Rosaria Di Donato, Preghiera in gennaio

Rosaria Di Donato

Preghiera in Gennaio

Dedicato a Fabrizio De Andrè e Maria Grazia Lenisa, dalla nuda umanità nascono il canto e la sete di Dio

 

Sommario

Prefazione di Marzia Alunni

prima che sia notte
padre nostro
lazzaro e gesù

quanto errasti maddalena
contro gli empi non distruggere crea oltre la veste
ruth
il centro non sei tu
preghiera
jesus
il padre-il figlio
Torno all’amore dei poeti

Postfazione di Lucianna Argentino

Nota bio-bibliografica

Foto

Playa de la Malvarrosa, Valencia, febbraio 2016 : foto di Rosaria Di Donato
Oceano Atlantico, Casablanca, dicembre 2013: foto di Rosaria Di Donato
Rosaria Di Donato, Roma, maggio 2016: foto di Mel Carrara Melalmar

Prefazione

La poesia religiosa, per Rosaria Di Donato, è molto più di un incontro fra il simbolico e il dogma, in una visione affatto edificante, come rivela una lettura attenta del suo ultimo lavoro intitolato “Preghiera in Gennaio”. Per lei, e forse per chi oggi s’incammina nella ricerca di Dio, si apre una strada nuova, dettata dal narrarsi nel momento della vulnerabilità interiore, ovvero della chiamata quotidiana da accogliere l’Altissimo con abbandono totale. Dio, soggetto assoluto, sembra tuttavia nelle poesie differente dai clichè, Egli infatti risponde con slancio al cuore umano e pare accogliere i doni dei versi: le parole pregne di signficati. Esse non sono più soltanto una prova di bravura o di sfoggio intellettuale, ma si offrono come un abbraccio intimo, la dichiarazione d’amore all’Altissimo che giunge, serena e misteriosa, nel corso di un dialogo frequente, nella sua attesa di maturità.

E’ provato dalla lettura che i testi non ricercano esclusivamente la purezza della lingua alta, certo presente in alcuni di essi, ma non preponderante, rispetto al messaggio della fede rinnovata nel contatto fra gli uomini, fragili eppure insostituibili. A ben vedere, c’è una dimensione corale del credere, una epifania semplice dell’invito alla preghiera, come autentica comunicazione, di cui la poesia è testimonianza gradita, meditazione suasiva e pura. Un esempio eclatante è la lirica “padre nostro” della quale è doveroso segnalare l’inizio, così umano:

“padre nostro dio di tutti

pace imploriamo

suscitala nell’intimo del nostro essere

ché invada le nazioni…”

Il lettore, che s’immerge nella poesia suindicata e rivolta al Padre, sa di essere accettato come figlio, in un rapporto indissolubile che nemmeno il peccato riesce a negare, bensì a rappresentare come scandalo di sofferenza e amore tradito. Si vedano i versi intensi che, in un altro testo, completano l’invocazione-preghiera-poesia citata poc’anzi:

“ti chiama il padre e tu rispondi abbà non riesco a farcela troppo pesante vivere e morire amare sopportare piangere lottare …”

(il padre-il figlio)

La forza della verità attraversa la parola, ma l’aspetto più interessante è che non si mostra nella veste di rivelazione astrusa e teologale, piuttosto trascina, converte e ostende il volto sorridente di Dio che salva. Simile all’intervento nei confronti di Lazzaro è la salvezza divina, induce alla pacatezza spirituale, ma dentro è tripudio e gioiosa celebrazione di tutte le resurrezioni agognate, una per ciascun essere umano. Noi siamo Lazzaro che muore ogni giorno nel grigiore e si risveglia a nuova vita fra le braccia dell’Altissimo.

