“INIZIO E FINE”, DI LUIGIA SORRENTINO

Recensione di Giovanni Agnoloni

Luigia Sorrentino
Inizio e Fine
Stampa 2009 – I Quaderni

Le liriche di Luigia Sorrentino raccolte in Inizio e fine sono impregnate dell’intensa verità e dell’inequivocabile puntura di significato dei sogni più nascosti, quelli più difficili da decifrare, ma dove, se ci entri, afferri, come un insetto colto al volo, un’irrefutabile risposta. Al tempo stesso, ogni parola delinea una molteplicità di percorsi, creando così reticoli di immagini che sembrano diffondersi ad alone intorno ai versi. Quasi che ognuna di esse fosse il precipitato di tutta una costellazione di possibilità rimaste inespresse, e pur tuttavia presenti.

per tutta l’estate gli alberi piansero
sangue vischioso
l’occulto si era disciolto sulla corteccia
bruna

venne a renderci omaggio
l’opacità delle cose ultime

l’ultima stagione ci lasciò
in un’angoscia secca
eravamo caduti nell’ordine
della fine
(pag. 9)

Una poesia ricca di sonorità implicite, di microtoni che vanno a intessersi con la trama delle immagini e delle percezioni più immediate: quelle – semplicisticamente definibili come “non detti” – di cui è fatta gran parte della vita, racchiusa anch’essa tra un alfa e un omega (l’inizio e la fine del titolo), ma galleggiante in un brodo cosmico eterno che la imbeve e, osmoticamente, la assorbe.
L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo si richiamano in un’interminabile spirale, suggerendo passaggi continui tra luoghi e stati mentali associati a subitanee impressioni percettive, legate alla dimensione della memoria. Da ciascuna di esse si sprigiona un nucleo di evidenza archetipica, da attingere quasi bypassando le parole e risalendo, in un immaginario slalom tra paletti-significanti, alla radice del significato, spesso annidato in una lontana perdita.

tutti i giorni erano caduti sul suo viso
le ore di tutto l’essere erano
invase dalla sete

nell’angolo spento
cercò il riflesso dell’oceano
l’aveva attraversato uscendo dalla madre

la pioggia di vetro sulla strada
deserta aveva memoria di un uomo
(pag. 15)

In vari casi si allude a un nome, al suono nudo di una parola che designa, additando un’identità che sembrava irreperibile. Ma, alla fine e prima dell’inizio di tutto, residua «solo luce», ovvero la radice primordiale dell’energia-spirito.

quello che vedi è solo luce
un sole remoto espone il lembo
nel quale sei entrato

solo la luce scoprirà il mutato
colui che ignorava la propria fine

nell’alba di un nuovo inizio
avevi chiamato il mio nome

– chi aveva chiamato il tuo per primo? –
(p. 13)

Tutte le poesie, e anche la loro successione, sono articolate musicalmente, ma non con l’ossessiva ricerca della sonorità ritmica. È piuttosto sulla timbrica dei vocaboli che l’autrice appunta la propria attenzione. O meglio, li lascia affiorare dal profondo, e così vengono formando una sottilissima griglia di senso, che si struttura in un’armonia spontanea.

poi arrivò l’inverno, la luce
non ebbe più alcun luogo sicuro
tutte le strade
da ogni distanza direzione o fine
portavano lì

la miriade diventò minacciosa
più di se stessa
inondò il tenue chiarore della stanza
l’immane richiamo
(pag. 14)

Siamo alla Fonte del Logos creativo, dove dimora il Verbo che «in principio era», come leggiamo all’inizio del Vangelo di Giovanni. Gli stessi personaggi appaiono evocati come entità “transitanti” in cerca di se stesse, impegnate in un percorso a ritroso verso il proprio luogo d’origine. Emergono allora impressioni vive («ingoia questo bene, appuntalo al petto», a pag. 20; «legava a un filo l’odore della terra», a pag. 8; «la potenza dell’urto faceva risuonare / il cavo albero», a pag. 22), capaci di evocare – direi quasi mitopoieticamente – lo stesso soggetto “protagonista” dei versi. Come se l’io poetante, preso in una sorta di meditazione, avesse visto se stesso staccato da sé e si fosse ritrovato in una veste nuova, o almeno diversa, sottostante il cumulo di maschere e scorie della vita.

3 pensieri su ““INIZIO E FINE”, DI LUIGIA SORRENTINO

  1. Pingback: “INIZIO E FINE”, DI LUIGIA SORRENTINO | La poesia e lo spirito | HyperHouse

  2. Una poesia facilmente riconoscibile nella forma e nella sostanza di far poesia dell’autrice, evocativa del percorso esistenziale che va dalla chiamata alla luce alla fine di essa (due momenti cruciali nella vita d’ognuno), percorso misterioso per ogni entità chiamata a essere, a farsi uomo/donna…La recensione guida efficacemente nella scoperta del senso profondo della parola poetica.

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