te la posso anche dare, se proprio ci tieni, ma poi conta la maniera in cui reagirei quando mi trovo lì”.
“Questo lo sapevo anch’io”.
“Se lo sapevi allora non capisco perché ne stiamo parlando. Ma si può sapere cosa ti è preso? Ho provato a chiamarti sul cellulare ed eri sempre irraggiungibile”.
“L’ho spento”.
“L’hai spento?”
“È ancora spento. Avevo un milione di cose da fare e poi mi sono dimenticato di riaccenderlo”.
“Povero piccolo” sospira la donna, “è stata una giornataccia eh?” Porta i piatti in tavola e dice: “comunque, se una risposta proprio te la devo dare allora sì… aiuterei la mia amica a uscire dai guai”.
“Lo faresti”.
“Lo farei”.
“E se non si trattasse del marito?” chiede l’uomo. “Se fosse uno sconosciuto cambierebbe qualcosa?”
La donna si blocca. Restituisce al marito uno sguardo insieme di stupore e di compatimento. “Cambierebbe molto” dice, “ma lo farei lo stesso. In fondo, a ruoli inversi, vorrei che anche lei facesse la stessa cosa per me”.
“Io a ruoli inversi non lo chiamerei neppure il mio amico”.
“Sciocchezze” dice la donna, “chiamarlo è la prima cosa che faresti. In una situazione del genere l’unica cosa che puoi fare è chiamare qualcuno di cui pensi di poterti fidare: la persona che sai che non ti tradirebbe mai”. E su quel ‘mai’ il campanello di casa suona.

