89. Il desiderio, ancora.


Il desiderio, dunque. Prendevamo coscienza, sempre più, che tutto si giocava lì, nell’apertura del cuore senza condizioni, in una libertà da ogni tipo di vincolo interiore, da catene magari invisibili e sottili, residui di un tempo segnato dal peccato. Era importante recepire, in questo senso, i consigli dei Padri della Chiesa, dei santi che raccomandavano, ad ogni piè sospinto, il distacco da tutto, perché tutto fosse accolto nell’abbraccio di Dio, nel suo sguardo capace di bruciare ogni rifiuto tossico del mondo. Ricordavo la risposta di Jean Cocteau a un intervistatore che chiedeva cosa avrebbe salvato dalla sua casa in preda al fuoco: il fuoco, aveva detto, riuscendo a concentrare in una semplice battuta il senso incandescente della vita. Gli occhi di Gesù: solo lì si afferrava il mistero dell’uomo e della donna, mai possedendolo, ma solo intravedendone il nesso con l’Origine, che reclamava i suoi diritti in questo tempo apocalittico, l’ora della profezia, la risposta all’eterna domanda di Pilato: cos’è la verità? All’uomo occidentale, che si lavava le mani nel catino del benessere, della cosiddetta realizzazione personale, della nicchia sicura da trovare nell’occhio del ciclone, Dio rispondeva con gli eventi che ormai sentivamo alle porte, come l’effetto inevitabile dell’indifferenza, del cinismo, dell’irrisione delle cose sante, a cominciare dalla presenza di Maria e dei suoi messaggi, denigrati perfino da una certa Chiesa. Uno di essi ricordava quanto fosse necessario fare tutto col cuore: il desiderio, appunto, il primo e ultimo ponte sull’abisso del destino, anzi, del Progetto di Dio.

3 pensieri su “89. Il desiderio, ancora.

  1. L’etimologia della parola “desiderio” è interessante:
    dal latino DE (che esprime mancanza) e SIDUS (stella), “avvertire la mancanza delle stelle”, cioè di quegli auspici che i sacerdoti avevano il compito di dare, aiutando a capire il rapporto tra le cose, per scoprire la verità.
    Indica quindi un sentimento di un vuoto profondo, che mette in moto una ricerca appassionata.

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  2. Dall’immagine tesa
    vigilo l’istante
    con imminenza di attesa –
    e non aspetto nessuno:
    nell’ombra accesa
    spio il campanello
    che impercettibile spande
    un polline di suono –
    e non aspetto nessuno:
    fra quattro mura
    stupefatte di spazio
    più che un deserto
    non aspetto nessuno:
    ma deve venire;
    verrà, se resisto,
    a sbocciare non visto,
    verrà d’improvviso,
    quando meno l’avverto:
    verrà quasi perdono
    di quanto fa morire,
    verrà a farmi certo
    del suo e mio tesoro,
    verrà come ristoro
    delle mie e sue pene,
    verrà, forse già viene
    il suo bisbiglio

    C. Rebora

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