Cento di questi libri. Daniela Tortorella dialoga con Guido Michelone

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Come posso definirla, professor Michelone, nelle sue tante attività?
“Amo definirmi scrittore, o meglio saggista. Sta per essere pubblicato il mio centesimo libro. Scrivere è una delle mie passioni. Passione appunto e professione a metà, perché il mio lavoro è l’insegnamento.

Infatti la ricordo professore al liceo classico Lagrangia di Vercelli e invece adesso so che insegna all’Istituto Cavour, ma soprattutto all’Università Cattolica di Milano dove è docente di Civiltà Musicale Afroamericana.
“Non solo, ma di Storia del Jazz al corso di laurea in Jazz al Conservatorio di Alessandria, l’unica materia umanistica rispetto alle altre che sono tutte di pratica musicale sui diversi strumenti.

Certo che i suoi interessi sono molti…
“Beh, dopo vari anni ho ristretto. Per esempio sul cinema faccio molto meno. Mi sono dedicato principalmente al Jazz ma anche il Pop e il Rock sono temi dei miei libri. E circa ogni cinque anni mi dedico a un romanzo…

Un vero romanzo? Un romanzo d’amore?
“Sì, ad esempio il mio primo dei quattro, il cui titolo è Cinquanta Secondo Novecento, è una sorta di Romeo e Giulietta nella Jugoslavia della guerra civile…

Credo che le costi maggiormente scrivere un romanzo che non un saggio…
“Certamente, è verissimo. Sono più per la sperimentazione nella narrativa, dove spesso amo usare il registro ironico, satirico, comico.

Interessante. Da quanti anni fa tutto questo lavoro?
“Erano gli inizi degli anni Novanta. Un esordio forse anche tardivo. Il mio sviluppo di scrittore coincide con il mio matrimonio e con la grande facilitazione portata dall’avvento dell’informatica. Devo dire che il merito è tutto di mia moglie Francesca che della materia ne sapeva, ne sa , molto più di me. Ho sfruttato al massimo le risorse del computer per scrivere e mi sono trovato molto facilitato!

Capisco per quanto riguarda il saggio, ma il romanzo non ha bisogno di fantasia?
Per “Cinquanta” sono stato impressionato da quei giovani fidanzati, uno cristiano e l’altra bosniaca musulmana uccisi nel tentativo di varcare la zona franca posta sul ponte di Sarajevo. Cinquanta è il nome del rabbino cui loro si rivolgono perché li aiuti. Inserendo nella storia il rabbino volevo contestare la guerra di religione che è sempre un’ idiozia, oltre che un grande pretesto. Nel mezzo, intercalati e totalmente surreali ci sono altri capitoli sul secondo novecento che riguardano episodi vissuti in Europa, in Italia. Insomma mi piace mescolare, intrecciare le vicende!

Posso chiederle quali sono i libri che più hanno venduto?
Uno degli ultimi grandi successi vede amato anche il protagonista: The Complete Vasco Rossi, che egli stesso non esita a definire “ il più bel libro su di me”. Ho venduto ‘molto’ anche con i libri sui Beatles.

Qui vedo un libro su Ejzenstejn…
L’avevo scritto nel 1999 perché mi interessava il personaggio. Ne ho fatto una biografia, dando grande spazio all’Ejzenstejn teorico. Il regime stalinista lo aveva messo a insegnare cinema, per questo ha fatto pochissimi film. Dopo la Corazzata Potemkin ne ha girati pochi altri. Negli ultimi trent’anni sono state riscoperte le sue teorie. Era veramente un intellettuale onnisciente: citava Leonardo, Puskin, la pittura giapponese, Freud… Aveva una conoscenza illimitata dell’arte, del cinema, della filosofia.

Vogliamo parlare del centesimo libro che, conoscendola, immagino avrà un argomento tutto diverso da quelli qui citati. Cento libri. Non uno scherzo?
Sì, non uno scherzo, come dice lei. Volendo fare i conti vuol dire mediamente uno ogni quattro mesi!!!

Il libro è “La mitica Pro Vercelli” con sottotitolo “Racconti di sport, cultura, bellezza”…
La Pro è nel mio cuore e spesso vado allo stadio, compatibilmente con il mio tempo. Trovo però che il costo del biglietto sia un po’ elevato rispetto, ad esempio, al teatro. Il libro raccoglie una serie di articoli che avevo pubblicato negli ultimi anni su vari giornali riguardanti sport e arte, sport e politica e così via. Ho raffrontato quello che succedeva nei giorni delle finali di calcio a fine Ottocento, inizi Novecento, con quello che avveniva nelle piazze italiane. Il primo campionato italiano, per esempio, si disputò a Genova fra Genoa e Torinese il 16 aprile 1899, proprio nello stesso giorno dei moti di Milano quando la popolazione si ribellò per l’aumento del prezzo del pane e la rivolta fu sedata nel sangue dal generale Bava Beccaris.

Quando vince il primo scudetto la Pro Vercelli?
Il 2 maggio 1908, quando il calcio si giocava solo nel nord Italia ma con un campionato già ben organizzato. Bisogna dire che la Pro Vercelli è stata la prima a inventare il calcio mercato, già nel 1923, quando cedette un terzino bravo e affermato come Rosetta alla Juventus per una grossa cifra, oppure quando nel 1934 vendette il giovane talento Silvio Piola alla Lazio per una cifra esorbitante. Ma quell’introito non bastò a salvare la Pro dalle retrocessioni.

Avrà però fatto la fortuna di Silvio Piola?
Sì certamente. Piola ha poi giocato in nazionale e vinto i mondiali.

Quindi la Pro ne subì le conseguenze?
Non è solo la dipartita di Piola. La squadra di Vercelli non fu mai sostenuta economicamente dai ricchi del posto (gli agrari) e a differenza di Torino, Milano e Genova mancavano le industrie che facessero da sponsor.

Ma quali sono le ragioni del decadere di una squadra?

L’AVEVO CHIESTO ANCH’IO A GIANNI BRERA, MOLTI ANNI FA, E SECONDO LUI IL MOTIVO PER LA SQUADRA DI VERCELLI ERA CHE I GENITORI PRIVILEGIAVANO PER I FIGLI LO STUDIO AL CALCIO. RAGIONE LEGITTIMA E PERCIÒ SI È TANTO ATTINTO ALLO ‘STRANIERO’. COMUNQUE ADESSO LA PRO SI GODE LA SUA BELLA RISALITA ALLA SERIE B, DOPO CIRCA SETTANT’ANNI DI DIGIUNO!

CFR.: MICHELONE GUIDO, LA MITICA PRO VERCELLI. RACCONTI DI SPORT, CULTURA, BELLEZZA, BANKSVILLE BOOKS, LONDON 2016, AMAZON (KINDLE) EURO 3,84.

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