Vivalascuola. 50 anni da “Lettera a una professoressa”

Sono cinquant’anni dalla pubblicazione di Lettera a una professoressa. “Rileggere Lettera a una professoressa significa tornare alle questioni di base, alla funzione ideologica della scuola e a quella di selezionatrice della classe dirigente… Lettera a una professoressa ci insegna la democrazia, l’esatto contrario dell’Italia contemporanea, corporativa, razzista, opportunista e cinica, dove uomini mediocri – dietro ai quali, tuttavia, ci sono precisi gruppi di potere intelligenti – decidono i destini d’intere generazioni…” (Stefano Guglielmin, qui) Segnaliamo una puntata che vivalascuola ha dedicato a don Milani, un incontro a Milano, uno a Venezia, un libro.

Il 12 maggio 2017, alle ore ore 17.00 a Milano, presso IC Teodoro Ciresola, viale Brianza 18 (MM1 Loreto MM2 Caiazzo), spettacolo Dialogo immaginario tra un ragazzo di Barbiana e una professoressa. A cura dell’associazione DireFareDare.

A seguire Ripensare una scuola pubblica di tutti e di tutte. Sarà presente Anna Scavuzzo, vicesindaca e assessora all’istruzione. Organizzano Diana De Marchi, Vita Cosentino, Nicola Iannaccone, Alessio Miceli, Marina Santini. Lettera a una professoressa uscì nel maggio del 1967. Con quel libro lucido e provocatorio, i ragazzi di Barbiana e il loro maestro don Milani, mostravano che la scuola pubblica riproduceva le ingiustizie di classe, che era chiamata invece a sanare..

A cinquant’anni di distanza a scrivere è una professoressa: Scuola. Sembra ieri, è già domani, è il titolo significativo del libro di Vita Cosentino (Moretti & Vitali 2016). Non ha dimenticato quell’istanza di giustizia, anzi la riprende in altri termini, in questo tempo per tanti aspetti così mutato. Ma non per quello che riguarda la domanda di giustizia.

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Il maestro di Fabrizio Silei, con illustrazioni di Simone Massi (Orecchio acerbo editore)

Un casale padronale toscano, ai piedi del Mugello. Un contadino, cappello in mano e figlio al fianco, chiede al signor Conte, padrone del fondo, di poter finalmente avere la luce in casa. Sventolando una lettera sotto il naso di padre e figlio, quello gli risponde che non da lui dipende, ma dalla società elettrica alla quale ha fatto domanda mesi e mesi prima. “Leggete, leggete se non mi credete” dice loro, ben sapendo che sono analfabeti. Umiliato, testa china, il contadino, il figlio per mano, lascia il casale. Passano i giorni, le settimane, i mesi, della luce nemmeno l’ombra. Oggi il contadino non è sul campo. Sta salendo per un sentiero, figlio riottoso al fianco, su per la montagna. “Ma si può sapere dove andiamo?” “Dal prete matto. Quello che insegna a leggere e a far di conto ai figli dei contadini.” E da quel giorno quel bambino condivide la straordinaria esperienza di Barbiana. Con le parole, impara a pensare. E a giudicare. Quei preti che benedicono le armi e condannano gli obiettori di coscienza, quelle professoresse che bocciano i figli degli ultimi. Sempre accanto a quel prete matto, fino all’ultimo, fino al suo capezzale. Ma nella tristezza e nel buio di quella giornata, uno sprazzo di luce. Finalmente sulla tavola di casa brilla una lampadina. Quel prete gli ha insegnato anche a far valer i suoi diritti.

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