La Rapsodia francese di Antoine Laurain


di Guido Michelone

Tra i migliori romanzi usciti in Francia lo scorso anno c’è questa Rapsodia francese di questo Antoine Laurain, di cui si sa veramente poco: si sa ad esempio che nasce a Parigi all’inizio degli anni Settanta e che, prima di dedicarsi alla scrittura, studia cinema, gira diversi cortometraggi e lavora come assistente antiquario. Nel 2007, con Ailleurs si j’y suis, vince il Prix Drouot, mentre con il romanzo Il cappello di Mitterrand, vincitore del Prix Relay 2012, viene pubblicato in Italia con successo nel 2013 da Atmosphere. Nel 2011 comunque già Vallecchi edita Undicesimo: fuma. Storia efferata di delitti e sigarette; invece La donna dal taccuino rosso, bestseller in Francia (e tradotto in dodici paesi) esce nel nostro Paese con Einaudi (2015).
Oggi tocca a un nuovo libro di pura fiction, benché la storia appaia credibilissima: mella primavera 2016 Alain riceve una lettera datata 12 settembre 1983: le poste francesi si scusano con lui del ritardo, spiegando che, inavvertitamente, la busta è rimasta tutto quel tempo dietro un armadio, solo ora rimosso per un cambio di arredamento. La missiva, firmata da un dirigente della Polydor, annuncia che l’audiocassetta inviata dal gruppo Hologrammes è piaciuta ai discografici, i quali richiedono subito un contatto immediato. Anni dopo, però, le cose sono cambiate: senza notizie né buone né cattive, la band si separa dopo pochi mesi e ogni componente del sestetto intraprende strade diverse senza mai rivedersi. Alain, divenuto medico stimatissimo, cerca invano di ritrovare il nastro con le canzoni, smarrito forse durante un trasloco: desideroso di riascoltare un brano in particolare, cerca di scoprire dove siano i vecchi compagni: oltre a lui (chitarra elettrica) gli Hologrammes comprendevano Berengère Leroy (voce), Stanislas Lepelle (batteria), Sébastien Vaugan (basso), Frédéric Lejeune (tastiere), Piere Mazart (parole), JBM (produzione).
Il libro quindi prosegue, alla stregua di un romanzo corale, a raccontare quanto successo sia arriso agli ex membri di una formazione autodefinitasi cold wave. Berengère fa perdere le tracce e comparirà solo verso la fine del testo; Lejeune vive in Thailandia dove gestisce felicemente un alberghetto; Vaughan è a capo di un’organizzazione di estrema destra; Lepelle è divenuto un artista concettuale alla ricerca di una consacrazione planetaria; Mazart possiede un negozio di antiquariato e il di lui fratello, noto semplicemente con le tre iniziali, risulta per la Francia un incrocio fra Bill Gates e Steve Jobs. Rapsodia francese, tra sorprese, imprevisti, gabole e misteri (più o meno risolti), segue dunque le peripezie recenti di ciascun personaggio, dando un quadro assai colorato della realtà attuale, in cui, alla stregua di quanto accade nel resto del Continente, i valori tradizionali soccombono di fronte all’emergere di una società liquida, giocata quasi interamente sulla comunicazione effimera e sull’immagine gratificante. C’è forse rimpianto e nostalgia per questi ex giovani verso un passato ‘felice’ che non può più tornare, ma che presentava anche enormi difficoltà relazionali. Laurain, a un certo punto, fa dire a uno dei personaggi che in fondo oggi, in epoca di mail e telefonini, il problema con la Polydor si sarebbe risolto nel giro di poche ore. Ma c’è dell’altro: le rock band talvolta si sciolgono a causa di situazioni amorose complicate: e anche in seno agli Hologrammes una love story fu galeotta, sino a trascinarsi nel presente, con una sequela di colpi di scena abilmente orchestrati dallo scrittore, per indicarci una chiave di lettura, che porta al romanzo di formazione e ai riti di passaggio.
IL GIUDIZIO FINALE, DOPO UNA LETTURA INTRIGANTE, È PIÙ CHE OTTIMISTA POICHÉ SI TRATTA DI UN ROMANZO CORALE, LEGGERO E APPASSIONATO, MOLTO BEN SCRITTO, ANCHE DAL PUNTO DI VISTA NARRATOLOGICO, VISTO CHE, QUASI COME UN SEQUEL, ANTOINE LAURAIN FA RIVIVERE SULLA CARTA ATMOSFERE E VICENDE TRASOGNANTI GIÀ ‘SPERIMENTATE’ NEL PRECEDENTE LA DONNA DAL TACCUINO ROSSO.

Antoine Laurain,  Rapsodia francese, Einaudi, Torino, 2017, pagine 194, euro 18,50.

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