Luigi Maria Corsanico legge Lucio Anneo Seneca

da qui

 

Lucio Anneo Seneca
Lettere a Lucilio
Lettera XXVI, I-VII
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Music by Synaulia- Synphoniaci

 

  1.    Poco fa ti dicevo di essere in cospetto della vecchiaia: ora temo di essermela già lasciata alle spalle. Ai miei anni e a questo mio fisico conviene ormai un altro termine; vecchiaia indica un’età stanca, ma non priva di forze; mettimi, invece, nel numero degli uomini decrepiti, vicini alla fine.
  2.  Posso, tuttavia, dirti che sono grato a me stesso: i danni dell’età, benché li avverta nel corpo, non li sento nello spirito. Solo i vizi e gli strumenti dei vizi sono invecchiati: lo spirito è forte e gioisce di non aver molto in comune con il corpo: ha ormai deposto gran parte del suo peso. Esulta e discute con me sulla vecchiaia: dice che questo è il suo fiore. Crediamogli: si goda il suo bene.

III. Mi esorta a pensare e a individuare quanto di questa tranquillità e moderazione di costumi io debba alla saggezza, quanto all’età, e ad esaminare con attenzione quello che non posso e quello che non voglio fare, e io mi compiaccio di considerare quello che non posso fare, come se non lo volessi: quale motivo di lagnarsi, quale danno c’è, se sono venute a mancare cose destinate a finire?

  1. Ma è un danno gravissimo, dici, consumarsi, deperire o, meglio, sfarsi. Non siamo colpiti e abbattuti all’improvviso: ci logoriamo a poco a poco e ogni giorno ci toglie un po’ delle nostre forze.  C’è una conclusione migliore che scivolare verso la propria fine perché il fisico si dissolve naturalmente? Non che un attacco e un decesso improvviso siano un male, ma è dolce questo modo di essere portati via a poco a poco. Come se si avvicinasse la prova e giungesse il giorno fatale che dovrà giudicare di tutti i miei anni, mi osservo e dico a me stesso:
  2.  Fino a oggi non è niente quello che ho dimostrato a fatti o a parole; l’animo ha dato pegni fallaci e di poco conto, avviluppati in mille ornamenti esteriori: alla morte mi affiderò per giudicare i miei progressi. Con coraggio mi preparo a quel giorno in cui, deposto ogni artificio e ogni inganno, giudicherò di me stesso: se sono forte a parole o nell’intimo; se furono simulazione e farsa le parole sprezzanti scagliate contro la sorte.
  3. Lascia da parte i giudizi degli uomini: sono sempre incerti e ambigui. Lascia da parte gli studi fatti durante tutta la vita: ti giudicherà la morte. La vera forza d’animo non la mettono in luce le dispute filosofiche e le conversazioni letterarie, le parole raccolte dall’insegnamento dei saggi e i discorsi eruditi: anche gli uomini più vili sono capaci di parole coraggiose. Quanto hai fatto sarà evidente solo in punto di morte. Accetto questa condizione, non temo il giudizio.

VII. Così dico a me stesso, ma è come se parlassi anche con te. Tu sei più giovane: che importa? Gli anni non contano. Non puoi sapere dove ti attenda la morte; perciò aspettala dovunque.

4 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Lucio Anneo Seneca

  1. Mai gradualismo fu più agognato e invocato quanto quello per raggiungere il “traguardo fatale”.
    Si ode stentorea la voce accorata dello spirito saggio e riflessivo, umile e forte, soprattutto rispettoso del mistero della vita, che terminò forse per lui nel modo assai meno gradito.
    Al senatore filosofo mancò quel Dio che un pagano non avrebbe potuto trovare.

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