ELIO TAVILLA – tre inediti

Tre poesie

comprendevo che la notte si allargava oltre i soliti confini
quando era al punto di crollare sulla superficie del pianeta.
Io ascoltavo il tonfo di una colonna sonora. Poi niente
l’amore che provavi per me era aperto e chiuso
aperto e chiuso, aperto e chiuso. Sì, pulsava
e si capiva che era in vita da quel battito scontroso
ma incrollabile, perenne. Alla fatina avevi detto cose orribili
e ora non ti restava che sparare

*

di buono addosso non ti stava niente, a parte gli occhi
la flora aggrovigliata dei capelli, il tubo che ti inietta
l’infetta tua sostanza d’animale. Amarti fu semplice
come scivolare dagli zinchi dei tetti spioventi senza neve
tu che la neve la portavi dentro, nella trincea fascista
dei ventricoli del cuore. Ora tocca a me, colpirti oppure
fingere di astrarre, astrarre il bene dal tuo male, il conto
aperto e disossato delle carni invecchiate nel modo
più crudele. Bimba eterna che volevi vincere la tua
gara, piccolino di provetta già malato che mi chiedi
«Perché mai, perché forare la membrana e dire
tutto il dolore in una volta, perché cadere tra i castagni
i cedri sempreverdi, nei cumuli dell’indifferenziata?»
Hai ragione come sempre, svuoto la valigia e comincio
dalle camicie in alto e poi via via di sotto il resto

*

questa cosa che io ti amavo, tu mi amavi, lei ti amava
che passa in vitro nelle notti insonni – facciamo alla penultima
striscia d’oro visibile nel cielo – cosa dice in fondo? che stanavi
la natura carnivora dell’amore, nel bel mentre si sfaceva
tra le mani il prurito così a lungo meditato da dovere sciogliere
piegare, marginare, rodere, falsare l’assetto delle doppie eliche
di un qualunque dna animale. Far male era il tipo ricorrente
di tragedia, ne davano tante sullo schermo che riconoscerle
per vere era il preferito passatempo dei mammiferi primati

Elio Tavilla (Messina 1957) è professore ordinario di Storia del diritto medievale e moderno presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Modena.                                 L’opera poetica di Tavilla, dal dettato assai originale, irriducibile alle mode ed ai canoni del “poeticamente corretto” variamente vigente, prende l’avvio con una silloge autoprodotta all’inizio degli anni Ottanta, “24 POESIE”, che lo vede già giovanissimo voce poetica matura, consapevole dei propri mezzi. Tra i suoi successivi libri di versi, Il cubo e l’assenza, Società di Poesia, 1984 (Premio Internazionale per l’inedito “E. Montale” 1983); Concetti semplici, Prova d’Autore, 1989; L’amore di due, Book Editore, 1999 (Premio Dario Bellezza 2000); La cometa, Gallo & Calzati editori, 2005 (Premio Sandro Penna 2005).
È stato tra i fondatori e dei redattori delle riviste «Gli immediati dintorni. Rassegna di poesia contemporanea» (1989-1996), «Frontiera. Rivista di scritture contemporanee» (1995-2001), «Radio Frontiera. Audiorivista di voci e scritture» (2003-2005).
Suoi versi sono apparsi su varie riviste, tra cui «Steve», «Lunarionuovo», «Anterem», «Lengua», «Tellus», «IBC», «YIP. Yale Italian Poetry».

Rea_Tavilla

Elio Tavilla con Ermanno Rea, presso il Palazzo Ducale di Sassuolo.

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