Il seno della Madonna

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di Michele Caccamo

Siamo impauriti, come fossimo degli uccelli in mezzo alla neve. E non riusciamo a guardare né verso la tenebra né verso la luce. E già vivendo pensiamo a quando metteremo i fiori e i calici d’argento nello scrigno dei nostri resti.
E allora esistiamo come non ci fossero più gioie per noi, e aspettiamo di ricevere le ostie sante, fossero in un santo monastero.
Ci siamo messi così lontani dalla nascita da non essere riconosciuti. Siamo stati annientati dalla nostra stessa fame; noi siamo ormai avanzi, fossili sotterrati.
Ed è inutile serrare le nostre porte di paglia contro il demonio.
Siamo diventati un pasto, o realmente un nulla.
Dovremmo avvicinarci all’altare, lasciando fuori le cinghie umane, rimanendo nudi nella vera orfanità. E non guardare le Chiese buie, coperte dalla bruma dell’incenso, come se tutto fosse docile e definito.
Dovremmo andare verso l’uomo di Maria: lei che è sposa e stella, la miniera duplicata in ogni cuore, che sa come tenere nel suo petto il nostro orientamento.
Dovremmo diventare i barellieri dell’Amore. Per le insanabili debolezze dell’uomo essere il richiamo unico per la salvezza.
Dovremmo, da questo lato del cielo, farci testimoni della purezza.
Ma siamo dei ragni, nella nostra insanabile pochezza succhiamo il seno della Madonna, come prima il costato di Cristo, credendo di trovarci le sorgenti miracolose per la nostra immortalità.
Quando capiremo che la Bellezza di Maria offusca gli occhi e la vita che osserviamo con la rabbia, riusciremo a tornare bambini nella culla e vivremo in torri piene di luci. E avremo pupille di cristallo e saremo ciechi e saggi, finalmente liberi da ogni misura umana. E saremo defunti e passeremo in un attimo, come dei tori nella mischia, nella risorgenza.
Non staremo più infermi con lo sguardo in basso, verso quelle angosce profonde che prendono facilmente vita.
Saremo Angeli e Fratelli e avremo nelle labbra la Grazia e l’Armonia.
La Madonna ha la lingua dei cherubini, e un fazzoletto di versi romantici. Ha la rosa vergine tra le dita, il fiore più bello il figlio dell’eternità.
La Madonna ha per noi una capanna di gigli e le ore dei vulcani, ha una cava azzurra e la fioritura del cedro. Ha il grembo nella mano, come il nostro sogno, e la pace in un secondo.

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