Luigi Maria Corsanico legge Derek Walcott

da qui

Derek Walcott

Migranti

St. Lucia, Caraibi, 16 giugno 2000

(Traduzione di Luigi Sampietro)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIX, Ottobre 2016,

N. 319, Crocetti Editore

Opera pittorica di Edgar Caracristi ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Astor Piazzolla – Soledad

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L’onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche
selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce
smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini
emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali
che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura
che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come
fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno
nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachenhausen,
e quelli che non stanno sopra un treno, che non hanno muli o cavalli,
quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina per cucire
sul carretto a mano perché da tempo le bestie hanno lasciato
i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia del perdono,
alle campane di pietra sui ciottoli della domenica e al cono
della guglia del campanile aranciato che buca le nubi sopra i tigli,
quelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda del carro
come sul fianco del mulo, le donne con la faccia di selce
e gli zigomi di vetro, con gli occhi velati di ghiaccio che hanno
il colore degli stagni dove posano le anitre, e per le quali
c’è un solo cielo e una sola stagione nel corso di un anno
ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le ali,
si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua
della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno
una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,
e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,
e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco
quel lago e anche le locande, la birra che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro
c’è la veduta di un posto che si chiama la Valle del Perdono,
dove il solo governo è quello dell’albero dei pomi e le forze
schierate dell’esercito sono gli striscioni di orzo
all’interno di umili tenute, e questa è la visione
che a poco a poco si restringe dentro le pupille
di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,
rigido e con la fronte che diventa fredda come le pietre
che ci hanno bucato le scarpe e grigia come le nuvole
che quando il sole si leva, si trasformano subito in cenere
sopra i pioppi e sopra le palme, nell’ingannevole aurora
di questo nuovo secolo che è il vostro.

6 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Derek Walcott

  1. le pietre che ci hanno bucato le scarpe…

    Versi che “bucano” il cuore, e ancor più di immagini e discorsi, hanno il potere di sensibilizzarlo al dramma dei migranti.
    La splendida e suggestiva interpretazione di Luigi completa l’opera….grazie sempre per questa ricchezza!

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  2. Migranti. Anche noi lo siamo, se non vediamo, se fuggiamo dalle loro storie, dal dolore, allontanando accoglienza e calore umano. La storia ha visto molti flussi migratori, una famiglia allontanata duemila anni fa non trovò alloggio per far nascere il Bambino e quella Donna fu costretta a partorire in una grotta. Tutto quell’Amore, di cui sappiamo, sarà ancora così tanto necessario perché nessuno affondi più in nessun mare.

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