Marino Magliani, Il creolo e la Costa

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Marino Magliani, Il creolo e la Costa, Fusta editore

di Riccardo Ferrazzi

Un altro Magliani, un Magliani diverso, che fa il detective in prima persona e si lancia sulle tracce di un problematico episodio nella vita di un eroe sudamericano: Manuel Belgrano, il nume tutelare della Repubblica Argentina.
Si dà il caso che il padre di Belgrano fosse un emigrato italiano, originario di Oneglia, e più precisamente della Costa, una frazione in cui vivono ancora altri Belgrano. Nessuno più di Magliani, originario della val di Prino e frequentatore di Oneglia fin dall’infanzia, è l’investigatore adatto per districarsi fra epistolari, cronache di oscuri cronisti ottocenteschi, storia locale, topografia, urbanistica, economia, usi e costumi. Continua a leggere

RIPARTIAMO DA 1

29-12-16

 

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” (Art. 1 Costituzione)

 

E’ scritto nella Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio1776 che «a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità». Un diritto che parrebbe sacrosanto in ogni tempo e luogo, ovviamente, se non fosse, come osservava Umberto Eco in una delle sue “bustine” (l’Espresso del 26.3.2014), che “l’idea di felicità ci fa pensare sempre alla nostra felicità personale, raramente a quella del genere umano, e anzi siamo indotti sovente a preoccuparci pochissimo della felicità degli altri per perseguire la nostra. […] “Questa idea di felicità pervade il mondo della pubblicità e dei consumi, dove ogni proposta appare come un appello a una vita felice, la crema per rassodare il viso, il detersivo che finalmente toglie tutte le macchie, il divano a metà prezzo, l’amaro da bere dopo la tempesta, la carne in scatola intorno a cui si riunisce la famigliola felice, l’auto bella ed economica e un assorbente che vi permetterà di entrare in ascensore senza preoccuparvi del naso degli altri.” Continua a leggere

Dio, io vorrei, di Michele Caccamo

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Proposte per il nuovo anno

Vorrei raccogliere i frammenti dei miei ossicini portati al rogo, per poi far tacere per sempre chi non si è preso cura di me.
Vorrei si perdessero le siringhe che ancora mi gonfiano di dolore.
Vorrei si perdessero, al primo dispiacere, i cuori freddi e torbidi che mi hanno disconosciuto.
Vorrei che l’uomo buono che sono non venisse più abusato. Continua a leggere

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Mentire è umano”

“Faremo una televisione che racconta la realtà. Così come l’avrebbe voluta Pasolini”, parola di Angelo Guglielmi, a capo di Rai Tre a fine anni ’80. Da questa linea – non va dimenticato che l’allora direttore di rete proveniva dal Gruppo 63 – nacquero programmi storici del palinsesto televisivo come Chi lo ha visto? e Un giorno in Pretura. Non dubito che le intenzioni – ma anche i risultati a vedere il successo – fossero ottimi.  La premessa, invece, è stata malefica, se anche format come il Grande Fratello e tutti che ne sono seguiti Reality sono diretti discendenti di quell’enunciato.

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“Non c’è nulla di più incredibile della verità”. A voler riadattare questa storica battuta di Groucho Marx, direi che non c’è nulla di più falso della realtà. Della sua rappresentazione, chiaramente. E che all’opposto dell’interpretazione di Guglielmi, questo dilemma sia stato il principale cruccio di PPP o almeno del Pasolini regista. Il nodo è proprio questo: può essere rappresentata la realtà? Credo che questo è il tema della Modernità. E si tratta di un problema irrisolto ancora oggi che dalla Modernità siamo fuoriusciti. Suggerisco di (ri) vedere Rashomon di Akira Kurosawa per comprendere quanto esso sia centrale. E Rashomon in giapponese vuol dire appunto verità.

