95. L’ultima Thule


Dovevamo parlare e agire con prudenza: dire e non dire, lasciar intravedere, aprire spiragli su scenari che già apparivano evidenti, ma di cui si accorgeva solo chi voleva. C’era una tendenza irresistibile a chiudere occhi e orecchi alla realtà. Le due fazioni della Emmerich erano sempre più chiare, giorno dopo giorno, ma non riguardavano soltanto le questioni dottrinali, bensí la visione stessa della storia, le mosse degli Stati, le trame del terrore “religioso”, le vie tortuose di un’umanità plagiata dal principe della menzogna. Perché quasi di plagio si trattava, anche se il libero arbitrio era l’ultima parola, l’adesione a Dio o a Beliar, l’avversario, il serpente antico, il nemico della natura umana. Noi potevamo procedere solo per accenni, allusioni, che pure a molti sembravano minacce, messaggi criptici capaci di insinuare angoscia ed inquietudine. Magari fosse stato questo l’effetto degli appelli! Avevamo ricordato più volte che i turbamenti provengono dal diavolo, eccetto quello che serve a sradicare da scelte sbagliate, che portano alla morte. Questi sono l’opera dello Spirito Santo, che cerca d’incrinare le certezze di un popolo, oggi come allora, dalla dura cervice. La sensazione strana era toccare un punto, nei discorsi, oltre il quale non era possibile procedere: erano le colonne d’Ercole, l’ultima Thule di un cuore refrattario alla voce di silenzio sottile che il profeta aveva udito sul monte di Dio, e che tutti, ancora una volta, eravamo invitati ad ascoltare.

2 pensieri su “95. L’ultima Thule

  1. Grido

    Non avere un Dio
    non avere una tomba
    non avere nulla di fermo
    ma solo cose vive che sfuggono –
    essere senza ieri
    essere senza domani
    ed acciecarsi nel nulla –
    – aiuto –
    per la miseria
    che non ha fine –

    Antonia Pozzi

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  2. Non è facile sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di quella voce sottile, il rumore fuori e dentro di noi è continuo.
    Forse, alle volte, è necessario essere messi alle strette per stornare la nostra attenzione dalle solite voci, a quell’unica Voce che può donarci parole di vita eterna.

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