La fede oggi richiede un coraggio particolare, la forza della testimonianza la anima, ne costituisce l’ossatura e il fondamento. Non c’è fede in Dio senza testimonianza. Chi parla di Lui è stato scelto, anche se non ne è consapevole. E’ come Veronica che riceve il velo con il volto di Cristo sul cammino verso il Calvario. Non lo tiene per sé, ma lo mostra al mondo. Simile è la missione del poeta di Dio, si spoglia delle sue ambizioni mondane per seguire la marcia verso la Croce. Di Donato, attraverso la finzione poetica, sembra partecipare alla divisione delle vesti del Salvatore, sul Golgota, come in un doloroso rituale che preannuncia il grido assoluto: “ Dio mio perché mi hai abbandonato” ben noto, ma lo ribalta nel tripudio d’amore della resurrezione condivisa. Si legga la chiusura del testo “oltre la veste” per comprendere:

beato chi ha in sorte la tunica

che al gioco dei dadi fu affidata da chi sprezzante non riuscì
a smembrarla né lacerarla
ma intera la vinse senza cuciture né rammendi come la fedeltà del cristo che totalmente amò

l’ intera umanità per sempre gesù promessa di liberazione sangue-effuso per gli ultimi

A quella promessa di liberazione rispondiamo, anzitutto, immergendoci nella lettura e nella preghiera, forti di un approdo, c’è Dio nostra guida, “vela sul mare” delle fugaci illusioni umane, destinate a essere tradite quando non si poggiano sul progetto di salvezza universale. La poesia pertanto ha un compito delicato, tiene insieme i due registri, simbolo dell’alfa e dell’omega. Quello alto della riflessione mistica, illuminata dallo spirito, e l’altro, più semplice e colloquiale, della carità che non disdegna accenti secolarizzati e forme nuove di accostamento metaforico (si veda il ritratto della maddalena, così prossimo al nostro tempo). La preghiera segue un rito dalla forza antica e rassicurante, ma la poesia innova il patto con Dio attraverso il linguaggio, rischioso e vivo, della nostra contemporaneità. Si tratta di una relazione feconda, un patto per essere più vicini a Dio, scherzare con Lui, invocarlo, innamorarsene, giocare con Gesù bambino e perdonare gli altri. La poetessa, con levità, esplora i motivi della fede, attraverso le figure più famose, come quella di Ruth, colta in un ripiegamento interiore, analizzata con fine psicologia, ma nell’intento di lasciare spazio, nel vuoto della vedovanza, alla progressiva scoperta di una solitudine che non è mai desolazione totale. Dio grida nel deserto… Spiega l’autrice nei versi:

“…in questo deserto che fare senza più legami sola nell’oblio dei giorni muti scanditi da silenzio assordante cerbiatta inchiodata al vuoto esistere

un vortice un’idea di grazia m’ inebria ecco già l’orizzonte compare altrove in terra straniera coltiva il futuro lontano da qui nel paese di abramo…”

Il paese di Abramo ci attende quando nel deserto troviamo la forza di andare verso di Lui. La scoperta che non siamo mai stati autenticamente soli verrà dopo, col tempo.

I testi presentano, come sottotema eccellente, un’analisi serrata della dialettica esistenziale. Vi si possono apprezzare, e riscontrare, squarci, aperture e strappi nel tessuto del quotidiano che provocano domande, attendono una rivelazione di là da venire e pongono le basi di una ricerca ardua e rigorosa della verità-salvezza.

In senso filosofico, la fede e la parola poetica sono vicine, sembrano toccarsi all’infinito come le famose rette. Rosaria Di Donato si muove agevolmente fra i sovrassensi e i paradossi che intrecciano poesia, fede e ricerca filosofica, ma il mistico moderno ricerca Dio nel migrante, nell’infanzia desolata o nel vuoto interiore di troppi adolescenti. Il mistico è critico verso il suo / nostro tempo, non si allontana dal prossimo, lo accoglie e fa di questa attitudine inclusiva la virtù ineliminabile della spiritualità più elevata. In tal senso vanno letti i versi che meditano sopra il Salmo 59 “Contro gli empi non distruggere crea”. Qui se ne riportano solo alcuni, ma l’intonazione del testo, la sua cadenza tipica dal sapore antico, sapientemente evocato, richiederebbe una lettura integrale:

