Giovanni Agnoloni – L’ultimo angolo di mondo finito – Galaad Edizioni


di Riccardo Ferrazzi

Trilogia della Fine di Internet è il titolo della saga che Giovanni Agnoloni ha ordito e intessuto, e che giunge a compimento con L’ultimo angolo di mondo finito, il romanzo che la conchiude.
La chiave di lettura per questa opera di vaste proporzioni è il connettivismo, movimento letterario che coagula suggestioni cyberpunk, futuristiche e crepuscolari. Agli scrittori che ne condividono l’impostazione il connettivismo offre l’opportunità di condividere una sensibilità di fondo senza peraltro sentirsene prigionieri, connotato com’è dall’urgenza di fondere in un’unica prospettiva la conoscenza scientifica e la visione umanistica. Si tratta di un intrigante progetto culturale, teso a ricuperare l’utopia dell’uomo integrale così come la sognarono i grandi del Rinascimento da Marsilio Ficino a Galileo.
La trilogia si articola nei romanzi Sentieri di notte (2012), La casa degli Anonimi (2014), nello spin off Partita di anime (2014), e in questo conclusivo L’ultimo angolo di mondo finito. Tutti editi da Galaad Edizioni.
Romanzo fantascientifico, filosofico, catastrofico? In realtà, non avrebbe senso rinchiudere la Trilogia in uno schema. Per la sua tematica e per il modo in cui è gestita, l’opera di Agnoloni non tollera superficiali etichette. Il lettore avvertito non può fare a meno di ravvisare una personale interpretazione della struttura letteraria, del linguaggio, del significato complessivo della narrazione, e come ciascun elemento si integri armonicamente con gli altri.
Il linguaggio è una felice compresenza di neologismi informatici, precisione ed espressività. Lungi dal rincorrere i modi di un’avanguardia ormai decotta o gli altri usurati precedenti letterari, ci vengono risparmiati il flusso di coscienza, i giochini tipografici, gli sperimentalismi fine a se stessi. E meno male, perché la lingua di Agnoloni fluisce naturale, fresca, leggibilissima, il che conferisce una grande efficacia alle descrizioni.
La struttura, che richiama il classico schema del viaggio iniziatico, è articolata sui diversi percorsi dei “cercatori delle Sorgenti”, spinti ciascuno da diverse sollecitazioni: le pagine del romanzo visionario di una scrittrice scomparsa, il ricordo di un mentore/scienziato, il ricongiungimento con una sorella perduta. La suggestione sprigionata da questi stimoli orienta i personaggi nella loro ricerca: in assenza di internet, l’essere umano si ritrova svincolato da una dipendenza alienante e torna a fare uso di presentimenti, associazioni di idee, ispirazioni. Torna a ragionare, ricordare, percepire. Torna a vivere.
Più ancora che Philip Dick (l’imprescindibile riferimento per la fantascienza contemporanea) l’atmosfera de L’ultimo angolo di mondo finito mi ha ricordato Isac Asimov e i suoi inquietanti robot, le leggi della robotica e della psicostoria, la Prima e la Seconda Fondazione, il tono insensibilmente straniante con cui vengono evocati mondi possibili, le loro storture, i loro problemi logici, le loro contraddizioni.
Anche i personaggi che si dibattono nel mondo disconnesso della fine di internet solo apparentemente decidono la propria linea d’azione: in realtà ciascuno sa di dover cercare qualcosa, ma non gli è dato intuire quale sarà l’esito della vicenda e inconsapevolmente segue un percorso che, in qualche modo, è obbligato. Come nella Queste du Graal, per arrivare alla meta ogni singolo cercatore deve percepire e interpretare messaggi che gli arrivano per vie subliminali.
Chi li invia? Uno scienziato, una scrittrice, uomini e donne vivi o morti il cui unico scopo è la ricostituzione di una rete di interconnessioni cognitive a un livello ben più alto di quello offerto da strumenti meccanici come i droni o gli ologrammi. La nuova rete sarà una rete trascendentale, molto più eterea di qualsiasi collegamento wireless, e nessuno potrà impadronirsene per farla diventare uno strumento di potere.
Ma nella ricerca delle Sorgenti non c’è alcuna certezza. Le indicazioni subliminali che la orientano – addirittura l’idea stessa della ricerca – potrebbero far parte di una manovra degli Anonimi (membri di un movimento di sabotatori informatici dai moventi non del tutto chiari), ideata allo scopo di smascherare chi si ostina a battersi per una conoscenza svincolata da un nuovo Grande Fratello – sotto il quale non è difficile intravedere il programma Echelon, la CIA, la NSA, gli hacker russi, ecc., a dimostrazione di come gli stilemi fantascientifici utilizzati da Agnoloni non facciano di per sé del romanzo un’opera di fantascienza, ché anzi i riferimenti realistici traspaiono con grande evidenza.
I cercatori delle Sorgenti sono angustiati da questo dubbio che sanno di non poter risolvere. Forse è tutto un inganno. Forse le Sorgenti non esistono. Forse esistono ma non si troveranno mai. E allora, che fare? Bisogna andare avanti, insistere con fede e coraggio. Credere nella soluzione finale, che verrà da sé, come il risultato di un’equazione impostata con una matematica di nuovo tipo, intuitiva ma sconosciuta.
Ecco: la grande metafora della Trilogia è pienamente sviluppata nella narrazione. La vita umana, la nostra vita, può stare in piedi soltanto se riusciamo a tener ferma la speranza in qualcosa che non conosciamo, che neppure sappiamo se esista davvero, ma che deve esserci. Altrimenti niente avrebbe senso: vita e morte, bene e male, passato e futuro, tutto resterebbe privo di significato.

http://www.galaadedizioni.com/lultimo-angolo-di-mondo-finito/

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