Sei versi del Tristano e Isotta

tristano-e-isotta
di Riccardo Ferrazzi

L’opera di Roma ha aperto la stagione 2016/17 con Tristano e Isotta, il capolavoro di Wagner. Forse il capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi. Per parlare di un’opera lirica (genere che fonde poesia, musica e teatro) ci vorrebbe qualcuno molto più preparato di me. Io vorrei limitarmi a ricordare sei versi del secondo atto.

                            Einsam wachend in der Nacht,

                            wem der Traum der Liebe lacht,

                            hab’ der Einen Ruf in Acht,

                            die den Schläfern Schlimmes ahnt,

                            bange zum Erwachen mahnt.

                            Habet Acht! Habet Acht! Bald entweicht die Nacht!

                           Chi giace nel sorriso di un sogno d’amore

                           ascolti l’avviso di chi

                           veglia sola nella notte,

                           presente il malaugurio per chi dorme                                  

                           e profetizza pericolo al risveglio.

                           Attenti! Attenti! La notte sta per svanire!

   Chi canta questi versi è Brangäne, la dama di compagnia di Isotta, che sta di guardia sul balcone mentre Isotta e Tristano vivono la loro prima e unica notte d’amore. Ogni volta che ascolto questi versi mi commuovo.

   I due amanti hanno avuto una fortuna che non possono capire: tutti e due amano, sono amati, e sanno di essere amati. Brangäne non ha avuto questa fortuna, e se ne rende conto. Lei ha amato e non è stata corrisposta. Forse è stata delusa, ingannata, abbandonata. Forse si è illusa di essere amata e ha scoperto che non era così. In un modo o nell’altro, la vita le ha insegnato che la sensazione di amare ed essere amati è qualcosa di istantaneo, che va afferrato e vissuto per poi comprenderlo solo nel ricordo, quando sarà passato, quando non ci sarà più.

   Brangäne sa tutto questo, e sa che Isotta e Tristano non lo sanno, non possono saperlo: in questo momento vivono la loro notte d’amore e non hanno tempo per capire. Continueranno a domandarsi: da dove viene questa felicità, come possiamo fare in modo che non finisca mai? Ma finché la passione è viva non troveranno risposte. Per un attimo senza tempo l’amore è diventato improvvisamente semplice: tutte le difficoltà sono cadute, gli scrupoli di lealtà sono sospesi, le paure delle invidie altrui sono dimenticate. Devono amarsi, e basta.

   Brangäne sa che solo così ci si può amare, e sa che l’amore è una cosa troppo grande perché qualcuno possa rinunciarci, anche se non lo capirà, anche se dovrà correre dei rischi esagerati. Brangäne ama insieme a Tristano e Isotta, con minore intensità, ma con maggiore consapevolezza. E la musica si fa sognante, lontana, quasi esotica, come se l’avviso di Brangäne fosse il grido di una sentinella dai merli di una torre, portato dal vento fino a un’oasi nel deserto.  

                                                      ***

   Ascoltando l’opera in tv su Rai5 non ho potuto fare a meno di ricordare la prima della Scala di sant’Ambrogio del 2007.

   Ricordo con immenso gaudio che finalmente in quella occasione la critica cominciò a lamentarsi di certi allestimenti troppo neutri e di costumi privi di significato. Non ho niente in contrario a veder recitare un’opera in abiti moderni, anche se non ne vado in visibilio. Mi dà fastidio veder stravolgere le didascalie dell’autore per il puro gusto di far vedere quanto è (o crede di essere) intelligente il regista.

   A mia memoria, il primo caso di questo vezzo si verificò a Bologna quasi cinquant’anni fa: in una rappresentazione della Carmen di Bizet il regista mandò in scena il torero Escamillo vestito con il costume rosso e blu di Superman. Non era neanche un’idea peregrina: in effetti, nell’opera, Escamillo appare a Carmen come un supermacho. Ma Superman è tutt’altro che uno sciupafemmine e la povera Lois Lane è ancora lì che aspetta di consumare.  

   Fatto sta che ormai è impossibile vedere un’opera così come l’ha immaginata l’autore. Per il Sigfrido, Wagner arrivò a fare di sua mano i disegni costruttivi del drago Fafner (che doveva somigliare a un lucertolone). Negli anni 30 Fritz Lang fece un film sul Nibelungenlied e il suo drago è proprio come l’aveva disegnato Wagner. Be’, qualcuno ha mai visto il lucertolone in una rappresentazione del Sigfrido? Forse solo chi è così vecchio da essere andato all’opera prima della guerra. Trent’anni fa i registi non lo mettevano neppure in scena (troppo pacchiano!) e lo spettatore doveva immaginarselo.

   Tristano (come cento altre opere di diversi autori) è ambientato in un Medioevo semifavoloso. Riuscirò mai a vedere una Isotta o una Mélisande o una Leonora in sontuosi velluti, con maniche ampie e cappello a cono? Prima di morire mi piacerebbe vedere qualcosa di coerente. Ma fate presto, vi prego, perché ho già una certa età!

   D’altra parte, tutto questo sarebbe ancora niente. Finché non si tocca la musica! Ma da troppi anni è invalsa la preoccupante tendenza a dilatare i tempi come neanche Furtwängler si era mai sognato di fare. Nella prima scaligera del 2007, Barenboim rallentò l’esecuzione fin quasi a rendere difficile seguire la melodia.

   Da sempre sono un seguace della teoria secondo cui un’opera d’arte nel momento in cui diventa pubblica non appartiene più all’autore (e tantomeno all’interprete), bensì a chi paga e dedica qualche ora della sua vita a fruirne. Insomma, signori autori, registi, direttori: l’opera d’arte non esiste per far divertire voi, ma per dare al pubblico qualcosa di esteticamente valido.

   Purtroppo anche l’Opera di Roma non ha potuto sottrarsi al dispotismo dei registi e degli scenografi contemporanei: l’allestimento è un capolavoro di insignificanza. Amen.

   Ma, grazie al cielo (e al sovrintendente!), a dirigere l’orchestra e la compagnia di canto c’è Daniele Gatti, il miglior direttore wagneriano (e non solo) attualmente in circolazione sul globo terracqueo. Grazie Maestro!       

2 pensieri su “Sei versi del Tristano e Isotta

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