“…non distruggerli non ucciderli vano rendi
il loro agire

ché si convertano
e il male più non sia

allora intonerò
osanna e lode allora danzerò coi miei vicini signore che salvi il misero

colpito colpito colpito”

L’anelito verso la visione del volto divino è specchio, della vera ricerca, un cammino in salita, ma la poetessa non è sola, c’è il dialogo orizzontale con il prossimo, un interrogarsi per accogliere il messaggio del Padre, amicizia ed ecumenismo da condividere tra gli uomini di buona volontà, complice la parola. La mediazione della poesia, rivisita il passato, lo attualizza e, con tale atto, unisce nella lode a Dio le generazioni, anche quelle non credenti che, nella solidarietà umana, scoprono un lato del divino. Rosaria Di Donato, opera in tal senso consapevolmente, sullo scenario controverso di un mondo sempre più secolarizzato, per avvicinare, tramite la suasività della parola poetica, il lettore alla fede. C’è una lucida convinzione che, se il rapporto con Dio è personale, quasi segreto, tuttavia la responsabilità della salvezza riguarda la comunità dei credenti, impegnata nel progetto divino. Da questa convinzione profonda deriva l’uso della prima persona plurale, presente in alcuni testi, adottato scientemente per rimarcare l’idea di una ben determinata visione soteriologica da condividere con tutti gli uomini, senza ritagliarsi nicchie di isolata superiorità nelle quali coltivare l’intelletto. Una scelta così viva è caratterizzata dall’ardente carità, e mostra l’impronta del kerigma, ovvero s’ispira all’attesa di una trascinante e commossa parusia. In conclusione, scrivere queste poesie è stato, per l’autrice, come muovere un primo determinante passo che riconosca nella bellezza spirituale della parola un’ascendenza divina e la condivida generosamente, il cammino successivo, in senso profondo, è riservato adesso ai suoi lettori e fratelli.

Marzia Alunni

 

 

prima che sia notte ancora vorrei qualcosa qualcosa di mio qualcosa che irrompa nel tempo mostrando un seme nuovo
un germoglio
e non disamore

 

padre nostro

 

padre nostro dio di tutti

pace imploriamo

suscitala nell’intimo del nostro essere

ché invada le nazioni

figlia della giustizia e del confronto

del rispetto e del dialogo del bene comune

padre nostro

siamo tuoi figli ma l’odio ci divora

gli uni agli altri ostili privi viviamo d’armonia

giorni d’amore vuoti violenta cronaca

crimine la guerra solo l’avere conta

padre nostro
sii tu il nostro cibo quotidiano

si compia la tua volontà venga il tuo regno

ché il nostro è buio nell’imperfezione

amen

 

lazzaro e gesù

 

sei andato via sei partito per annunciare il regno
in galilea e io mi sono perso

ricordi gesù quei giorni a bagnarci nel giordano ad asciugarci i piedi nell’erba verde

del sé mi parlavi con teneri suoni ero vivo

ti sei allontanato e io
mi sono perso girovagando un morbo mi ha fiaccato

quasi morto mi trovò marta alla geenna nulla valsero
i digiuni di maria le preci offerte in espiazione a dio

lontano volò l’anima stanca tra lamenti-singulti
delle sorelle amate l’esangue corpo spirò

giungesti che putrido giacevo da quattro giorni nel sepolcro piangevi

amara solitudine la mia ma più amaro il pianto che solcò il tuo viso

fermo stendesti il palmo e il padre ti ascoltò placò il dolore

lazzaro chiamasti e il grido perforò la morte

vieni fuori dicesti con voce calda
e buona come il pane

ti udii e quel calore sciolse il gelo
a rinnovare istanti

di vita esuberante
come il mare che smosso il sasso fuoriuscì dal buio

 

quanto errasti maddalena

 

audace maddalena
sciogliesti i tuoi capelli
a carezzarmi i piedi
mai seta fu più fine
e profumata
mai lacrime più dolci
fruscio d’oriente
quasi geisha
soave fu il perdono
che scivolò nel cuore
che ti (nacque) dentro
a ri-trovare il mare di spuma
e sale (sole) di onde a contenere i giorni a scan-dire il passo rinnovato del tuo andare
alla sequela ormai
del redentore
ché quelli che si perdono trovano dio

