La poesia della fotografia. Intervista a Cristiana Folin Massarini


di Guido Michelone

 

Cristiana Folin Massarini è una fotografa piemontese che in questi giorni è presente a Vercelli in una mostra all’interno degli eventi creati per la Rassegna Segnale Libero, un format artistico di riconversione delle cabine telefoniche, ideato da Caterina del Nero. Con lei abbiamo parlato ovviamente di fotografia in questa intervista inedita per ‘La Poesia e lo Spirito’.

 

Ora, così, a bruciapelo chi è oggi Cristiana Folin Massarini ?

Sono una persona in fase di cambiamento. Ho dovuto ricreare completamente me stessa alla tenera età di 46 anni. Sono in evoluzione.

 

Mi racconti ora il tuo primo ricordo della fotografia?

Quando sul lungomare di Rapallo dicevo ai nonni che fotografavano i nipotini “Fotografami me”.

 

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare una fotografa?

Avevo la necessità di esprimere delle emozioni e di sopprimerne altre. Scrivevo, ma non mi bastava e spesso non ero compresa. Con la fotografia è più facile ed interessante. Ognuno può vederci ciò che vuole. Mi è servito per crescere, come persona intendo.

 

E in particolare a quale arte tu avvicini la fotografia?

Davvero io non aspiro ad avvicinarmi a nulla. Per me è un mezzo per esprimere ciò che da persona socialmente inserita non riesco ad esprimere.

 

Ti consideri più artista-fotografa o fotografa/artista o reporter o altro ancora?

Non mi considero una fotografa nel senso tecnico del termine. In realtà non mi interessa nemmeno avere questo anelito alla perfezione tecnica. Devo esprimere dei concetti. Vedo i miei lavori più come arte, sicuramente. Benché la parola mi sembri un po’ forte. Fare la reporter mi piace e mi riesce bene. L’ho fatto poche volte, ma mi ha dato tanta soddisfazione.

 

Ma cos’è per te la fotografia?

Un mezzo per dire delle cose. Un mezzo per esprimermi. A tratti è stata una nevrosi. Ci sono stati anni in cui mi nascondevo letteralmente dietro l’obiettivo. Incapace di intavolare qualsiasi altro rapporto con l’esterno. E’ passato anche quel periodo grazie al cielo. Ora l’approccio è meno ansioso. Meno…

 

Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ al momento di scattare un’immagine?

Vedo cose. Vedo immagini. Le vivo al momento. Difficilmente costruisco uno scatto. Quando lo faccio mi innervosisco moltissimo perché non mi avvalgo di modelle professioniste e capisco di non poter far subire all’altro la mia ansia da prestazione e il mio controllo. Quando scatto però entro in un’altra dimensione. Mi dissocio spesso dalla realtà. Se fotografo sport l’adrenalina sale e non vorrei mai smettere. Dipende tanto dai contesti ecco.

 

Che macchine usi e come lavori tecnicamente parlando?

Io uso ancora una Reflex old Style. Una Nikon a mezzo formato. Mi piace l’ingombro della macchina, il suo peso. Mi piace avere una presenza importante nel mio zaino. Non mi importa se pesa. Io detesto le nuove mirrorless. Sarò vintage. Capisco che i nuovi sensori siano fantastici e che tutti sbrocchino per loro, ma io sono e rimarrò vintage. D’altra parte ho un’età tale per poterlo essere. Sogno la D5. Diciamo che sto chiedendo all’Universo i soldi per comprarla…

 

Hai luoghi o momenti della giornata che privilegi per fotografare?

Non sono tanto i luoghi quanto i cieli. I cieli al tramonto o al mattino prestissimo. Ultimamente prediligo i paesaggi di campagna. Ho svolto alcuni lavori per un Ente locale e ho riscoperto la bellezza del nostro territorio.

 

Hai soggetti preferiti o ricorrenti?

Ultimamente fotografo solo donne. E’ un caso. In realtà fotograferei anche altro, ma le donne sono subito disponibili. A fotografare gli uomini ci va più pazienza e sono difficili da trovare. Questione di vanità, credo.

 

E c’è per te un fotografo a cui ti ispiri?

Sai che evito accuratamente di guardare immagini altrui? Ho paura di imitare. Poi, in ogni caso, tutto è già stato fatto, scattato, scritto. Per forza di cosa si tende a ripetere. Però mi piace Alexia Sinclair. Le atmosfere che crea, la cura che ha nella post e nella grafica. Se mi vedessi un giorno “fotografa” vorrei vedermi come lei. O Anne Leibowitz.

 

Le opere di tre fotografi che porteresti sull’isola deserta?

Settimio Benedusi, Terry Richardson, Giovanni Gastel.

 

Che sviluppi avrà l’interessante iniziativa dei personaggi da te fotografi vestiti sotto la doccia o nella vasca da bagno?

L’interessante iniziativa è in cerca di sponsor per farne una pubblicazione. Per ora se ne sta lì, in attesa.

 

Dopo questa mostra, cosa stai progettando per l’immediato futuro?

Ho un nuovo progetto, di cui non accennerò, che svilupperò a luglio. Però sto ancora facendo ricerca. Sto leggendo testi e mi sto immaginando situazioni. Ho dato il via al mio onirismo spinto, vediamo dove porta.

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