Una graphic novel per Gigi Meroni

gigi-meroni
di Guido Michelone

Su Gigi Meroni (1943-1967) solo negli ultimi anni escono alcuni libri che riescono a colmare il ritardo epocale con la giusta distanza storica, la quale, a sua volta, consente agli autori di scrivere la storia del calciatore granata come uomo, sportivo, artista, personaggio eccentrico persino underground o controcorrente nell’Italietta degli anni Sessanta, Nazione tanto all’avanguardia per alcuni versi, quanto retrograda per molti altri. Le biografie su ‘Calimero’ o ‘farfalla granata’, come viene affettuosamente ribattezzato, si relazionano soprattutto agli aspetti sociologici della vicenda esistenziale di un calciatore ancor oggi unico, ma che incarna appieno lo spirito trasgressivo dei favolosi Sixties.

Tuttavia il miglior lavoro scritto su Gigi Meroni non è saggio e nemmeno un romanzo, bensì una graphic novel che, da circa vent’anni, rappresenta la nuova frontiera della narrativa contemporanea: la graphic novel (o romanzo a fumetti) è un libro che unisce qualità autoriale a forma, tema, stile, contenuto (con il disegno e svariate tecniche pittoriche) uniscono due linguaggi in apparenza fra loro distanti (letteratura e arti visive), ma che da sempre vivono a stretto gomito (o addirittura in perfetta simbiosi), come accade per questo Gigi Meroni il ribelle granata di Marco Peroni e Riccardo Cecchetti grazie a un’editrice specializzata proprio in una raffinata attualissima graphic novel a soggetto biografico.

Per essere vincente, autonoma, originale sul piano estetico e comunicativo, la graphic novel deve evitare sia la serie e la semplificazione del fumetto commerciale sia la verbosità del romanzo: quindi ampio spazio a un design che ricordi la pittura (magari d’avanguardia), a uno storyboard costruito come una sceneggiatura sperimentale e un quadro cubista e a un linguaggio essenziale modellato sul frammento lirico e sulla prosa poetica breve. Sono infatti queste le peculiarità che s’incontrano nel Meroni di Peroni e Cecchetti, i quali riprendono immagini d’epoca (soprattutto fotografie) per ricrearle graficamente con tratto espressionista e talvolta metafisico-surreale puntando sul dettaglio e sull’allusione, senza nulla togliere però a un certo realismo di netto richiamo filmico.

In quanto ai contenuti, gli Autori hanno l’idea (vincente) di raccontare la vita del calciatore al contrario o a ritroso, partendo dal tragico incidente (di proposito solo indirettamente evocato) e immaginando il protagonista che vuole percorrere all’indietro il proprio destino sino alla fanciullezza, rammentando gli episodi migliori: i goal, i dribbling, le vittorie, la compagna amatissima, la passione per una vita vissuta innamorandosi di tutto, come direbbe Fabrizio De André: musica, letture, pittura praticata, abiti stravaganti. Ci sono però anche i momenti amari dovuti al fatto che l’uomo (più che l’atleta) è incompreso e perciò denigrato nella società circostante, dagli allenatori ai dirigenti, dai reporter ai giornalisti: gli si rimprovera o rinfaccia via via la relazione con una donna sposata (il divorzio è ancora vietato dalla legge), i capelli troppo lunghi con un taglio alla Beatles, persino giacche, cravatte, pantaloni, camicie dalle tinte vivaci e dalle fogge inconsuete che Gigi stesso si disegna, a metà fra dandy e ‘figlio dei fiori’.

Comunque, benché volutamente ignorato nel libro, vale la pena ricordare quanto accaduto, con estrema fatalità, al povero Meroni: giunto al ritiro post-partita di giocatori e dirigenti del Torino, decide, assieme all’amico e compagno di squadra (il terzino Fabrizio Poletti) di avvisare la compagna con una telefonata al bar di fronte; entrambi attraversano il corso Re Umberto non sulle strisce pedonali ma nel punto più vicino al locale; non si accorgono però che sta arrivando un veicolo a tutta velocità o meglio Poletti lo vede e con uno scatto repentino viene solo preso di striscio; Meroni forse distratto o sovrappensiero è investito dall’automobilista che, a sua volta, dichiarare che a causa della fitta pioggerella e della scarsa illuminazione non percepisce per nulla l’ostacolo che all’improvviso gli si pone di fronte; per colmo dell’ironia l’investitore è un giovane tifoso granata, Attilio Romero, che, anni dopo, esattamente tra il 2000 e il 2005 sarà il discusso presidente del Torino Calcio.

Difficile considerare l’ultimo gesto di Gigi come l’ennesimo, ma mortale atto di disubbidienza, spavalderia, contestazione: certo, trasgredisce il codice stradale nella fretta di sfuggire a un’iniziativa ufficiale, noiosa, borghese; tuttavia è più una fatalità non programmata, che un suicidio simbolico, come invece accade per artisti, intellettuali, filosofi, eccetera. Meroni, come scrive nel suo diario, è innamorato della vita, come del resto mostrano le infinite stravaganze, assurto a mito del gossip da un microcosmo massmediatico che in Italia né prima né dopo troverà mai nulla del genere: forse solo Omar Sivori e Pete Best sono in parte accostabili, senza però gli eccessi creativi che al granata costano assai cari a livello professionale.

Infatti, per restare nell’ambito di ciò che la graphic novel visualizza, Meroni, in tempi non sospetti, è il primo (e per molti anni l’unico) a portare le chiome a caschetto alla maniera dei cantanti yé-yé, che, assieme agli abiti sgargianti, formano un look per nulla gradito al sistema, in un periodo (metà anni Sessanta) dove i capelloni vengono non solo derisi ma accusati delle peggiori nefandezze su quotidiani, rotocalchi, programmi radiotelevisivi. Anche le autorità calcistiche non gradiscono: per esordire con la maglia azzurra (Nazionale B) l’allenatore lo obbliga a ricorrere al parrucchiere, mentre per un’altra partita orgogliosamente la ‘farfalla’ si rifiuta, andando incontro a gravi provvedimenti disciplinari.

Il libro di Peroni e Cecchetti risulta dunque valido, perché evita di soffermarsi a lungo su questi e altri episodi ‘esteriori’ e perché evita di inscenare il coté scandalistico, per dare invece maggiore risalto al pensiero meroniano, alla psiche e all’intimo, a quanto si suppone mediti l’ala destra nell’andare ‘à rebours’ fin verso la propria infanzia. In tal senso la carriera di Gigi, anche a causa della brevità, è costellata  di rari successi, limitati a partite vinte, a goal plateali che scatenano entusiasmi fra i tifosi, a commenti di giornalisti e addetti ai lavori che lo additano talvolta come il migliore in campo. Si tratta altresì di un talento che non viene sfruttato sino in fondo: a pochi mesi dalla scomparsa il Torino lo tiene con se rifiutando un’offerta plurimilionaria da parte della Juventus.

Cfr.: Peroni Marco e Cecchetti Riccardo, Gigi Meroni il ribelle granata, Edizioni Becco Giallo, Padova 2010, pagine 144, euro 18,00.

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