STULTIFERA NAVIS di Beppe Mariano

di Beppe Mariano

A man holds onto a tree by the seashore (possibly along the Shore Parkway Greenway) against severe winds during Hurricane Carol’s assault on the Northeastern seaboard, Brooklyn, New York, August 31, 1954. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

STULTIFERA NAVIS

I
Mentre la mia automobile corre
sulla mezzeria, è il bus
a precedermi nello sprofondamento
che, come pus improvviso, si apre…
terremoto di troppo tardo preavviso.

II
Le pecore, forzatamente abbandonate
dal pastore terremotato, s’aggirano
smarrite tra le macerie della stalla,
slanate, come per alopecia sulla schiena:
di lana han dovuto alimentarsi,
strappandola coi denti l’una all’altra,
pur di non sbranarsi.

Pur di non sbranarsi, molte hanno preferito
morire con l’intestino ingolfato.

L’uomo invece per vivere sbrana, o è sbranato.

(testimonianza di un pastore abruzzese)

III
Cervino e Monviso erano fratelli
-solo un po’ più alto e più magro
il primo- e stavano affiancati:
finché un maleficio, forse
di Merlino, non li ha separati;
o più probabilmente un litigio,
come tra fratelli succede.

Il mio auspicio è che quando,
causa trumpismo, un’ultima guerra
renderà la terra non più umana,
indeclinabile ogni ismo,
un sommovimento tellurico li riavvicini
(e che la Terra post-umana si disinquini).

IV
Quasi nulla mi spiace di te.
Attratto dalla tua forza gravitazionale
di donna che ha imparato dalla vita,
vorrei infine abitarti come un pianeta ospitale,
dove la mia discendenza possa trovare continuità
e insieme innalzare pietra su pietra
un nuovo isoscele Monviso (il vecchio, si sa,
ha ispirato la costruzione delle piramidi
e oggi il resort del faraone Trump).
Quasi nulla mi spiace di te.
La tua faccia pasquale, il tuo broncio lunare,
il tuo sudore che sa di grano fragrante.
Quando condivido il tuo mestruo, rivivo
l’istante della mia espulsione dall’utero.
Allora, avrei potuto volare verso mondi altrettanto fetali…
ma non ti avrei conosciuta, non avremmo potuto
orbitare insieme, illimitati come neutrini.
Quasi nulla mi spiace di te.

V
L’elemosina non la chiede più nessuno,
tranne il profugo che non trova lavoro;
o forse neppure l’ha cercato.
Sono spesso ragazzoni ventenni, che potrebbero,
come quel tale, sollevare il mondo… o perlomeno
raccogliere le pesche di Lagnasco in una settimana.
Li vedi, invece, intristiti agli angoli delle strade,
accontentarsi della moneta d’uso:
fino a quando?

VI
Tre sono gli strati della povertà:
altrettante le stive della barcaccia
degli emigranti, secondo il pedaggio pagato.
Alla fine, tuttavia, in quel ventre stratificato
tutti risulteranno uguali nell’affogare.

Anche il terremoto livella secondo
il censo: le case dei più poveri
crollano prima, e completamente.

Perfino negli ospedali spesso si discerne…
Quel tal Manzoni diceva che solo la morte può
pareggiare… Eppure anche nell’oltre
i morti tornati in vita dicono che l’ingiustizia permane:
per i poveri invece del pane, ancora crusca;
per i ricchi, dissuasori elettronici, porte blindate,
olgettine, urì della bassa, come nelle ville dei berlusca.

VII
A piedi lo incroci volgare nei tratti, nella parola,
di elementare tossicità. Spande cicche dappertutto,
di notte contro i muri imita i cani.
Con lui non vuoi aver nulla da scambiare.
Dopo aver cercato di sbarrarti il passo,
ti si rivolge apostrofandoti. Ma ti basta discostarti,
riprendere la tua strada, che non possa incrociare la sua…
Ma fino a quando, potrai sfuggirgli?

Più tardi lo incroci ancora, alla guida della sua
automobile, che accosta la tua. Il suo ghigno satiresco,
il suo fingere, per burla o per odio, di venirti addosso,
ti rinnovano l’angoscia. Freni, e lasci che passi.
Ma fino a quando, potrai lasciarlo passare?

Starà andando a predare in qualche appartamento?
Oppure è di ritorno dall’aver coraggiosamente
spaccato la testa a qualche vecchia invalida?
Rifletti sulla tua stessa vecchiaia… E hai paura.
Non puoi accettare che la tua incolumità
possa dipendere da lui, né che la strada
che percorrete entrambi, possa renderti suo uguale.

VIII
Fin dalla pubertà si impara
che invece di parlare uno all’altro,
si deve gridare, come si fosse in una generale sordità.
E quando si parla, si parla a se stessi.
La ragazza che scorgo per strada infatti parla da sola.
Il ragazzo che le è accanto, è incuffiato
e non ascolta altri che sé.
La ragazza, al cellulare, ora sorride:
a se stessa. Ognuno si vuole solo
a digitare messaggi ad altri soli altrettanto.

Pavese diceva che solo un matto parla da solo…
Non poteva prevedere – lui che è stato il più solo di tutti –
che parlare da soli sarebbe diventato normale.

IX
Vi è un muro eretto sovrapponendo
grandi blocchi di cemento
con possente egizia precisione
a dividere una nazione dall’altra.
Vi sono mura più ordinarie
il cui intonaco ricopre mattoni
uno sull’altro disposti con varie
calce e malta a formare il divisorio
tra una famiglia e l’altra.
Ugualmente, vi è spesso un muro tra te e me,
insieme nella stessa abitazione,
in cui ci siamo murati.

X
Ti entrano in casa con mazze da base-ball
senza più freni inibitori, ti massacrano
per pochi euro, senza timore: quasi nessuno
del resto arriverà in tribunale (che sta pure
per chiudere per carenza di personale).
Ci è stata sottratta la normalità familiare.
Si è tornati a vivere come nel neolitico,
in foreste e in grotte, in attesa di essere
aggrediti, di giorno e di notte.
Siamo stati costretti ad armarci:
uccideremo e/o verremo uccisi.

XI
Li vedi nelle stazioni ferroviarie
e sui piazzali sugli spalti e sui trespoli
alti delle sale d’aspetto, lungo i binari…
appollaiati africaneggiare.
Non lavorano, è vero; ma neppure
ti entrano in casa come quegli altri…
Sembrano aspettare.

Quasi ottantenne, forse non vedrò
il giorno in cui, spazientiti,
non attenderanno più
e si prenderanno il giusto e l’ingiusto.

XII
Rintocchi monotoni del campanile:
un’anima sta trapassando.
In Internet dicono che un meteorite ci colpirà:
i dinosauri del Parlamento sono avvertiti.
Anche la memoria se ne sta andando.
Mi esercito ogni giorno per trattenerla.
Ripeto ogni giorno più volte
i nomi dei dodici professori che
per aver rifiutato di aderire al fascismo,
persero la cattedra e furono perseguitati:
Francesco Ruffini, Mario Carrara,
Lionello Venturi, Gaetano De Sanctis,
Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli,
Ernesto Buonaiuti, Giorgio Errera,
Vito Volterra, Giorgio Levi della Vida,
Edoardo Ruffini Avondo, Fabio Luzzatto

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