 

contro gli empi non distruggere crea                              Salmo 59

atterrito t’invoco signore

libera libera libera me dai nemici disancorato vago
fra le tenebre

e temo temo temo per la mia stessa vita

ingiuste accuse
mi feriscono
e tristemente vedo
gli assassini all’uscio salvami soccorrimi
da chi commette il male

già i cani brandirono
il corpo del redentore ed egli come agnello
fu immolato in croce ma può il risorto
il dio di misericordia abbandonare i suoi figli

disperdi i nemici le colpe dimentica di chi ti invoca
e l’orante libera dal pericolo

ingiuriosi
sanguinari
superbi
simili latrano
a cani randagi diffondendo menzogna e bestemmia

ma tu sii
lo scudo del giusto
la difesa dell’innocente

sostieni il povero
che implora
punisci i traditori
i mistificatori gli empi non distruggerli

non ucciderli
vano rendi
il loro agire
ché si convertano
e il male più non sia

allora intonerò
osanna e lode allora danzerò coi miei vicini signore che salvi il misero

colpito colpito colpito

 

oltre la veste

 

beato chi ha in sorte la tunica

con tenere mani la tessè maria tutta d’un pezzo intrecciando
in silenzio la trama con l’ordito sopra il telaio curva per giorni interi e notti a inumidire il filo con sospiri e lacrime-carezze che bianca la fecero e splendente non abito ma anima del figlio redentore

beato chi ha in sorte la tunica

senza macchia vestì il cristo fino all’albero ove spoglio germogliò nel buio delle pupille astanti ignare del bene ricevuto di vita come un fiume nel fluire di Spirito sgorgato dal costato aperto a rinnovare il mondo dal peccato ferito dall’odio consumato

beato chi ha in sorte la tunica

che al gioco dei dadi fu affidata da chi sprezzante non riuscì
a smembrarla nè lacerarla
ma intera la vinse senza cuciture nè rammendi come la fedeltà del cristo che totalmente amò l’intera umanità per sempre gesù promessa di liberazione sangue-effuso per gli ultimi

 

ruth

 

da nero velo di precoce vedovanza avvolto il corpo custodisce pensieri germogli di spighe nuove al sole anelanti lungo corsi d’acqua

in questo deserto che fare senza
più legami sola nell’oblio dei giorni muti scanditi da silenzio assordante cerbiatta inchiodata al vuoto esistere

un vortice un’idea di grazia m’inebria ecco già l’orizzonte compare altrove in terra straniera coltiva il futuro lontano da qui nel paese di abramo

che patria non è dove nasciamo l’approdo piuttosto a un vivere giusto naomi verrò con te la legge del tuo popolo sarà la mia il dio dei patriarchi provvederà

 

il centro non sei tu

 

un cristiano
non può dire io
che questo tra tutti
è limite che orizzonti più vasti preclude

solo popolo di dio e miserere nobis
e la promessa
che vita futura

ci attende

e non è domani
il futuro ma oggi ulteriore è possibilità che s’apre quando invitto egoismo
tace sconfitto

unione è carità misericordia ecumenismo senza divisioni umiltà-speranza

abramo è padre perché abramo va abramo è madre perché abramo è abramo è figlio perché abramo c’è

ora puoi capire perché essere perché dare perché andare

abramo è terra comune

 

preghiera

 

mite ti so
a pregare sotto
una radura di stelle

come silenzio e fuoco preghiera

sciogli ghiacciai e l’acqua mare si fa e oceano

all’orizzonte ali d’ulivo
la colomba

non è più notte scende lo Spirito circonfuso di luce

 

