Lethem e la ferocia dell’assurdo

lethem

di Nicola Vacca

Jonathan Lethem è il più lucido e ironico tra gli scrittori americani. La sua scrittura è sempre feroce e irriverente e si diverte a demolire la vanità degli intellettuali radical – chic.

Nei suoi libri Lethem predilige le intuizioni legate alla commedia dell’assurdo. Con il gusto beffardo dell’assurdo e del paradossale inventa storie come folgorazioni che demoliscono soprattutto gli ambienti culturali americani e il perbenismo conformista di un certo stile di vita statunitense.

Così è anche nel recente Alan, un uomo fortunato e altri racconti (traduzione di Andrea Silvestri), pubblicato da Bompiani. Nove racconti che sono storie crudeli in cui lo scrittore americano propone con lampi folgoranti quello straordinario ciclo dell’assurdo a lui tanto caro con cui soprattutto critica in maniera feroce gli intellettuali e i costumi della società americana.

Storie in cui il quotidiano ha dell’inspiegabile e l’assurdo diventa l’unica illuminazione spiazzante, e a volte tragica, in cui c’è posto per una vena surreale che intelligentemente riporta alla realtà con tutte le sue incongruenze.

Il Re delle frasi è il racconto più riuscito dell’intera raccolta. Lethem in queste pagine sconfessa e demolisce la presunta superiorità dello scrittore e abbatte il piedistallo su cui si erge il mondo culturale.

«È quello che penso di un certo mondo radical, che mitizza la cultura senza comprenderne il cuore. Devo tuttavia ammettere che è una critica anche a me stesso. Sono cresciuto pensando che gli scrittori fossero delle creature superiori, quasi superumane, ma ora, a cinquant’anni, mi rendo conto della fragilità e poca saggezza che abbiamo tutti, io più degli altri. E questo non può che generare delusione: l’unica reazione è l’ironia. E cerco di ritrovare l’entusiasmo che avevo quando inseguivo gli autori per farmi dare un autografo».

Senza peli sulla lingua, come nella sua scrittura, così Jonathan Lethem ha spiegato recentemente in un’intervista il suo punto di vista sull’intellighenzia del suo paese che ha provocato reazioni incollerite nel mondo letterario.

Non c’è dubbio, anche questa volta Jonathan Lethem ha colto nel segno.

Alain, un uomo fortunato e le sue nove storie confermano la straordinaria vena disincantata di uno scrittore che si sente dissidente nei confronti del proprio tempo e, senza aver mai paura di essere crudele e politicamente scorretto, inventa storie in cui le intuizioni dell’assurdo fotografano tutta la miseria della realtà per dissacrare, essendo sempre spietato e mai cinico, un mondo in cui il tempo della tenerezza è rimandato.

Oggi pochissimi scrittori sono capaci di trasformare l’assurdo in letteratura. Jonathan Lethem è uno di questi: un autore ma soprattutto un genio che scrive racconti e romanzi pensandoli come abissi sui quali la gente ha paura di affacciarsi per paura di caderci dentro.

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