Il punto più drammatico e spinto di questo dilemma lo abbiamo anche già toccato. Ed è l’omicidio in diretta dell’ambasciatore russo ad Ankara da parte di un agente del servizio di sicurezza, in realtà (appunto) un radicale islamico. Il richiamo all’omicidio in diretta di Quinto Potere, se pur immediato, è scontato e superato. Ciò che è questa volta s’impone nella sua stupefacente rappresentazione è la potenza iconografica della scena nella fissità della fotografia. La perfetta simmetria del corpo disteso e dell’assassino col braccio alzato; il nero degli abiti in controcanto al bianco dello spazio; i quadri al muro che spezzano il vuoto dell’ambiente: è terribile, ma non si vede una goccia di sangue. Sembra un’installazione artistica ed invece è la scena (appunto) di un terribile assassinio. E’ incredibile. Ma vero.

 

L’uomo che senza saperlo ci ha regalato le bollette

di Marino Magliani

Libri: Fibonacci, l'uomo che ci regalo' i numeri
All’uscita di Una questione privata di Fenoglio, nel 1963 mi pare, Calvino disse: ecco il libro sulla Resistenza che avremmo voluto scrivere tutti. Con L’uomo che ci regalò i numeri, di Paolo Ciampi (Mursia 2016), non si potrà certo dire: ecco finalmente, dopo otto secoli, i numeri… Continua a leggere

Lettera dal carcere di Aslı Erdoğan

5.12.2016
Cari amici, colleghi

questa lettera è scritta dal carcere femminile di Barkirköy, situata fra un manicomio e un vecchio lebbrosario. In questo momento, un numero stimato fra i 150 e i 200 “giornalisti” – un record mondiale – sono imprigionati in Turchia e io sono una di loro.

Io sono una scrittrice, solo una scrittrice, autrice di otto libri tradotti in varie lingue inclusa quella francese (pubblicati da Actes Sud)*. Dal 1998 ho lavorato come commentatrice cercando di combinare letteratura e giornalismo. Gli ultimi due Premi Nobel mettono in evidenza quanto siano giustamente rimessi in discussione i limiti rigidi della letteratura.

[continua a leggere la lettera qui; traduzione di Roberto Ferrucci]

Accanto al muro d’osso. Inedito di Rosa Salvia

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Devi startene
fermo come un asceta
In preghiera
accanto al muro d’osso
Ascoltando
come il Cristo bambino
il lamento
dei fratelli martoriati

con la fronte oscurata dal buio
che imprigiona il giorno

fino a che
la rugiada
goccia a goccia
carezzi la ferita del giardino
e un nuovo polline v’imprima a fuoco
il suo nome

e il muro
senza la lùbrica violenza
vibri nudo nel vento
per la materia del dire oltre l’inganno
per la possibilità del verde sulla pietra
per un ramo d’ulivo – solitario
per questa nostra convivenza umana
che cammina
cammina
entro l’obliquo raggio della stella.

SUL TAMBURO n.30: “Sotto un altro cielo” a cura di Claudio Volpe,

copertina_sottounaltrocielo:copertina_ferrero.qxd.qxdDacia Maraini – Giampiero Rossi – Gianfranco Di Fiore – Renato Minore – Francesca Pansa – Pierfrancesco Majorino – Simone Gambacorta – Claudio Volpe – Paolo Di Paolo – Michela Marzano – Alessandro Di Meo, Sotto un altro cielo, a cura di Claudio Volpe, Milano, Laurana, 2016

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di Giuseppe Panella

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Undici contributi (otto racconti, due interventi teorici, una testimonianza personale) su vicende, storie, narrazioni legati alla questione delle grandi migrazioni che stanno avvenendo in Europa a partire dalle guerre e dai genocidi che hanno contraddistinto la scena geopolitica degli ultimi anni.

Undici tentativi di fare chiarezza raccontando e mostrando (come è sempre avvenuto nella grande tradizione narrativa) ciò che è avvenuto e che avviene ancora, tragicamente, disperatamente, assurdamente, sulle coste italiane, nelle isole dell’Egeo, ai confini dela Turchia e poi dell’Europa civilizzata che una volta si faceva chiamare Mitteleuropa. Undici tentativi di parlare della grande tragedia del mondo (di quello opulento o ex-tale e di quello una volta detto Terzo e oggi ormai moltiplicato in Quarto), delle fughe in massa di tanti uomini e donne (e dei loro figli e figlie) che scelgono di rischiare la loro vita infame e macilenta in nome di un’altra vita, una vita migliore e degna di essere considerata tale.

