93. La roulette


Non potevamo fare a meno di stupirci di quanta refrattarietà ci fosse riguardo al tema della profezia. Pensavo al dato divenuto proverbiale che la fede è un dono: era anche una scusa per non credere, per evadere l’impegno inevitabile, la sporta di sacrificio senza sconti da infilare nello zaino della vita. Comodo pensare che se la tua è un’esistenza senza fede la colpa è di un altro, perfino di Dio, che non te ne ha fornito. La fede è un dono, sí, ma da volere, da desiderare. La pallina tornava sempre nella solita casella, nella roulette delle domande decisive. Tutto dipendeva da quel mistero chiamato desiderio. I maestri dello spirito invitavano a cogliere il sentimento fondamentale della propria vita: cosa desidero di più? Dove si volge istintivamente l’attenzione, cosa attrae l’energia vitale che tutti abbiamo dentro? Comprendevamo sempre più lucidamente come qui fosse richiesto il massimo di sincerità, altrimenti sarebbe stato un bluff, una fatica senza frutto. Non bisognava censurarsi, ma cogliere spietatamente la verità interiore, anche se avesse dovuto rivelare che il sentimento di fondo fosse un vizio: l’ira, la lussuria, l’avarizia…
Solo prendendo coscienza dello stato del cuore, guardando in faccia la propria condizione, smettendo, una volta per tutte, di nascondersi dietro il solito dito, ci si sarebbe messi in marcia, toccando con mano che sí, persino il desiderio può cambiare, aprire gli occhi ciechi dell’istinto, dell’ovvio, dell’abitudinario, su un orizzonte inedito, una scena mozzafiato: quella dello spirito. Solo a quest’altezza sarebbe stato possibile sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda della profezia. E questa altezza era lo sguardo del Cristo, che tutto trasforma, tutto salva, con la sua scorta inesauribile di luce.

4 pensieri su “93. La roulette

  1. Un giorno in cui riceveva degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo: “Dove abita Dio?”.
    Quelli risero di lui:”Ma che vi prende?Il mondo non è forse pieno della sua gloria? ”
    Ma il Rabbi diede lui stesso la risposta alla domanda:”Dio abita dove lo si lascia entrare”.
    Ecco ciò che conta in ultima analisi: lasciare entrare Dio.Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova, e dove ci si trova realmente, dove si vive, e dove si vive una vita autentica.
    Se instauriamo un rapporto santo con il piccolo mondo che ci è affidato, se,nell’ambito della creazione con la quale viviamo, noi aiutiamo la Santa essenza spirituale a giungere a compimento, allora prepariamo a Dio una dimora nel nostro luogo, allora lasciamo entrare Dio.
    (da IL CAMMINO DELL’UOMO; Martin Buber)

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  2. “Chiedi Colui che tutto ha fatto, ed in Lui e da Lui avrai tutto ciò che ha creato. Tutte le cose hanno gran valore, perché tutte sono belle; ma che cosa è più bello di Lui? Tutte le cose sono forti: ma che cosa è più forte di Lui? E niente vuole tanto donare quanto se stesso. Se troverai qualcosa di meglio, chiedila. Se chiederai qualcosa d’altro farai offesa a Lui e danno a te, anteponendo la sua opera a Chi l’ha fatta, mentre vuol darsi a te Egli stesso che l’ha creata”(Agostino di Ippona, Esposizioni sui Salmi, 34, I, 12, p. 687).

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  3. Dio Padre non solo ci ha inviato il Figlio suo, ma ha voluto che Egli fosse sempre in mezzo a noi per opera dello Spirito Santo.
    La meraviglia della fede consiste nel fatto che Gesù è morto per noi in croce, ma è presente ogni giorno nel Sacramento dell’Eucarestia.
    San Paolo chiama lo Spirito Santo con il nome di Spirito di Cristo. Si potrebbe dire, allora, che lo Spirito fa si che noi possiamo essere cristiani e vivere la vita nuova del Vangelo cioè una vita vera, sincera autentica e si può così affermare” non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me”. ( Gal 2,20)

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