Naomi Shihab Nye (USA, 1952) Jerusalem

GEORGIA. 1995.

GEORGIA. 1995.


I’m not interested in
who suffered the most.
I’m interested in
people getting over it.

Once when my father was a boy
a stone hit him on the head.
Hair would never grow there.
Our fingers found the tender spot
and its riddle: the boy who has fallen
stands up. A bucket of pears
in his mother’s doorway welcomes him home.
The pears are not crying.
Later his friend who threw the stone
says he was aiming at a bird.
And my father starts growing wings.

Each carries a tender spot:
something our lives forgot to give us.
A man builds a house and says,
“I am native now.”
A woman speaks to a tree in place
of her son. And olives come.
A child’s poem says,
“I don’t like wars,
they end up with monuments.”
He’s painting a bird with wings
wide enough to cover two roofs at once.

Why are we so monumentally slow?
Soldiers stalk a pharmacy:
big guns, little pills.
If you tilt your head just slightly
it’s ridiculous.

There’s a place in my brain
where hate won’t grow.
I touch its riddle: wind, and seeds.
Something pokes us as we sleep.

It’s late but everything comes next.

Jerusalem

Non mi interessa
chi ha sofferto di più.
Mi interessa come
si supera le sofferenze.

Un tempo, quando mio padre era un ragazzo,
un sasso lo colpì alla testa.
I capelli non sarebbero più cresciuti lì.
Le nostre dita trovarono il punto delicato
e il suo mistero: il ragazzo caduto
si rialza. All’ingresso di casa
un cesto di pere gli dà il benvenuto.
Le pere non piangono.
Più tardi, il suo amico che aveva lanciato il sasso,
dice che in verità mirava ad un uccello.
E a mio padre cominciano a crescere le ali.

Ognuno di noi ha un posto delicato:
qualcosa che la vita ha dimenticato di darci.
Un uomo costruisce la casa e dice:
“Ora sono uno di voi.”
Una donna parla a un albero invece
che a suo figlio. E crescono le olive.
La poesia di un bambino dice,
“Non mi piacciono le guerre,
finiscono col costruire monumenti.”
Poi disegna un uccello con le ali,
così ampie da coprire due tetti.

Perché siamo così terribilmente lenti?
Un branco di soldati invade una farmacia:
grandi fucili, piccole pillole.
Se solo sposti un attimo lo sguardo,
la scena è ridicola.

C’è un posto nella mia testa
dove l’odio non cresce.
Tocco il suo mistero: vento e semi.
Qualcosa ci colpisce mentre dormiamo.

È tardi ma tutto è vicino.

Jerusalem

Es interessiert mich nicht,
wer am meisten gelitten hat.
Mich interessiert, wie man
darüber hinwegkommt.

Als mein Vater ein kleiner Junge war,
traf ihn ein Stein am Kopf.
Sein Haar sollte dort nie wieder wachsen.
Unsere Finger fanden die empfindliche Stelle
und ihr Rätsel: der Junge, der hingefallen war,
steht wieder auf. Ein Korb voller Birnen
auf der Türschwelle heißt ihn zu Hause willkommen.
Die Birnen weinen nicht.
Später sagt sein Freund, der den Stein warf,
dass er auf einen Vogel gezielt hatte.
Und meinem Vater begannen, Flügel zu wachsen.

Jeder hat eine empfindliche Stelle:
Etwas, das unser Leben vergessen hat, uns zu geben.
Ein Mann baut ein Haus und sagt:
„Jetzt gehöre ich dazu.“
Eine Frau spricht zu einem Baum statt
zu ihrem Sohn. Und es wachsen Oliven.
In dem Gedicht eines Kindes heißt es,
„Ich mag keine Kriege,
es endet alles immer mit Denkmälern.“
Es malt einen Vogel mit Flügeln,
die so weit sind, dass sie zwei Dächer zugleich bedecken.

Weshalb nur sind wir so schrecklich langsam?
Soldaten brechen in eine Apotheke ein:
Große Gewehre, kleine Pillen.
Wenn du den Kopf nur ein bisschen drehst,
ist das Ganze einfach lächerlich.

Da ist eine Stelle in meinem Gehirn,
wo der Hass nicht wächst.
Ich berühre sein Rätsel: Wind und Samen.
Etwas stößt uns an im Schlaf.

Es ist spät, aber alles ist ganz nah.

Jerusalén

No me interesa
quién ha sufrido más
Me interesa
la gente que lo supera.

Una vez cuando mi padre era niño
una piedra lo golpeó en la cabeza.
En ese sitio nunca más le crecería el pelo.
Nuestros dedos encontraban el punto delicado
y su acertijo: el niño que ha caído
se levanta. Una cesta de peras
en el umbral materno le da la bienvenida a casa.
Las peras no están llorando.
Más tarde el amigo que tiró la piedra
dice que había apuntado un pájaro.
Y a mi padre comienzan crecerle alas.

Cada uno tiene un punto delicado:
algo que nuestra vida olvidó darnos.
Un hombre construye una casa y dice:
“Ahora soy de aquí.”
Una mujer habla a un árbol en lugar de
su hijo. Y crecen aceitunas.
Un poema de un niño dice:
“no me gustan las guerras,
las guerras acaban con monumentos.”
Está pintando un pájaro con alas
suficientemente amplias para cubrir dos techos a la vez.

¿Por qué somos tan monumentalmente lentos?
Soldados invaden una farmacia:
fusiles grandes, píldoras pequeñas.
Si vuelves la cabeza sólo un poquito
es ridículo.

Hay un punto en mi cerebro
dónde el odio no crecerá.
Toco el acertijo: viento, y semillas.
Algo nos empuja mientras dormimos.

Es tarde pero todo se aproxima.

Traduzioni in italiano e tedesco di Stefanie Golisch
Traduzione in spagnolo di Liliana Ramoz Cruz
Foto di Cristina Garcia Rodero

4 pensieri su “Naomi Shihab Nye (USA, 1952) Jerusalem

  1. è il nuovo anno, 2017, ho ricevuto ancora un altro dono, conoscere questa scrittrcie, grazie .. volteggia come una foglia, sappi che puoi cadere ogni istante, e solo allora decidi cosa vuoi fare del tuo tempo. Grazie. Mari.

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