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Che esista l’acqua



E’ uscito
Passione Poesia. Letture di poesia contemporanea 1990-2015, Ed. CFR, Milano, 2016, a cura di S. Aglieco, L. Cannillo e N. Iacovella. Il libro sarà presentato giovedì 26 gennaio 2017 alle ore 19.30 presso la Casa della Poesia, via Formentini 10, Milano, e lunedì 27 febbraio 2017 alle ore 17.30 presso la Biblioteca Centrale di Milano, Palazzo Sormani. Sala del Grechetto, via Francesco Sforza 7, Milano. Per gentile concessione dell’editore, propongo la mia lettura di una poesia di Chandra Livia Candiani compresa nel volume.

Che esista l’acqua / che esistano le cose
Una poesia di Chandra Livia Candiani
di Giorgio Morale

Che esista l’acqua
che esistano le cose
il sasso la faina
la carezza
il vento
che esista il vuoto
smisurato
l’amore dello spazio
lo sbriciolio
della parola amore, Continua a leggere

Ubbie umanitarie (II)

di
Roberto Plevano

B. Montagna, . E: B.Montagna / Pieta w.Saints /Paint./1500 Montagna, Bartolomeo c.1450 - 1523. 'Pieta with Saints Peter, John the Evangelist and Mary Magdalene', 1500. Oil on canvas, 232 x 248cm. Vicenza, Santario della Madonna di Monte Berico. F: B.Montagna / Pieta / Saints Montagna, Bartolomeo vers 1450 - 1523. 'Pieta avec saint Pierre, saint Jean l' vangeliste et Marie Madeleine', 1500. Huile sur toile, H. 2,32 , L. 2,48. Vicence, Sanctuire della Madonna di Monte Berico.

Bartolomeo Montagna (1450 – 1523). Pietà con S. Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Giuseppe di Arimatea (1500). Olio su tela, 232 x 248 cm.
Vicenza, Santuario della Madonna di Monte Berico


(I parte qui)

Una storia dunque ha origine da un gesto, una posizione di un corpo: potrebbe essere quella di un coetaneo, di un amico, soltanto che davanti agli occhi ha un uomo grande, al riparo nelle braccia della madre. Forse è questa la familiarità, quella strana intimità a cui il bambino si abbandona con le immagini del quadro di Bartolomeo Montagna. La scena è una risposta a domande mai fatte, che forse il bambino non farà mai, ma sono le domande più importanti, quelle che si fanno soltanto con il coraggio di un uomo finalmente, definitivamente adulto (uno stato che, come si diceva, è difficile da precisare). Il bambino ha la sensazione che quell’uomo potrebbe essere un suo amico. Nel suo abbandonarsi alle ginocchia e alle mani della madre, quell’uomo infatti non può essere un estraneo, ma si fa comprendere anche da chi non sa nulla di pittura e di religione, da chi non sa nulla di nulla. Il bambino pensa che anche nella morte la madre si prende cura del figlio, e questa è una cosa bella. Non è la bellezza che cercano gli uomini ansiosi di uscire fuori dall’ordinario, e un po’ disperano di farlo. È piuttosto la bellezza delle cose originariamente, autenticamente umane, e perciò una bellezza inconsapevole, che si conserva anche oltre il limite della vita, e fa di un corpo morto, e del compianto, una cosa definitivamente bella.
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Ubbie umanitarie (I)

di
Roberto Plevano

Gnadenbild_Mariahilf,_Innsbruck

Lucas Cranach il vecchio (1472 – 1553). Madonna dell’Aiuto (1520-1535). Olio su tavola, 78,5 × 47,1 cm.
Innsbruck, Dom zu Sankt Jakob

Domenica sarebbe giorno di riposo e cose sacre, da passare in famiglia, con persone care, se se ne hanno, con persone giuste, se si può. Come da tradizione, ma chi ci riesce più? La secolarizzazione non è un fenomeno spiegabile attraverso grandi narrazioni, un soggetto call for papers di accademici, disincantati consessi: ha a che fare con il vissuto quotidiano, muta l’organizzazione delle ore e dei giorni di tutti, lo sfondo mentale.

