98. Muffa


Era come se tutto defluisse verso un bacino già deciso, come se i gesti, i pensieri, le parole si susseguissero in un ordine prestabilito, da cui era difficile scartare. Il dialogo fra sordi assumeva connotati grotteschi: non c’era verso di cambiare prospettiva, ognuno era ben chiuso in sé, marcando i confini con precisione puntigliosa. Noi proseguivamo nell’opera di sensibilizzazione, pur sapendo che gli appelli sarebbero spesso – quasi sempre – finiti nel nulla. Il male dilagava in molte forme: dalla violenza delle persone e degli Stati, allo sgretolamento dei valori, al logorio di una dottrina che sembrava non aver più alcuna ragione di sussistere. Assistevamo stupiti a dichiarazioni che, in altri contesti e in altri tempi, avrebbero destato riso o indignazione. L’imprudenza regnava sovrana, come se tutto fosse lecito, come se, all’improvviso, tutto si dovesse cambiare, capovolgere nel suo contrario, mostrare una faccia rifatta che, al di là del belletto, lasciava trasparire i suoi tratti beffardi e sovversivi. Avevamo la netta sensazione che, rapidamente, quei connotati sarebbero emersi con la sfacciataggine di chi non tollera alcun limite, provocando decisioni inevitabili e drammatiche. Tutta la natura sembrava risentire di un’aria viziata, di una perdita di punti di riferimento e di criteri: come se, di punto in bianco, un cataclisma dovesse diventare il simbolo di un libero arbitrio male esercitato, di un peccato originale che, cacciato dalla porta, si fosse riaffacciato da una crepa del muro, da una finestra socchiusa, da una cantina corrosa dall’umidità.

3 pensieri su “98. Muffa

  1. Alcuni anni fa la muffa si insediò.
    Iniziò in un angolo della camera da letto
    appena dopo la nascita del secondo bambino.
    Si sparse nell’armadio della biancheria
    e nel tessuto delle nostre vite.
    Vennero esperti per il trattamento.
    Impotenti.
    La muffa non poteva essere fermata.

    Mentre ora muoriamo viviamo con lei.
    Il fungo cresce.
    Si diffonde sui nostri volti.
    Guardiamo i sorrisi ammuffirsi,
    i gesti sgretolarsi.
    Ammalati diventiamo la malattia.
    Parte del fungo.
    La parte che sogna. Che prova dolore.

    Siamo condannati.
    Le cose morenti, che mostrano la loro morte,
    e non si possono nascondere, sono distrutte.
    Non ci ammuffiremo più a vicenda.
    Fuori sulla strada,
    si sente il rumore del martello pneumatico,
    mentre gli uomini, affamati di polvere,
    avanzano per l’esecuzione.

    Roger McGough

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  2. “Oh libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome!” esclamava Madame Roland mentre andava alla ghigliottina, durante la Rivoluzione francese.
    Quando la libertà non aderisce alla Verità, l’esito non può che essere questo: il disfacimento della nostra vera umanità, il cui volto, anche se celato dietro maschere attraenti, è andato incontro ad un’ orribile deformazione.

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  3. Cammini su una vecchia pa ssatoia ,che fa da guida ad un percorso oramai tracciato, segnato,…ma vecchio e’logorato’;
    Non basterà aspirare o battere il tappeto per cancellare le “tracce obbligate”che ha calcate lungo quel ‘camminamento’
    …bisogna cambiare,mettere una nuova ‘guida’ per ritrovare un ‘percorso pulito’!……..un tracciato nuovo, che non ti costringa a calcare le ‘vecchie tracce’

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