L’ORTO DEI LIBRI

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

L’Orto dei Libri è la nuova libreria aperta da Giorgio Galli in via dei Lincei 31 a Roma, nel quartiere di Tor Marancia. Un esperimento culturale e sociale estremamente interessante. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

1) Com’è nata l’idea di associare ai libri le piante? E prima di tutto, come hai deciso di diventare un libraio?

Dopo molti anni di lavoretti e disoccupazione, ho avuto la possibilità di lavorare in una libreria. È stato come spalancare la finestra e scoprire che c’è ancora un mondo, fuori. Da sempre sono un cultore della letteratura. Ma da quando mi ero messo a cercar lavoro sembrava che di questa passione mi dovessi vergognare. Non è serio, in un curriculum, scrivere che hai la passione della letteratura. O della musica classica. Da disoccupato si impara a ragionare in un modo che non è il tuo. Non conta più cosa vuoi, ma ciò che si vuole da te.  Diventa un automatismo mentale: i tuoi interessi non ti interessano più, tu stesso, ai tuoi stessi occhi, non sei tu, sei un disoccupato. Il breve periodo di lavoro in libreria mi ha fatto capire che c’era ancora una possibilità di conciliare il pane quotidiano con la passione della mia vita: la cultura. Ma attenzione, non ci si improvvisa librai, soprattutto in un momento come questo! Non basta la passione, bisogna avere le competenze. Il libraio è un mestiere, come il calzolaio. Non basta avere la passione per le scarpe per essere un buon calzolaio. Così, ho fatto la Scuola Librai Italiani, ho lavorato in altre librerie, ho fatto sostituzioni, stage e tutta la gavetta che ne consegue. E, quando mi si è presentata l’occasione di aprire una mia libreria, l’ho colta al volo. L’idea di associare le piante ai libri… beh, è nata parlando con mia moglie. Lei diceva che una libreria dovrebbe essere un posto rigenerante, quasi un centro benessere della mente. Allora ho pensato agli antichi, che amavano leggere e conversare negli Horti. E ho pensato di creare, in un quartiere giovane, ricco di associazioni e di attività come Tor Marancia, ma privo di una libreria di riferimento, il mio piccolo Hortus: un posto dove ci si possa sentire come a casa o in giardino, tra i profumi del legno e delle piante e non tra gli odori asettici degli scaffali di ferro. Voglio che il mio Orto somigli a una vecchia drogheria, a un negozio di quartiere: ci si siede al tavolino, si sfogliano i libri, il libraio ti offre un caffè, e si trascorre il tempo in un modo “antico”, di cui però c’è bisogno. Il mio modello è la libreria Leer Devagar di Lisbona, che significa proprio “leggere lentamente”: un posto che è come una città, dove non ci si limita a comprare libri, ma si vive un’esperienza: il libro è mischiato a casse di frutta, a macchinari in uno e in disuso… Naturalmente io dispongo di un piccolo spazio, e l’esperienza che si prova da me non è quella di una città, ma di un angolo di casa, o di giardino…

 

2) Che cosa ti affascina maggiormente di questa professione?

Tutto. Dagli aspetti manuali come prendersi cura dell’oggetto-libro, spolverarlo, fargli spazio, al contatto con gli editori e gli autori, cioè con i motori del mondo del libro. La lettura dei libri, naturalmente. E poi i clienti che tornano perché sono rimasti soddisfatti di un consiglio, o che ti mandano – è successo davvero! – la foto della loro figlia felice di fronte al libro che le hai dato. Ma l’esperienza più bella è imparare dai propri clienti. Scoprire libri e autori che non conoscevi. Perché un libraio non è un tuttologo, e sbaglia se finge di esserlo. La maggiore soddisfazione è creare un rapporto, e nel rapporto ci si arricchisce entrambi.

3) Parlaci della tua selezione di titoli: c’è un filo conduttore che la attraversa tutta? Come scegli i libri che vendi?

Ho due idee guida: dare spazio alla piccola editoria indipendente – senza escludere la grande – e offrire una scelta di libri il più possibile internazionale e multiculturale. Una libreria che non insegua l’ultimo titolo sull’ultimo fatto di sangue, ma faccia conoscere il mondo d’oggi nella sua multiformità. Tutt’altro che un luogo “fuori dal tempo”, dunque: piuttosto un luogo che non insegue la logica dell’ultimo minuto. Come scelgo i libri che vendo? Sia in base alla loro qualità, sia alla loro commerciabilità: ci sono libri che scelgo perché si vendono, è ipocrita negarlo. Altri in cui credo anche se non sono libri “per tutti i gusti”. Ma ho la fortuna di lavorare in un quartiere dai gusti non scontati… Non ho preclusioni. L’unica cosa che non ammetto è il razzismo. Un libro che inciti all’odio non lo voglio.

4) Hai organizzato e stai organizzando vari eventi culturali, anche in collaborazione con altre realtà romane. Ce ne vuoi parlare?

