94. Paradossi


La situazione era paradossale: non solo eravamo certi della veridicità delle ben note profezie, ma ormai gli eventi andavano delineandosi con una chiarezza disarmante, a cominciare dalle dichiarazioni sulla guerra atomica, che campeggiavano sulle prime pagine dei quotidiani, ma non segnavano affatto il quotidiano della maggior parte della gente, incline a rimuovere qualunque minaccia alle proprie, precarie sicurezze. Quando si sarebbero attuati i fenomeni previsti? Chi parlava di maggio, chi dei mesi successivi, fino a ottobre, altro anniversario delle apparizioni ai pastorelli portoghesi. Diventava difficile parlare di qualcosa che avvertivamo come duro, terribile, drammatico. Eppure, il nostro compito di sentinelle ci spingeva a spargere il seme della consapevolezza in terreni spesso refrattari, in orecchie invase dai rumori di un mondo concentrato nei suoi interessi effimeri, nello sforzo sterile dell’autoaffermazione, nella ricerca del piacere, negli equilibri instabili di competizioni, rancori, delusioni. Come riuscire a far breccia in questa scorza, come convincere dell’urgenza del momento, quando persino nella Chiesa prevaleva, spesso, una visione orizzontale, sociologica, priva della carica esplosiva della Pasqua appena celebrata? Sempre più comprendevamo che senza la potenza della Risurrezione, il Cristianesimo si riduceva a una ben misera cosa: un’organizzazione sociale come tante, un attivismo spesso logorato da denunce impotenti e da reciproche accuse di inerzia o inefficienza. La nostra fede era di più, molto di più, e noi avevamo il compito di farcene memoria vivente e coraggiosa.

4 pensieri su “94. Paradossi

  1. In molti, credo, caro Fabrizio, siamo consapevoli d’essere sull’orlo del baratro, della indicibile minaccia, di quella urgenza di cui tu dici. Ma, tranne per chi ha la tua fede incrollabile, che come sai non possiamo imporci se non come dubbio, ci chiediamo ogni giorno cosa fare. Così a me non resta che il pessimismo di fronte ad un’umanità rivolta all’ autoestinzione, nella continua spirale cosmica che tutto ingoia e rigenera. Quale senso alto e nobile può nascondersi dietro questa immane oscura vicenda ? Di certo la nostra natura e la forza vitale fanno sì che evitiamo questi pensieri estremi, ma , sebbene solo a tratti, ne siamo consapevoli. Ciò nonostante, sentiamo la necessità di una vita improntata all’etica, alla solidarietà, all’equilibrio globale; ma forse questo è solo frutto di quell’istinto di sopravvivenza di cui dicevo pocanzi. Per chi lo conserva ancora. Buon cammino a noi tutti.

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  2. Forse questo senso di frustrante impossibilità, la storia come eterno e ineluttabile ritorno su se stessa, è proprio il punto in cui si spalanca il tempo opportuno, il kairos della presa di coscienza che è l’eternità la vera meta del nostro percorso.
    Lo sguardo si alza, il cielo entra nell’orizzonte del cuore, del nostro vivere quotidiano.

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  3. “Spero perché Tu hai rivelato agli uomini che il loro vivere nella storia non è un brancolare nel buio, in preda alla paura e all’angoscia, ma un camminare insieme verso la Pasqua che non ha fine”
    Don Mario Torregrossa

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  4. Si la Fede e’ di più, molto di più.
    L’istinto ci porterebbe a ritagliarci una bella nicchia felice dove fingere che tutto va bene. A volte sembra l’unica via per sopravvivere alla bruttezza che ci investe ogni giorno, corpo e anima. Poi ti svegli una notte e cominci a piangere per l’ennesimo attentato, mentre magari tua figlia e’ in gita scolastica in una capitale europea, ti assale lo sconforto, la paura, ti senti fragile e ti racconti per l’ennesima volta che tu non puoi farci niente, puoi solo subire. Solo allora capisci che se il cambiamento non parte da ogni singola persona, te compreso, il mondo non cambiera’, non potrà cambiare, in nessun modo.

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