L’avevano capito i giacobini, che rivoluzionarono il calendario e tutta la giostra delle feste comandate. Ma insieme al sacro, tramonta l’orizzonte ultimo delle vite umane. Un giorno trapassa nell’altro e non c’è differenza. Gli uomini hanno bisogno del tempo dell’attesa, ed è bene che vivano in vista di un compimento che li porti fuori dall’ordinario – legioni di materialisti neoevoluzionisti, manipoli di postmoderni decostruzionisti contesterebbero questa tesi, sappiatelo: ma il nostro è un giudizio ponderato, siamo consapevoli di alcuni prolungati, indesiderati effetti di questa umana disposizione rispetto al tempo della vita.
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Le voci per un presepe di Rocco Nigro e Wilma Vedruccio

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di Guido Michelone

L’editore Kurumuny di Martignano (Lecce) nella collana ‘Voci Suoni Ritmi della Tradizione’ presenta un libricino con cd allegato, dove, grazie ai curatori Nigro e Vedruccio, si offe all’ascolto e alla lettura un repertorio popolare che tratta la Natività in ogni aspetto, dall’invocazione religiosa alla convivialità di una festa di speranza e di rinascita, dall’antropologico rito di passaggio al canto di questua di remote origini; Continua a leggere

77. Un Natale eterno

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Dicevo della ripetizione. Comprendevamo meglio come i pensieri negativi si ripetessero senza interruzione, dando vita a sensazioni, sentimenti, stati d’animo. Guardavamo la gente e capivamo facilmente da quali correnti, da quali flussi potesse essere percorsa e spesso angosciata, logorata. Leggevamo nel pensiero? No, ma eravamo più sensibili a questa verità lampante, altrettanto innegabile quanto l’altra che, per contrastare l’onda anomala di negatività, si rendesse necessario opporre una diversa e opposta procedura di ripetizione. Ciò spiegava, per esempio, perché i messaggi mariani battessero gli stessi tasti: la pace, la gioia, la fiducia. Era evidente che tendevano a sostituirsi alla melma cerebrale e affettiva che riempiva il mondo, i residui fissi di odio, di tristezza, di depravazione, i rifiuti non riciclabili della feccia più infima che riempie gli interstizi della mente e del cuore. In questo scenario deprimente avremmo dovuto portare il principio di Risurrezione, l’energia pulita di una gioia di vivere che non aveva niente a che vedere col successo, col piacere, coi trionfi umani, tanto eccitanti quanto effimeri. Avremmo portato, al contrario, il silenzio e l’umiltà, la sobria ebbrezza dello Spirito, come la chiamavano i Padri. Toccavamo le radici della vita, affondate in quell’abisso che è il Cielo, e che non tutti riescono a trovare, impegnati come sono a scalare le vette di traguardi privi di luce e di spessore, ignari della necessità di nascere di nuovo, dell’opzione imprevista di un Natale eterno.

Gesù non nascere, di Michele Caccamo

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Gesù, non nascere, non ci troveresti.
Le ali di Lucifero hanno colmato di buio la nostra terra; hanno avvilito il cielo e sparso da ponente a levante nuvole di piombo e sangue; hanno messo a morire le anime dell’infanzia e chiuso con foglie di cicuta le bocche, che avevi pensato buone per le rivolte. Non ci troveresti, nei sentieri dei pastori, nelle larghe ruote attorno al tuo Verbo, negli angoli casti della tua volontà.
Gesù, non nascere. Non ci capiresti. Continua a leggere