jesus

 

sacro cuore luce di spine coronata quanta grazia

quale fiume zampillante imperitura sorgente

fuoco soave fiamma inestinguibile carità

dio da dio luce da luce

maestro
vela sul mare

 

il padre-il figlio

 

ti chiama il padre
e tu rispondi abbà non riesco a farcela troppo pesante vivere e morire amare sopportare piangere lottare

dov’è la festa che sognavo il mondo
in cui credevo la vita

che aspettavo io chi sono

dove sto andando
a chi appartengo
è un sogno-finzione oppure è vero
il nulla impera
il mondo è vano sono solo

no tu sei con me risponde il padre sempre ti ho avuto in grembo

all’alba dei giorni ti ho pensato
di Spirito nutrito

non temere il buio non prevarrà

 

 

Torno all’amore dei poeti perchè imperituro, eterno, simile a quello divino. Solo che l’amore di Dio, è misericordioso, mentre quello dei poeti è « impietoso »: vero e nudo come il primo uomo nel giardino dell’Eden, l’io lirico si muove tra scabrosità e armonia trovando un ritmo nel caos. E’ dono la parola annunciata, è legame che forgia il Mondo, che va oltre le cose sconnesse.

 

Postfazione

 

Le poesie/preghiere che Rosaria Di Donato ci offre sono un piccolo saggio della spiritualità in cui e di cui è vissuto il suo fare poesia. Una spiritualità che pur affondando le sue radici nel cristianesimo è, sinceramente e profondamente cattolica, ossia universale. Una spiritualità che si manifesta attraverso la scelta di episodi biblici ed evangelici emblematici di una condizione, come è quella umana, fatta di precarietà, di fragilità e nello stesso tempo forte di quell’anelito verso una dimensione che travalichi il mero dato materiale insufficiente a dare un senso a ciò che sentiamo essere il mistero che avvolge la nostra esistenza. Rosaria Di Donato, dunque, prende spunto per la sua riflessione da storie, che si possono definire dei classici, tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, operando una trasposizione temporale attraverso la scrittura poetica con cui le sintonizza con l’umanità di oggi. Rosaria Di Donato non si erge a maestra, non ci indica la via per la salvezza, ma semplicemente ci invita a una riflessione sul senso della nostra vita alla luce delle parole e della vita di Gesù. Troviamo quindi i temi portanti della sua poetica come la pace, il senso di fratellanza che dovrebbe unire tutti gli esseri umani, l’amore, l’umiltà – parola oggi più che mai dimenticata e anzi considerata negativamente in una società competitiva e arrogante come la nostra.
L’irrompere che Rosaria Di Donato chiede nel primo testo di questa esile, ma intensa raccolta è l’irrompere della poesia. Là dove la poesia con la forza dirompente del suo linguaggio che non ha schemi, che non è imbrigliato in forme convenzionali, è più vicina al sentire intimo di ognuno di noi. Risveglia il nostro spirito, gli dona parole nuove che possano portare verso opere aderenti a quel meraviglioso e difficile comandamento che è quello di amarci gli uni gli altri. La poesia ci accompagna in un viaggio interiore per prendere contatto con la nostra interiorità e questo a volte ci fa un po’ paura perché sentiamo che essa può condurci verso luoghi in cui tutte le nostre maschere cadono e noi rimaniamo nudi e vulnerabili. La poesia, dunque, come un “germoglio” per fioriture che portino frutti nuovi, frutti di luce per combattere l’oscurità in cui sembrano immersi i nostri tempi. Rosaria Di Donato, dunque, ricalcando le orme di personaggi biblici ed evangelici non solo ci dice qualcosa su di noi, ma ci esorta a una riflessione più profonda, ci spinge a specchiarci in questi personaggi e attraverso la loro vicenda umana illuminare un poco la nostra per poi poter uscire da noi stessi e andare incontro all’altro. Ma l’unica luce in grado davvero di illuminare tutto il nostro essere è quella di Gesù, questo ci conferma Rosaria Di Donato la sua è, quindi, una testimonianza di fede e di vita vissuta.
Molto bella anche la breve prosa poetica finale che è una dichiarazione di poetica in cui la poesia è vista come ciò che è in grado di ri-creare relazioni tra le cose “sconnesse” del mondo e anche ricreare relazioni tra le cose sconnesse che abitano in noi, sconnessioni che ci portano lontani dalla nostra verità. Non concordo sull’aggettivo “impietoso” riferito all’amore dei poeti sia perché l’amore non può essere impietoso, sia perché la pietà, intesa in senso virgiliano, è, a mio avviso, una caratteristica fondamentale nei poeti. Certamente la nostra pietà di esseri umani è fragile, debole perché è vero come dice Rosaria Di Donato che “l’io lirico si muove tra scabrosità ed armonia”. La poesia, pertanto, ci prende per mano e ci conduce verso luoghi in cui ci è possibile trovare gli strumenti per ricomporre il nostro volto originario, trovare un senso nell’insensato essere del mondo. Insensato per chi non ne sa vedere e cogliere la bellezza, per chi non sa sentire il mistero che avvolge la vita di ognuno di noi. Ecco che allora ci sono i poeti, come Rosaria Di Donato, a ricordarcelo.

