ZERO K di Don DeLillo

Zero Kdi Massimo Maugeri 

L’eterna battaglia dell’uomo contro l’ineluttabilità della propria fine. Il tentativo indomito di oltrepassare i limiti. I nuovi scenari offerti dall’evoluzione della scienza e della tecnologia. Sono queste alcune delle tematiche fondamentali trattate in “Zero K” (Einaudi, pagg. 248, euro 19 – Traduzione di Federica Aceto), il nuovo romanzo del maestro della letteratura americana Don DeLillo. Una parola chiave su tutte: criogenesi (o crioconservazione).
Molti lettori ricorderanno il caso – di un paio di mesi fa – della ragazza britannica di 14 anni morta di cancro la quale, in virtù di una sentenza del giudice dell’Alta Corte di Londra giunta a seguito di una battaglia legale tra i genitori (la madre, contrastata dal padre, voleva assecondare il desiderio espresso dalla stessa ragazza), ha ottenuto l’autorizzazione legale a farsi ibernare in una struttura statunitense predisposta alla conservazione dei corpi a bassissima temperatura, anche per centinaia di anni, nella speranza che i progressi della scienza possano, un giorno, consentirne il risveglio (la procedura di ibernazione inizia appena il cuore smette di battere e prima che sia dichiarata la morte cerebrale). Quando questa notizia ha fatto il giro del mondo, il romanzo di DeLillo era uscito da settimane. La storia dello scrittore americano è narrata dal punto di vista di Jeffrey, figlio del magnate della finanza Ross Lockhart. La seconda moglie di Ross, Artis, è malata terminale. Ross, essendo uno dei finanziatori di Convergence (struttura kazaka che pratica la crioconservazione) decide, in accordo con l’interessata, di sottoporla al progetto di ibernazione del corpo. Di più: Ross esterna al figlio il desiderio di voler seguire l’amata moglie e di volersi sottoporre contestualmente al procedimento, sebbene le sue condizioni di salute siano ancora buone. C’è un’unità speciale, all’interno di Convergence: si chiama Zero K. «Si basa sulla volontà del soggetto di essere sottoposto a un certo tipo di transizione per passare al livello successivo», dice Ross a suo figlio. «In altre parole ti aiutano a morire», risponde Jeffrey sconvolto.
Con una scrittura “straniante” DeLillo ci porta dentro le pieghe di una storia che qualche anno fa avremmo catalogato nel genere della fantascienza e che oggi apre spiragli inesplorati, ma reali, della nostra contemporaneità. La buona letteratura non fornisce risposte, ma sollecita domande. E questo romanzo è infarcito di domande (solo apparentemente retoriche). Il lettore ne troverà centinaia. Alcune di esse sono concentrate tra pag. 59 e pag. 62. Estrapolo la seguente. Una volta che avremo imparato a dominare il prolungamento della vita e ci saremo avvicinati alla possibilità di diventare eternamente rinnovabili, cosa sarà delle nostre energie, delle nostre aspirazioni?

(articolo pubblicato sulla pagina cultura del quotidiano “La Sicilia”)

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