88. La vita oltre la vita


Una fatica, certo, comunicare qualcosa a cui la natura del dopo-peccato resisteva con tutte le sue forze. Noi ci provavamo, negli incontri, nelle catechesi, arrivando a sentirci spossati per questa impresa da definire titanica, se non fosse stato Gesù a portarla avanti. Sul blog avevo fatto uscire l’immagine di una grande croce vista dal basso, con la scritta: “quando costa, è amore”. Ci consolava pensare che il Vangelo portasse un messaggio potente proprio perché paradossale, incomprensibile, per certi versi, agli occhi del mondo. Era questo il motivo per cui preti e suore erano detti – per usare un eufemismo – portatori di una sorte avversa? In realtà, erano solo annunciatori di una soglia, di uno stato ulteriore, più vasto della mente, più profondo degli schemi in cui si suole imprigionare la propria esperienza quotidiana. M’interessavo sempre più alle esperienze pre-morte, dove c’era una costante che solo raramente veniva contraddetta: chi accedeva, anche per pochi istanti, a quella che era stata definita “la vita oltre la vita “, non aveva più voglia di tornare, si sentiva avvolto in un amore senza condizioni, attratto da una specie di vivente calamita. Non mancavano, però, le situazioni opposte, l’immersione nel buio, tra presenze ostili e minacciose: l’anticamera di quello che i teologi definiscono inferno. Il contrasto era l’ennesimo appello a vivere già qui la dimensione dell’amore, della pace: lo Shalom, il benessere integrale anche nel bel mezzo delle avversità, il paradosso, insomma, di una vita che nasce dalla morte, una gioia che nasce dal dolore, come il parto.

4 pensieri su “88. La vita oltre la vita

  1. LE FATICHE DEL VENTO

    Molto ha da fare il vento con le nuvole,
    frivolo armento senza disciplina.
    Piace al sole con pompa e con ossequio
    d’essere accolto in cielo ogni mattina:
    e fin dall’alba, ecco il vento in servizio
    a preparargli una regal cortina.
    Sul vespro, poi, nuovo apparato!
    Gli uomini soglion tra loro chiamar pazzo il vento;
    forse perché si pensa che non debbano
    costar fatica alcuna, alcuno stento,
    que’ suoi servigi; ma se gli si sbandano
    le nubi e il sol se ne va via scontento?
    Se ogni villano vuol acqua sul propria
    campicello, e lui, per firmamento,
    gira e rigira non trova una nuvola,
    quando poche sarebbero anche cento?
    Luigi Pirandello

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  2. Vorrei saper commentare a questo post,ma come spesso mi capita,non mi ritengo abbastanza forbito per esporre quanto il cuore mi suggerisce;
    pero’ posso consigliare un rimando al minicapitolo 70″RICOMINCIARE” di Fabrizio stesso nel suo libro “DIVENTARE SE STESSI” Cosa ho capito della vita;………
    perche’ a cominciare risulta sempre bello,entusiasmante,e forse anche facile,ma ,a ricominciare,..e’ sempre piu’ dura!
    Comunque,ripensandoci,tutto puo’ dipendere da come e da dove si voglia ricominciare:
    potrebbe essere un “rinascere “,quasi un”risorgere” dopo la morte apparente per una delusione,per un insuccesso, dovuti forse ad una eccessiva fiducia in se’ stessi;(filautia?egofilia?vanagloria?)….tutte “doti”prospettate “””alle origini”””!!!!
    ecco dunque un ricominciare benefico,un risorgere dalle tenebre del “se stesso” e trovarsi con lo sguardo nello sguardo dell’altro,o meglio ancora, dell’ “ALTRO” !!!

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  3. Il Battesimo è il ponte che Gesù ha costruito tra sé e noi, la strada per la quale si rende a noi accessibile; è l’arcobaleno divino sulla nostra vita.
    (Benedetto XVI)

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  4. quante volte mi hanno detto: smettila, falla finita ! e quante volte è capitato di dirlo ad altri…ma noi non siamo fatti per smettere ,.per finire . noi siamo fatti per continuare ed anche per ricominciare o come qualcuno ci ha promesso per risorgere. e per citare esattamente quanto letto di recente ” la speranza che ci è stata data è più grande di ogni sfida e di ogni sconfitta , chiamati a continuare il tocco del Figlio con carità e fiducia ,con mano che magari trema ma non si ritrae ,per accoglier, curare, consolare, carezzare . e da bisognosi di conferma, per toccare, riconoscere ,non ripetere l’infinito colpo di lancia dell’ingiustizia”

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