Chiara Valerio, fra storia matematica e umanità

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Breve riflessioni sul nuovo libro della scrittrice laziale

di Guido Michelone

“Questo libro, più di altri che ho scritto, è dunque una fotografia con i bordi già un po’ ingialliti. Vorrei guardarlo tra tanti anni e ricordarmi di com’ero, delle cose che ho amato e delle persone, dei collegamenti tra le une e le altre, come fossero viaggi esotici e itinerari cittadini e dite pure, come succede: Avrei potuto, avrei dovuto”: così in una sorta di postilla intitolata Nota e alcuni riferimenti quasi in ordine di apparizione, prima del personalissimo sunto bibliografico, l’Autrice indirettamente svela l’assunto di questo libro, che è bello, importante, sopratutto innovativo, anche se (o forse proprio per questo) in taluni passaggi di ardua lettura. Ciò che anzitutto colpisce l’attenzione del lettore è il carattere di proposito ibrido, sincretistico, trasversale del volume, che si presenta al contempo e di volta in volta come memoria, saggio, pamphlet, narrativa, mescolando il racconto autobiografico alla divulgazione scientifica, mediante la valorizzazione delle vite di alcuni scienziati, mescolata ai frammenti del proprio vissuto familiare e della crescita di sé in quanto studiosa (con molti più riferimenti all’infanzia rispetto agli anni presenti). I discorsi (o ragionamenti) vengono offerti da Chiara Valerio attraverso una forma e una prosa abilmente calcolate, nel senso buono proprio del calcolo matematico, perché, come sostiene verso la fine, la matematica non viene inventata per ragioni pratiche, come si dice da sempre, bensì nasce per nobili fini: “(…) io so che è una questione di qualità, prima di tutto, la qualità dell’attesa”. In tal senso, quindi, l’Autrice attende il tempo di una scrittura che non lascia nulla ai compiacimenti della letteratura international style dei troppi romanzieri italiani alla moda – c’è infatti da pensare che sarà un libro di difficilissima traduzione in qualsiasi lingua straniera, grazie all’originalità del lessico e del periodare – per scrivere un’opera straordinaria, che tenta di far capire e amare il coté inventivo, persino artistico, della ricerca assoluta e dell’attrazione pura (la storia appunto ‘umana’ della matematica medesima). E il tentativo risulta alla fine riuscito, per chi è già un po’ impratichito con numeri ed equazioni, poiché gli esempi sciorinati come acqua fresca diventano un intruglio imbevibile, se non si ripassano nozioni almeno liceali. Occorre però dire che questa umanizzazione delle matematiche, delle geometrie, delle scienze esatte non è il primo nè sarà l’ultimo: è già in corso da qualche anno, in Italia, un processo che transita fra convegni, festival, riviste, libri, programmi radiotelevisivi, per avvicinare i due mondi, o meglio le due culture, scientifica e umanistica: e Chiara Valerio – oltre i meriti di questo pur decisivo testo, da leggere assolutamente, persino alla stregua di un trattato filosofico – è forse l’espressione vivente di questo riuscito connubio, dove storia, letteratura, scienza, matematica vanno finalmente a braccetto, senza guardarsi in cagnesco.

Chiara Valerio, Storia umana della matematica, Einaudi, Torino 2016, pagine 168 € 18.

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