UN DIO TI GUARDA di Sandro Veronesi

di Massimo Maugeri 

Le attività sportive sono dotate di elementi narrativi: hanno un inizio, uno sviluppo, un epilogo. Le storie che ne derivano possono essere ordinarie, in alcuni casi persino noiose. In altri, però, possono essere eccezionali, entusiasmanti. Epiche. Ed è proprio al concetto di epica dello sport che si ispira il nuovo libro di Sandro Veronesi: “Un dio ti guarda” (La nave di Teseo, pagg. 201, € 17). Dal calcio al tennis, dal basket al ciclismo, dall’atletica alla ginnastica, dal pattinaggio allo sci, non c’è attività sportiva che, in sé, non sia capace di offrire momenti epici meritevoli di essere narrati. Ed è così sin dai tempi delle “Olimpiche” di Pindaro che, peraltro, hanno ispirato la scelta del titolo (“Un Dio ti guarda e pensa ai tuoi disegni e se ne prende cura, Ierone”). Sandro Veronesi ci racconta alcune di queste epiche dello sport che, per una ragione o per l’altra, hanno interessato vari campioni: da Zoff a Lippi, da Cipollini a Tomba, da Federer a Michael Jordan, fino a Muhammad Alì (giusto per citarne alcuni). La parte finale del libro è corredata da interessanti interviste a Jury Chechi, Karen Putzer, Carmelo Bene e Alessandro Del Piero; mentre la chiusura coincide con un racconto firmato da Massimiliano Governi intitolato “Angeli calciatori”. L’apertura, invece, è affidata a una storia che ha a che fare con gli sport acquatici. «È una storia che meriterebbe un romanzo», dice Veronesi, «incentrata su Isabel Letham, una ragazza australiana che all’inizio del secolo scorso fu segnata da un’incontro fatale. Isabel viveva sulla spiaggia e, come molti suoi coetanei, era appassionata di sport acquatici. In quel momento – nonostante il pianeta non fosse connesso come adesso – tutte le tribù acquatiche del mondo avevano un idolo che era Duke Kahanamoku: campione olimpico hawaiano di nazionalità statunitense, primatista nel mondo dei 100 stile libero, nonché inventore di qualcosa che nessuno aveva osato fare fino ad allora; cioè, salire in piedi su una tavola e cavalcare le mitiche onde delle Hawaii». La notizia di questa forma alternativa di surf  giunge fino in Australia. Accade che un giorno dell’anno 1915 la giovane Isabel Letham trova Duke Kahanamoku proprio “sotto casa”, sulla sua spiaggia. Duke è lì per svolgere delle dimostrazioni di surf in piedi e ha bisogno di un assistente. Chi sceglie tra tutti i presenti? Proprio lei, la giovane Isabel.
«La fa salire in piedi sopra la tavola insieme a lui», mi racconta Veronesi, «sostenendola per le spalle perché non cada, ma rendendola la prima ragazza dell’emisfero australe – anzi, il primo essere umano dell’emisfero australe – ad aver cavalcato un’onda in piedi. Dopodiché questi due personaggi non si incontrano più. Però per la ragazza questo è un incontro fatale poiché tutto il resto della sua vita (e morirà a 96 anni) rimarrà nel segno di quell’ora e mezza che ha passato con Duke Kahanamoku cavalcando le onde del suo mare, davanti ai suoi amici che l’hanno vista diventare una specie di antesignana. E tale rimarrà per tutta la vita. Cercherà di rincontrare Duke, senza mai riuscirci; ma inventerà tutta una serie di altre pratiche, alcune delle quali molto nobili, come l’insegnamento del nuoto ai bambini ciechi, o lo svolgimento di forme di nuoto-terapia per i bambini disabili. Ecco, questa di Isabel è la storia esemplare di un momento in cui un dio si è messo a guardare mentre si svolgeva l’epica di un fatto assolutamente unico e anomalo».
Epiche dello sport che diventano, dunque, epiche letterarie grazie all’ottima penna di Sandro Veronesi (un dio lo guarda, mentre scrive). Il volume è pubblicato da “La nave di Teseo”, nuova casa editrice che lo stesso Veronesi ha contribuito a fondare – insieme a Elisabetta Sgarbi (che la dirige) e al compianto Umberto Eco – per sottrarsi dalla megaconcentrazione editoriale a cui sarebbe stata assoggettata la Bompiani, oggi confluita nel gruppo Giunti, a seguito dell’acquisizione del gruppo Rcs da parte del gruppo Mondadori.
Un caso di epica editoriale.
Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

(articolo pubblicato sulla pagina cultura del quotidiano “La Sicilia”)

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