Il secolo breve dell’utopia

copertina-belluomini

di Nicola Vacca

Utopia significa andare da nessuna parte, scrive Emil Cioran. In nome di una presunta portata rivoluzionaria del concetto di Utopia, la storia si è sporcata di sangue. In questi ultimi anni sono venuti a galla crimini del comunismo. La luce è arrivata  dagli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica per troppo tempo rimasti secretati. Finalmente è venuta fuori la verità.

Documenti che certificano ampiamente la nefandezza dell’ideologia bolscevica e la connivenza omertosa dell’apparato comunista occidentale che non riusciva ad affrancarsi radicalmente dall’ideologia della casa madre.

Tra questi partiti un discorso a parte merita il Pci.
La pagina tragica dei crimini del Pci in Unione sovietica coincide con il tramonto di un sogno che aveva illuso molti giovani comunisti italiani che negli anni Venti e Trenta vedevano l’Unione Sovietica come la terra promessa.

Molti di loro fuggirono dal regime fascista e intrapresero viaggi clandestini  verso la patria del socialismo per andare incontro agli ideali di uguaglianza e giustizia in cui credevano.  Arrivati a destinazione si accorsero subito che la realtà era ben diversa. La vita quotidiana era difficile, le condizioni di lavoro pesantissime.

Il clima di sospetto e di delazione era intenso. I comunisti italiani arrivati in Urss erano strettamente sorvegliati, moltissimi amici e compagni si sarebbero trasformati nei loro aguzzini. Sarà, infatti, la sezione italiana del Comintern (fra cui Palmiro Togliatti, Domenico Ciufoli, Antonio Roasio) a segnalare al Commissariato del popolo  gli elenchi dei «deviati e dei portatori sani di idee controrivoluzionarie». Saranno numerosi i comunisti italiani che verranno deportati nei gulag di Stalin anche grazie alla complicità criminale del partito di Palmiro Togliatti

Dalla lettura dei verbali degli estenuanti interrogatori è possibile  ricostruire la vicenda dei malcapitati comunisti italiani che cercarono rifugio in Unione Sovietica e il suo triste epilogo ponendo l’accento sulle rimozioni programmate messe in atto dalla storiografia ufficiale, che ha sempre cercato di minimizzare queste vicende e le precise responsabilità dei comunisti italiani. Sugli italiani vittime negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, di Togliatti e Stalin  la restituzione della memoria di una verità storica che riguarda centinaia di connazionali, donne e uomini  traditi dalla loro stessa fede politica merita la giusta attenzione. È mostruoso essere perseguitati, soppressi e finanche cancellati dal ricordo non da avversari accaniti, ma da propri stessi compagni, rivelatisi più spietati dei nemici.

Francesco Belluomini nel romanzo Sul crinale dell’Utopia (Giuliano Ladolfi editore, pagine 261, euro 20) racconta la storia vera di uno di loro,  Eugenio Del Sarto (nome vero Eugenio Del Magro), il viareggino partito per conquistare il sole dell’avvenire, e finito tragicamente per essere massacrato nella perversa macchina dell’universo concentrazionario.

La sua storia del  comunista viareggino si intreccia con quella di Fiodor Levskilyj, russo prima illuso e poi disilluso dalla rivoluzione bolscevica. I destini dei due uomini si incroceranno nel gulag dell’orrore.

Belluomini narra la vicenda personale di questo idealista e la intreccia con i fatti del XX secolo, un secolo buio distrutto dalle sirene dell’Utopia

«Eugenio se n’era andato senza sapere se esistessero luoghi in cui farsi rimborsare i sogni infranti; non aveva avuto nemmeno la speranza di ritrovarsi alla fine dei giorni tra le volte celesti del paradiso degli ingenui e dei puri di cuore, avendo vissuto in tutt’altre prospettive paradisiache la sua esistenza di comunista».

Un romanzo che è una straordinaria operazione di verità storica che squarcia i veli della reticenza e della menzogna che per molto tempo hanno assicurato a intellettuali schierati cattedre e rendite di posizione. E loro in cambio hanno impedito che determinate tragiche notizie trapelassero dalla cortina di ferro.

Sul crinale dell’Utopia è un libro necessario. Belluomini nel raccontare la storia di Eugenio Del Sarto invita ognuno di noi a un’apertura mentale in cui non ci deve essere più posto per le pericolose utopie, affinché nei tempi che verranno gli orrori siano per sempre banditi insieme alle loro nevrosi.

 