La telefonata lo aveva raggiunto due sere prima, mentre stava ragionando coi compagni di calcetto su dove andare a cenare. Il cellulare aveva squillato e sullo schermo era comparsa la scritta NUMERO PRIVATO. E per un attimo aveva pensato di lasciarlo squillare in eterno. Poi, subito dopo aver risposto, aveva riconosciuto la voce.
“Vado da un amico che non rivedo da molto tempo” aveva detto ai compagni di squadra, ma all’arrivo l’amico lo aveva accolto sulla soglia di casa con indosso dei guanti gialli da lavare i piatti.
La donna era sul pavimento. Avvolta in sacchi neri tenuti assieme da spaghi e nastro adesivo. “Entra, ti ha visto qualcuno?” aveva detto chiudendogli la porta alle spalle. E gli aveva raccontato quello che era successo.
Era una storia recente, che avevano deciso entrambi di mantenere segreta. La donna stava divorziando dal marito e non voleva che si sapesse in giro di quella loro relazione. Si erano incontrati solo tre volte, e sempre lì da lui, il lunedì sera, quando il marito era fuori per lavoro. Lei scendeva dalla metropolitana a due fermate di distanza e lui la passava a prendere in macchina in un luogo prestabilito. Si erano sempre comportati con molta attenzione, come due spie, come due ladri, come due evasi che vogliono mantenere il resto del mondo all’oscuro della loro fuga.
E anche quella sera stava andando come le precedenti.
Lo champagne. La musica. La tavola imbandita. Poi non sapeva neppure lui com’era potuto succedere.
Stava finendo di cucinare, era di spalle, cantava, aveva in mano un coltello, la donna gli era arrivata da dietro senza farsi sentire e quando si era voltato… “mio dio…” disse. Voleva chiamare un’ambulanza ma aveva subito smesso di respirare. “Che poi, se chiamavo un’ambulanza cosa gli dicevo?, che la mia amante si era infilata da sola… nel coltello che tenevo in mano? Andiamo…”
L’altro ebbe un attimo di mancamento e si appoggiò a una sedia.
“Aspetta” disse l’amico, “siediti”. E gli spiegò che per la stessa ragione non aveva chiamato la polizia. “Due amanti, il marito fuori città, te l’immagini? Ci vanno a nozze con cose del genere. Non mi avrebbero mai creduto. No” disse, “ci ho pensato e ripensato e non ci sono alternative: ho un terreno, non molto lontano da qui, nessuno tranne me ne è a conoscenza. La macchina è qui sotto in garage, ci si arriva direttamente con l’ascensore, l’appartamento davanti al mio è disabitato”.
“Cristosanto…” disse l’altro come ridestandosi, “ma cosa stai dicendo?”
“Ma non capisci che non c’è niente che la polizia possa fare…” l’amico gli si sedette di fronte e riprese fiato, “tranne fare di lei una puttana e di me un assassino? Di testimoni non ne ho. E sono convinto che se potesse parlare ti direbbe anche lei la stessa cosa. Tutto vorrebbe fuorché sapermi in galera per qualcosa-” e s’interruppe. “Ma mi stai ascoltando?”
L’altro guardò i sacchi e scosse la testa.
“Il punto è che nessuno sapeva di noi due” riprese l’amico, “era stata lei a deciderlo, ne aveva fatta una questione di principio. Dovevamo anche spegnere i cellulari un’ora prima d’incontrarci, te ne rendi conto? Un’ora prima! Completamente isolati dal resto del mondo là fuori, ripeteva sempre. Ho considerato tutti i dettagli e non ci sono rischi”.
“Ma qui stiamo parlando…” protestò l’altro. Parlava a mezzavoce, come sussurrando.
“Lo so di cosa stiamo parlando. Ma se chiamo la polizia aggiungo solo un’ingiustizia a una tragedia”.
“…di un essere umano… Aveva degli amici, una famiglia…” si bloccò. “E il marito? Al marito non c’hai pensato?”
“Del marito non ti devi preoccupare” disse l’amico, “all’inizio penserà che se n’è andata di casa, con tutte le volte che aveva minacciato di farlo… Chissà quanto tempo aspetterà il marito prima di denunciarne la scomparsa…”
“Ma non ne puoi essere così sicuro… E se finisce nei casini lui per-”.
“Senti” lo interruppe l’amico, “ti ho già detto tutto quello che c’era da sapere e a questi punti o ti fidi e mi aiuti oppure non ti fidi e te ne vai. Ma se decidi di andartene mi devi anche dire cosa farai una volta uscito da qui perché la storia l’hai sentita e i sacchi li hai visti, e non è che puoi far finta di non averli visti”.
Scese il silenzio.
“Aiutami” disse l’amico.
“Non a seppellire un corpo” disse l’altro. Si mise una mano sulla bocca e cercò con lo sguardo la porta.
“Se non vuoi denunciarmi allora tanto vale che mi aiuti no?”
L’altro fissò nuovamente la porta.
“Mi dispiace”. E fece per alzarsi.
L’amico allora gli si parò davanti e disse “e va bene. Ho capito. Facciamo così allora: facciamo che ti dimentichi di tutto quello che ti ho appena raccontato: la donna, la cena, il marito, tutto quanto. Ti chiedo solo di fornirmi un alibi in caso un giorno ne avessi bisogno. Non succederà, ne sono sicuro, ma giusto in caso… Giusto in caso un giorno qualcuno verrà a chiedermi cosa ho fatto stasera risponderò che abbiamo cenato insieme, io e te, qui da me, e tu dirai la stessa cosa. In fondo, pensaci, le cose sarebbero potute andare davvero così: avrei potuto nascondere il corpo nell’altra stanza e non ti saresti accorto di nulla no? Di rischi non ne corri. E mi dai un alibi. L’unica cosa che ti chiedo prima di andartene è di aiutami a mettere i sacchi nel bagagliaio. Poi, per quello che ti riguarda, l’intera faccenda finisce qui”.
L’altro si passò le mani sul volto e scosse nuovamente la testa. “E va bene” disse alla fine, “ma facciamolo subito, prima che cambi idea”.

Ma adesso, mentre seduto su uno sgabello sta aspettando il ritorno della moglie, un paio d’idee che prima non aveva considerato hanno cominciato a circolargli nella testa.
Perché seppellire il corpo proprio nel terreno dell’amico? Perché non scegliere anzi una terra di nessuno? E il cellulare della donna, sebbene distrutto e fatto sparire, non poteva la polizia risalire comunque ai messaggi che aveva inviato? Si era messo anche lui i guanti prima di portare i sacchi nel bagagliaio?
Ed estrae dalla tasca il cellulare e lo riaccende.
Bip. Bip. Bip. Bip. Bip. Bip. Bip. Bip.
Messaggi provenienti da NUMERO PRIVATO.
“Chiamami!” fa in tempo a leggere sul primo.
Poi la moglie torna in cucina e gli appoggia una mano sulla spalla e dice “amore, ma cos’è successo? Ci sono due poliziotti sulla porta che vorrebbero farti delle domande”.

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