86. Il paradiso terrestre

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Il cuore: sentivamo con chiarezza che era lì il segreto che sfuggiva a tanta gente, indaffarata, frenetica, stressata. Corri, uomo, corri, diceva una pubblicità perduta, ormai, nella notte dei tempi: sì, corri, ma dove? La spiritualità dei Padri ci metteva sulla buona strada: il cuore è un paradiso terrestre, dicevano, pieno di colori straordinari, di gioia e pace misteriose; ma c’è il serpente in agguato, la più astuta di tutte le bestie, sempre pronto a insinuare un pensiero “bello a vedersi e buono da mangiare”, che si trasforma in veleno mortifero che oscura, degrada, altera, intristisce. La Sapienza dei Padri d’Oriente invitava a chiedere a ogni pensiero che faceva capolino: sei dei nostri o sei dell’avversario? Era facile capire: l’Amico porta pace, l’avversario causa turbamento. Era chiaro, allora, cosa fosse il peccato originale, maldestramente negato dalla teologia pseudo moderna: permettere che la bellezza, la bontà e la verità del paradiso terrestre che chiamiamo cuore, fosse deturpata dalle basse insinuazioni del maligno, dalla sua vocazione a interpretare con l’occhio cattivo, dal suo istinto a rovesciare tenebra su ogni punto luminoso. Ecco il volto bello della nostra missione: riportare il paradiso sulla terra, scorgere – come scriveva Italo Calvino – nell’inferno ciò che non è inferno, “e farlo durare, e dargli spazio”. Questo esigeva “attenzione e approfondimento continui”, la lotta spirituale, di cui parlavano i Padri, l’unico impegno che, fatto ogni calcolo, valesse la pena di abbracciare.

5 pensieri su “86. Il paradiso terrestre

  1. “Amico, conosci te stesso. Conosci la tua origine e la tua natura. E’ un percorso semplice che ti porterà a raggiungere la bellezza del primo modello (Dio).”
    (San Gregorio Nazianzeno)

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  2. …..Lui pensava al mito del Labirinto e al Minotauro, alla lotta con la sfera del dionisiaco che avrebbe dovuto intraprendere per non farsi irretire dalla perdizione dei sensi mentre lei in quei momenti si avvicinava sempre di più a lui perfettamente consapevole del fascino irresistibile che esercitava.
    Il Dottore allora cercava di aggrapparsi al filo del logos per uscire da quella trappola che la donna-dea gli aveva teso, cosciente però che una volta fuori dal Labirinto comunque sarebbe stata l’irrazionalità dionisiaca a impossessarsi nuovamente dei suoi pensieri.
    Sapeva infatti, come aveva appreso dal suo Maestro, che se anche avesse chiesto aiuto ad Apollo come fece Orfeo, deluso per la perdita di Euridice, Dioniso, offeso, lo avrebbe fatto sbranare dalle Menadi come in una lotta impari nella quale però era cosciente di essere entrato da solo

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  3. Di certo Adamo ed Eva avevano un cuore che un Dio perfetto con loro aveva creato. Quel cuore conteneva tutto, anche i cattivi pensieri che sarebbero dovuti restare imprigionati in un atrio buio senza mai venir fuori. Lo stesso cuore è anche dentro di noi: la vera eredità dei nostri sconsiderati progenitori da cui soltanto può partire il nostro riscatto, la riconquista dell’Eden.

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  4. Anche se il demonio prende la forma di un angelo di luce (2Cor 11,14), con la farsa apparenza di luce», «dimena gentilmente la coda», lo si riconosce tuttavia dalle opere, dall’effetto che produce sull’immagine di Dio nell’anima, ed è questo il criterio decisivo del discernimento fra «stato pacifico» e «stato turbato».

    La vigilanza alla «porta del cuore» è, innanzitutto, una difesa per respingere immediatamente i pensieri intrusi. «Sii il portinaio del tuo cuore, affinché lo straniero non entri, dicendo: Tu sei dei nostri, o dei nostri nemici?».

    L’arte di purificare il cuore
    di Thomas Spidlik

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