LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Dica lo gioro”

Perché in Germania il Cancelliere governa il paese, mentre in Italia i cancellieri possono essere sostituiti dai barellieri della Croce Rossa? La storia di una “parola”, e questa del termine che qualifica un organo, una funzione, una professione, è davvero curiosa in Italia, può diventare un paradigma dell’identità di un’intera Nazione. Si tratta chiaramente di un paradosso “illuministico” che un Leonardo Sciascia avrebbe esposto con ben altri argomenti e qualità di scrittura. Eppure, la curiosità resta se pensate che la figura del “cancelliere” è stata in passato sinonimo di potere, l’ “eminenza grigia” per antonomasia. Pretore e cancelliere erano le autorità più alte di un paese, il primo amministrava la giustizia, il secondo la incarnava negli atti che la sua firma rendeva pubblici. In Assunta Spina di Salvatore Di Giacomo, Federico Funelli che simboleggia il sopruso e l’arbitrio persino nella tormentata relazione sentimentale con la protagonista, di mestiere è appunto un cancelliere.

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Perché in Germania il capo del governo si chiama Cancelliere? Si tratta di un retaggio dell’antica divisione dei poteri, quando il sovrano regnava e il suo cancelliere, il suo notaio, governava. Scomparso il primo, è rimasto il secondo. Nell’amministrazione della giustizia questo rapporto è sopravvissuto. Infatti, nella sua terminazione periferica, in un ufficio giudiziario quotidianamente si concretizza l’antica e scolastica divisione dei poteri, legislativo-giudice ed esecutivo-cancelliere. Mentre in Germania è accaduto che un termine antico restasse cristallizzato nella figura più alta del vertice di governo, qui da noi è accaduto un fenomeno linguistico discensionale senza precedenti. Il termine cancelliere è stato degradato ad indicare le professionalità medio-basse dell’organizzazione della giustizia. Insomma, chi è entrato laureato col titolo di cancelliere, ne è stato privato, perché lo stesso titolo è stato attribuito a figure di base della gerarchia. Insomma un vero e proprio ribaltamento professionale.

In apparenza, a parte la curiosità “enigimistica”, si tratta di questione astrusa e di poco conto. In realtà, a chi si interessa dei processi storici carsici che nel corso del tempo costruiscono la forma di una nazione, questa vicenda “nominalistica” ha un significato. Cosa è cambiato nella Giustizia? Come è cambiato il ruolo del Giudice? Quali sono gli effetti sulla vita dei cittadini? Penso che dietro questi cambiamenti ci sia una epocale trasformazione della concezione dello Stato, esattamente opposta al processo, teorizzato da Jean Bodin, alla fine del ‘500 portò alla nascita dello Stato moderno. Nacque allora la figura del “Leviatano” di Thomas Hobbes a rappresentare uno Stato nascente onnipotente. Oggi siamo all’opposto, lo Stato tende a diventare un’ “Ameba”. Attenzione, però. Stiamo smantellando lo Stato-organizzazione, non i Poteri. Da qui il rapporto insano con i giudici-potere, oscillante tra il considerarli (a ragione spesso) “Robin Hood” oppure, all’opposto, la più odiosa delle caste.

Lo Stato resiste in Germania. Nel bene e nel male. Dove non a caso, governa un Cancelliere. Mentre in Italia lo smantellamento dello Stato l’avevo già avviata Totò rappresentando un irresistibile cancelliere che al testimone ripeteva, rimanendo incompreso, “Dica lo gioro”.

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