Sì. Ho scoperto che qui nel quartiere sono nate altre librerie negli ultimi mesi, segno che la zona è viva, e sono tutte librerie di giovani. Con una, la libreria per bambini Pippi, abbiamo organizzato un ciclo di incontri intitolato Coraggiose. È stata la nostra risposta al “solito” otto marzo. Abbiamo voluto raccontare storie di artiste, scienziate, giornaliste, per affrontare il tema dei rapporti di genere in una prospettiva diversa da quella che vede le donne solo come vittime della violenza maschile. Volevamo porre l’accento sui casi in cui le donne si sono rese protagoniste. La Pippi ha tenuto i laboratori per bambini, l’Orto gli incontri per adulti. Abbiamo scoperto che la madre di Italo Calvino è stata una grande scienziata e botanica, e che Calvino è nato a Santiago di Cuba perché Eva Mameli Calvino è stata la prima scienziata italiana a partecipare a un programma di ricerca internazionale. Ma forse la storia più sconvolgente è quella di Simav, una ragazza curda di Homs, una maestra elementare che con una telecamera amatoriale è riuscita a riprendere il martirio della sua città, la paura dei suoi bambini, perfino la distruzione della sua casa e la morte dei suoi genitori, e ha spedito tutto al regista Ossama Muhamed, un siriano espatriato in Francia. Dalla loro collaborazione è nato un film, Acqua argentata (che è il significato del nome Simav in curdo), presentato a Cannes nel 2014. Simav è riuscita a venire in Europa per il film: la si può vedere in alcune interviste su YouTube in cui cerca di trattenere le lacrime. Ha un viso da bambina, ma un coraggio indicibile: dopo il film è tornata a insegnare in Siria, e oggi fa la maestra in un campo profughi in Turchia. Per questi incontri mi sono avvalso di un’esperta di Amnesty International, Anna Parisi Presicce. Ad aprile ospiterò anche dei laboratori di lettura animata per bambini, dedicati ai temi della convivenza, della conoscenza reciproca, della diversità come ricchezza. Un percorso per cui posso contare sull’illustratrice e psicologa Federica Bicchieraro. Insomma, la collaborazione per me è importante. In questo momento storico, in cui la cultura del libro è al nadir non solo in Italia, fare squadra fra librai e altri professionisti che hanno una sensibilità comune è fondamentale. È il motivo per cui ho aderito all’Associazione Librai nazionale e regionale: nel nostro campo, si è capito da tempo che si esce dalla crisi solo facendo squadra, e non limitandosi a farsi concorrenza.

5) Qual è la sfida maggiore dell’essere un libraio oggi?

Tutto è una sfida. Come attività commerciale, c’è una muraglia di burocrazia da superare, prima e dopo l’apertura. Come attività culturale, il problema più grosso è far varcare alle persone quella maledetta porta. La tengo aperta anche d’inverno, a rischio di prendermi una polmonite, ma nella maggior parte delle persone la libreria continua a suscitare una gamma di sentimenti che vanno dal timore reverenziale alla derisione. C’è un tale che tutti i giorni, passando, mi ripete “Ma tu sei pazzo, abito qua da cinquant’anni e nun c’è mai stata ‘na libreria, nun è zona questa. Un bel ristorante, ‘na bella pizzeria sì, ma i libri…” Me lo dice proprio tutti i giorni: comincio a pensare che la memoria gli faccia cilecca e che magari un’altra libreria c’è stata, negli ultimi cinquant’anni… Certo, questo non è un quartiere centrale, è un quartiere popolare (anche se non povero) e non posso aspettarmi, soprattutto all’inizio, numeri stratosferici. Bisogna aver pazienza. In compenso, i lettori che vengono sono lettori esperti, sanno quello che vogliono, ti lasciano di stucco chiedendoti Kapuściński, Cortázar o Danilo Kiš… Sono soddisfazioni per un libraio. Ma la cosa più bella è l’attenzione alla lettura dei giovanissimi. I genitori di questo quartiere sono attentissimi a ciò che leggono i figli. Le scuole sono molto sensibili. Esistono associazioni, come Lottavolegge, il cui scopo è portare la lettura tra i bambini e nelle famiglie fin dalla più tenera età. È a queste persone straordinarie che bisogna guardare. La libreria ha senso se diventa parte della vita del quartiere, se cresce con il quartiere. Altrimenti è solo un negozio. È questa la sfida più grande.

6) L’Orto dei Libri è presente anche sui social network. Pensi di utilizzare molto questo strumento nella tua attività?

Sì. Non si può prescindere dai social oggi. Dal Web in genere. C’è tanta fuffa, tanto odio, ma anche questo sito con questa intervista, no? E grazie a Internet e ai social ho scoperto tanti scrittori interessanti… Quello che bisogna fare è sviluppare il senso critico per distinguere il buono e il non buono della Rete. E questo senso critico lo possono dare solo i libri.

(le foto, di Sara Giannitelli, sono tratte della pagina facebook de L’Orto dei Libri)

6 pensieri su “L’ORTO DEI LIBRI

  1. non ho ancora avuto il piacere di andare all’Orto a cogliere libri e mangiare il dolce frutto della scrittura…ma lo farò,lo faremo con mio marito Marco Ercolani. Abbiamo conosciuto Giorgio sul web e subito è esploso un cortocircuito di condivisione, stima,ammirazione, simpatia. In lui abbiamo trovato un AMICO e uno scrittore e critico come pochi. Gli auguriamo un ORTO fecondo,di fiori,frutti,libri,incontri gioia e gratificazioni di ogni genere.

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  2. Pingback: L’ORTO DEI LIBRI | La poesia e lo spirito | HyperHouse

  3. Ecco, la catena si innesca… Lucetta e Marco mi hanno parlato entusiasticamente di te e della tua libreria-orto, ora questa tua intervista densa di idee. M’incuriosisce non poco e non abito lontano. Per cominciare, farò di tutto per venire domani con la mia nipotina Nicole per la lettura animata… Evviva i libri e chi li fa vivere!

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