Un pensiero su “Il secolo breve dell’utopia

  1. a proposito di utopia…

    La casalinga di Bergamo digiuna di qualsiasi nozione di economia e macroeconomia (fino al dicembre del 2011 anno della scoperta del blog di Bagnai) ha fatto due più due.
    Aziz, classe 1976, marocchino, emigrato in Italia nel 1990 ha incontrato il suo tragico destino nel duemilacinque .
    Una profonda buca , incustodita, sulla strada che percorreva abitualmente per recarsi al lavoro lo ha inghiottito procurandogli un trauma cranico e fisico che lo ha reso invalido al 70%
    …Settanta per cento di invalidità perché la commissione inps che lo ha sottoposto a 3 visite ha stabilito un punteggio di quattro punti inferiore alla soglia del 74% che gli avrebbe dato diritto ad un assegno di invalidità di 274,00 euro .
    Troppo per un povero Cristo che poi magari sarebbe andato a scolarseli tutti al bar, questi sporchi eurini.
    Da un giorno all’altro un giovane marocchino di 25 anni perde il lavoro, la salute,la testa, in una buca incustodita, su una strada provinciale e non ha nessun parente che possa accudirlo e difenderlo o assisterlo legalmente nei confronti di un’amministrazione comunale che non muove un dito confidando nell’ignoranza di questo giovane marocchino che lavorava regolarmente da 10 anni sul suolo italiano.
    E non ha alcun supporto psicologico che lo accompagni a prendere consapevolezza del suo nuovo stato
    Per Aziz è come se il tempo si fosse fermato quel terribile giorno e lui non si capacita di essere un invalido
    Aziz crede di essere in grado di lavorare come tutti.
    Aziz viene dimesso e con i soldi della liquidazione tira avanti come può per qualche tempo. In seguito allo sfratto per morosità , senza un soldo, invalido, “leggermente fuori di testa” con un permesso di soggiorno che si è “dimenticato” di rinnovare si rivolge ad un’agenzia immobiliare con l’intenzione da acquistare una casa.
    Miracolo! Gli propongono una casa in un centro storico di un paesotto pedemontano, a duecento metri dal municipio, in cui si alternano amministrazioni leghiste e piddine.
    La casa è un fabbricato fatiscente privo di riscaldamento e inagibile inserito in una corte parzialmente restaurata.
    Prezzo dell’immobile 55.0000 euro ma la filiale dell’UNICREDIT è generosa e gli concede un fido di 80.000 euro.
    Il notaio redige l’atto e il nostro fortunato Aziz nel giro di pochi giorni si trasferisce nella sua” bellissima” proprietà e ottiene senza problemi la residenza in questo ameno comune leghista.
    55.0000 euro passano direttamente da UniCredit alla proprietaria dell’appartamento (sorella della moglie del sindaco) e i restanti 25.000 euro , transitati sul conto UniCredit di Aziz, prendono il volo sotto forma di assegni in bianco fatti firmare al nostro fortunato, ai conti dei suoi amorevoli angeli custodi : notaio, intermediari e forse, forse, al funzionario UniCredit che ha curato l’assegnazione del fido.
    Il debito privato che diventa pubblico.
    Superfluo dire che Aziz non “onora” il suo debito e che presto rimane al buio nella sua splendida “reggia”che presto si trasforma in un gattile pieno di merde, merde dei suoi unici amici silenziosi e amorevoli.
    Aziz, dopo l’incidente manifesta turbe psicotiche, incapacità di concentrazione, manie di persecuzione che non gli permettono di mantenere un lavoro stabile ma secondo lo psichiatra del CPS cui Aziz fa riferimento il problema principale è che “il paziente” rifiuta di assumere un neurolettico, per cui è del tutto inutile che lui, lo psichiatra, stenda una relazione nella quale si evidenzi un aggravamento delle condizioni psichiche, relazione che aumenterebbe la “speranza” che la richiesta di assegno di invalidità non gli venga negato, perché secondo lo psichiatra responsabile del CENTRO SALUTE MENTALE Aziz è stazionario e in ultima analisi 274 euro non gli cambierebbero la vita e lui fa semplicemente il suo lavoro e non è suo compito fornirgli assistenza sociale.
    Aziz si è svegliato dal coma
    La casalinga di Bergamo anche
    e si attiva presso l’ufficio dei servizi sociali del piccolo comune bergamasco a conduzione pidiota facendo presente che Aziz vive ai limiti della dignità umana, in condizioni igieniche proccupanti e con un sussidio di 184 euro che si è “meritato” visto la sua contribuzione di 10 anni di lavoro.
    Non ho voglia di raccontarle l”iter” burocratico per sbloccare una situazione ( sempre in stallo) oggettivamente ai limiti della dignità , non ho voglia di raccontarle i grugni di questi sepolcri imbiancati che di fronte alla paura che una casalinga incazzata li sputtani su qualche giornale o con un bel “documentario” (che non passerebbe mai sui media dei servi e dei quisling e dei caritatevoli pelosi) la tirano lunga lunga e fanno promesse confidando nello sfiancamento fisico e morale della “poverina”, non ho voglia di raccontarle la faccia dello psichiatra di riferimento, in organico come presidente di uno dei tanti cps della zona, che somministrano depot come se distribuissero caramelle, non ho più voglia e dichiaro la mia sconfitta, sconfitta che mi ha insegnato ad agire l’amore, agire la compassione, ad agire la solidarietà,che mi ha insegnato ad agire, finalmente agire.
    In realtà questi poveri di spirito che ho incrociato sul mio cammino, questi figuri che hanno soffiato sui bassi istinti che mi abitano, che mi stavano istigando alla violenza più brutale nei loro confronti, in realtà sono stata una palestra, dura, ma necessaria per tentare di approdare ad un perdono, seppur impuro.
    Un perdono che si coniuga e si sposa comunque con la volontà di combattere questo male, questo stupido, banale, terrificante male che ci abita tutti.
    Bisogna stare sempre dalla parte degli oppressi, anche quando hanno torto, non dimenticandoci che sono (siamo) fatti della stessa parte dell’oppressore.

    Un caldo abbraccio

    la funambola

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