GIANNI TETTI, “GRANDE NUDO” (NEO EDIZIONI)

Intervista di Giovanni Agnoloni

copertina-grande-nudo-gianni-tetti-neo-edizioni-hi-resEcco la mia Intervista a Gianni Tetti, autore del romanzo Grande nudo (Neo Edizioni), terzo romanzo della cosiddetta “trilogia del vento”, che segue a I cani là fuoriMette pioggia.

– L’ultimo atto di una trilogia intitolata al vento, in una terra, la Sardegna, ridisegnata in un orizzonte distopico, sfregiata e inquinata. Quale la radice di questa intuizione?

Il vento come mezzo attraverso cui far viaggiare le storie. Il vento porta gli odori, porta il caldo o il freddo. Il vento porta via le cose, o le fa tornare quando meno te l’aspetti. Dalle mie parti si dice che quando soffia lo scirocco sia il diavolo che corre per le vie (lo scirocco era un protagonista di Mette pioggia, il mio romanzo precedente). Qualcun altro dice che nei posti dove c’è troppo vento la gente sia un po’ matta. Testa di vento è colui che dimentica le cose. Vicino alle fabbriche, il vento è sollievo o morte. Porta via i fumi inquinanti, o te li sbatte in faccia per tutto il giorno. Trovo che il vento sia un elemento imprescindibile per capire la mia isola, e in generale il carattere di chi ci vive. E trovo che sia una metafora perfetta del tempo che scorre e sgretola tutto, e dell’esistenza, contraddittoria, casuale, piacevole e sgradevole al tempo stesso. La distopia è apparente, solo uno specchio un po’ deformante. Ma riflessi in quello specchio ci siamo proprio noi, e non fatichiamo a riconoscerci. Parlo della realtà che viviamo oggi. Gli attentati, i terroristi, la fede, la paura, l’egoismo, i terremoti. Tutto sta accadendo ora. Più che intuizione, la chiamerei constatazione.

– Uno dei temi di fondo è la cattiveria umana, che prende soprattutto le forme della discriminazione verso chi, in vari sensi, è diverso. Tu analizzi il male perché conoscerlo è la via per sconfiggerlo o per “contemplarlo” oggettivamente nella sua ineluttabilità?

Bene e male sono concetti vaghi, categorie impossibili da riconoscere, in senso assoluto e immutabile, nella realtà. E sono indivisibili. Non c’è il bene senza il male. Non esiste il male assoluto così come il bene. Le circostanze e il nostro modo di porci di fronte ad esse, influenzano il nostro agire, in un rapporto di causa ed effetto ben più diretto di quanto sembri. Dunque il male è ineluttabile perché appartiene a noi nel profondo. Estinguere il male significa estinguere noi stessi. Non ci sono altre soluzioni.

E ora parliamo di discriminazione come esempio di male: c’è una zietta sorridente, che va dieci volte al giorno in chiesa, e ha una parola buona per tutti, che compra tutti i giorni il cioccolatino al nipotino, che s’è fatta scappare la lacrimuccia quando ha saputo della morte di Mike Bongiorno, e chiama ogni anno per donare qualche spicciolo a Telethon. C’è questa zietta che vede uno zingaro che le chiede uno spicciolo, la zietta accelera il passo e se ne va farfugliando qualcosa. La zietta sente qualche politico strillone alla tv che punta il dito su immigrati o mussulmani. Eliminiamo loro e risolveremo ogni nostro problema, dice il politico strillone. E la zietta annuisce. Ma che vogliono questi da noi, pensa la zietta, perché non se ne tornano a casa loro, dice. Questi puzzano, dice sul tram la zietta, a un’altra zietta seduta vicino a lei. E tutte e due sono d’accordo. Hanno paura di quel che non conoscono, e hanno imparato a reagire così alla paura. Quella zietta potrebbe essere la mia cara zietta del paese, o la tua, o quella di chiunque altro. Lei è buona, non potresti dire diversamente, la conosci, sorride sempre, sai che è così, da piccolo adoravi i suoi biscotti. Eppure, in determinate circostanze, pensa, dice e fa, cose terribili. Odia, è cattiva.

– Il tema del postumano si presenta qui con tinte marcate, tanto che c’è chi ha definito il romanzo “neo-espressionista”. Questa sua vocazione è in contrasto con l’orientamento prevalente della critica italiana, più portata ad apprezzare le storie dai tratti realistici. È giunta finalmente l’ora dello sdoganamento del fantastico non come “genere”, ma come modalità di approccio ai problemi del reale?

Considerato che prima Orwell poi Bradbury e quindi Vonnegut (ancor prima citerei Swift) hanno scritto fantascienza esattamente con questo intento a partire più o meno dagli anni ’40, direi che sarebbe ora.