Lucianna Argentino

 

Nota bio-bibliografica

Rosaria Di Donato è nata a Roma, dove vive. Laureata in filosofia (quadriennale e specialistica), insegna in un liceo classico statale. Ha pubblicato quattro raccolte di poesia: Immagini, Ed. Le Petit Moineau, Roma 1991; Sensazioni Cosmiche, Ed. Le Petit Moineau, Roma, 1993; Frequenze D’Arcobaleno, Ed. Pomezia-Notizie, Roma 1999; Lustrante D’ Acqua, Ed. Genesi, Torino 2008. Ha partecipato all’antologia Nuovi Salmi a c. di Giacomo Ribaudo e Giovanni Dino, Ed. I Quaderni di CNTN, Palermo 2012. Alcuni suoi testi sono presenti in Voci dai Murazzi 2013, antologia poetica a c. di Sandro Gros Pietro, Ed Genesi, Torino 2013. Ha partecipato con il gruppo Poeti per Don Tonino Bello alla realizzazione di Un sandalo per Rut Oratorio per l’oggi, Ed. Accademia di Terra D’Otranto – Collana Neobar, 2014. E’ presente nell’antologia I poeti e la crisi a c. di Giovanni Dino, Fondazione Thule Cultura, Bagheria 2015. Collabora a riviste di varia cultura e i suoi volumi si sono affermati sia in Italia che all’estero, con giudizi critici di Giorgio Bàrberi Squarotti, per esempio, e traduzioni di Paul Courget e Claude Le Roy (riviste Annales e Noreal). Partecipa al blog Neobar di Abele Longo e a vari siti letterari sul web. Vincitrice di alcuni premi di poesia, si interessa di arte, cinema, letteratura. Dal 2016 cura un laboratorio di scrittura creativa nel Liceo in cui insegna.

3 pensieri su “Rosaria Di Donato, Preghiera in gennaio

  1. Grazie Fabrizio, per aver postato questo mio eboock appena uscito su Neobar! La scansione dei versi non è proprio fedele (a volte ne sonno raggruppati due insieme), però non importa! penso che si possano apprezzare ugualmente l’impegno della scrittura e la forza che ho voluto imprimere alle parole. Proprio come nota l’amica scrittrice Annamaria Ferramosca, che saluto, questi componimenti sono frutto della fede In Dio, ma anche dell’amore per la poesia. Ho voluto inserire anche due mie foto a testimonianza che la vita nello spirito è viaggio e scoperta e che, a volte, il paesaggio traluce trascendenza.

    Con gratitudine,
    Rosaria

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