Con Grande nudo sono partito da basi realistiche, e dalla volontà di raccontare esattamente il periodo che stiamo vivendo. Per farlo, ho isolato alcune storie, inserendole in un contesto sovrapponibile a quello dei nostri giorni. Poi ho utilizzato a piacere elementi del fantasy, della science-fiction, del thriller, dell’horror nello sviluppo della storia. Senza perdere mai di vista la verosimiglianza, anche quando le scene trascendono chiaramente la realtà. Il mondo di Grande nudo è fondato su parametri riconoscibili, e la realtà si scompone lentamente per presentarsi, infine, nuda. E così, ogni pagina è impregnata di realtà, della più stretta attualità, trasuda i nostri tempi, li racconta.

Scrivo senza pensare a questo o quel genere. La mia priorità non è il genere, ma il racconto, la storia, i personaggi, narrare cose a cui tengo, farlo nel modo più appassionante possibile. Il genere è un mezzo.

Gianni Tetti (foto di Giampiero Bazzu)

Gianni Tetti (foto di Giampiero Bazzu)

– Il romanzo pare riportare a un’immagine primordiale dell’uomo, che, sia pur colto in una sua immagine futura “deformata”, si mostra nella sua bestialità ancestrale. Quanto il tempo presente, (anche) con il livore che spesso si manifesta nei social media, è espressione di questi tratti primitivi?

L’immagine primitiva di uomo e donna è l’unica che riconosco davvero onesta, credibile. L’unica che non mi vergogno a rappresentare. Ho sempre creduto che nell’uomo e nella donna ci sia un nucleo nero, ancestrale, fatto di istinti e pulsioni. Nasciamo effettivamente così, e siamo stati così per secoli. I nostri pensieri primari sono semplici, legati a cose semplici, al dare, all’avere, alla materia, al possesso. Istinti e pulsioni che, ogni tanto, trovano il loro sfogo. Diventando, magari, notizie di cronaca nera. Il punto è che può capitare a tutti di essere vittima o carnefice.

– La presenza di un archetipo “nobile”, la figura di Maria – la donna il cui nome è portato dal vento – è una luce di speranza, un richiamo alla Grande Madre mediterranea, un implicito rimando alla cultura cristiano-cattolica o altro?

Il nome Maria porta in sé una semplicità irraggiungibile e una forza difficile da spiegare. Non è possibile costruire un personaggio come il mio, chiamarlo Maria e poi non pensare alla Maria madre di Dio. È chiaro che c’è uno spostamento di senso, per me la Bibbia è un libro innanzitutto dalla forza epica devastante. E il personaggio di Maria attinge dalla Maria cristiana proprio per la forze epica che racchiude. La mia Maria viene annunciata dal vento, diventa un’eroina, ed è l’unica che, nel farlo, fa una scelta consapevole. Gli altri sono tutti più o meno obbligati dalle circostanze a fare ciò che fanno, e tutti, per capire il loro senso dentro la storia, devono incontrare Maria.

– Ti occupi anche di cinema. Hai pensato questo libro in termini filmici (parlo soprattutto di immagini e “sceneggiatura”)?

Durante la stesura di Grande nudo ho spesso ragionato in termini di immagini, di colori, di vista, per costruire determinati momenti, renderli più vivi. Poi, nel corso della scrittura, per tenere assieme la struttura del libro, ho iniziato a immaginarlo come una serie tv in cinque stagioni, una per ogni parte che lo costituisce. Questo mi ha aiutato a rendere tutto più lineare, a non dimenticare mai di tenere viva la curiosità del lettore, a dosare gli elementi fino alla fine.

– In che direzione si sta orientando adesso la tua creatività?

Con Grande nudo si chiude il triangolo di libri legato al vento ma se ne apre un altro. Comincio a vederlo all’orizzonte. Comincio a pensarci. Altri progetti collaterali, scritture a quattro mani, racconti, arriveranno a compimento tra quest’anno e il prossimo.

Come sceneggiatore, c’è una sceneggiatura, scritta con Bonifacio Angius e Fabio Bonfanti per la regia dello stesso Angius, a cui stiamo facendo gli ultimi ritocchi. È una storia a cui tengo in maniera davvero particolare, ne adoro i personaggi e mi ha emozionato scriverla. Ecco, tra qualche mese inizieranno le riprese, e io già non vedo l’ora di vedere il film ultimato.

2 pensieri su “GIANNI TETTI, “GRANDE NUDO” (NEO EDIZIONI)

  1. Sempre belle le tue interviste Giova.
    Incontri persone che avrei voglia di conoscere e leggere subito!
    L’abbraccio di sempre.
    Eli

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...