Franco Di Giorgi, Una lettura dell’Ottava Elegia duinese

Les choses ne sont pas cachées – elles sont évidentes. Ce sont nos yeux qui sont voilés, épais, chargé de mémoires, d’a priori qui défigurent ce qui est devant notre visage. (Jean-Yves Leloup, commento al quinto lòghion del vangelo di Tommaso: Gesù diceva: Riconosci ciò che è dinanzi al tuo volto).

Una lettura dell’Ottava Elegia duinese
di Franco Di Giorgi

Sia in alcuni scritti critici ed estetici raccolti in Del poeta (Einaudi, Torino 1948) sia soprattutto nell’Ottava delle sue celebri Elegie duinesi Rainer Maria Rilke scopre nell’occhio umano quella specie di limite che un secolo prima Novalis aveva individuato all’interno dell’intelletto. Un limite visivo che, come un destino (Schicksal), non consente all’uomo di poter vedere l’esterno (draußen) e soprattutto quello che egli chiama das Offene, l’Aperto. Continua a leggere

È arrivato il tempo


Quando accadde la cosa, se ne accorse soltanto chi rimase in vita. Il mondo fu messo in ginocchio. Quanti commenti arguti non videro la luce, per la scomparsa di famosi opinionisti! Qualcuno, forse, ne avrebbe sentito la mancanza. Ma quel qualcuno, nella catastrofe, fu spazzato via.
Ora tutto è cambiato. I social non esistono più, è impossibile mettere un “mi piace” a qualche post a effetto. Tutto è essenziale come ai tempi delle Origini, dove il verde era verde, l’azzurro era azzurro, e non c’era bisogno di spiegarne il senso. Ora ci si guarda negli occhi e ci si dice il vero, magari con belle parole, ma senza pretendere o desiderare qualche genere di approvazione.
Ora, in un negozio, si vende un certo tipo di merce, e perfino in Chiesa si parla e agisce in sintonia con i duemila anni precedenti. Ora nessuno ha intenzione di confondere le carte, di mescolare i riti, di mettere insieme quello che insieme non ci sta. Si dice pane al pane, vino al vino, e non si tengono o annullano discorsi per far piacere o per non dispiacere.
Ora che il mondo è in ginocchio, è più facile guardare verso l’alto, accorgersi che è bello che Qualcuno ne sappia più di noi.
È arrivato il tempo di ricominciare: rimbocchiamoci le maniche, lasciamo fare a Dio.

Giovanna MENEGUS – Quasi estate. Recensione di Antonio Fiori

Giovanna Menegus
Quasi estate
ExCogita, 2017

Il libro, venerdì 7 luglio prossimo alle ore 21.00, sarà presentato da Antonio Fiori ad Alghero – alla Libreria Cyrano.

‘Quasi estate’ è la prima silloge edita di Giovanna Menegus, autrice di un esordio già felice  nel titolo e nella cura editoriale di ExCogita, piccola e orgogliosa casa editrice voluta e  diretta da Luciana Bianciardi, figlia del compianto Luciano, giornalista e scrittore  indimenticabile. Continua a leggere

La poesia delle Guerre Stellari

Intorno al libro Star Wars. L’epoca Lucas

di Guido Michelone

 

C’è un volume uscito di recente, dal titolo Star Wars. L’epoca Lucas, sottotitolo “I segreti della più grande saga postmoderna”, scritto da Giorgio Ghisolfi per le milanesi edizioni Mimesis, nella prestigiosa collana “Il caffè dei filosofi” che fa luce, come nessun altro testo finora pubblicato (rilevandosi, dunque, come il saggio più esaustivo sull’argomento), sul tema delle Guerre Stellari, intese come una serie di film che dalla fine degli anni Settanta a oggi hanno rinnovato completamente sia il genere science fiction sia l’immaginario collettivo americano (e di conseguenza mondiale). Continua a leggere

BAMBINI DI FERRO di Viola Di Grado

di Massimo Maugeri

Libro Bambini di ferro Viola Di GradoIl terzo romanzo di Viola Di Grado, intitolato “Bambini di ferro” (La nave di Teseo), ci conferma ancora una volta l’originalità della voce letteraria di questa giovane autrice che si era già distinta con la pubblicazione delle due precedenti opere narrative: “Settanta Acrilico Trenta Lana” (pubblicato nel 2011 dalle edizioni E/O e vincitore di tantissimi premi, tra cui il premio Campiello Opera Prima e il premio Rapallo Carige Opera Prima. Il libro è stato tradotto e pubblicato all’estero, con successo, ed è stato finalista all’IMPAC Dublin Literary Award) e “Cuore cavo” (Edizioni E/O – finalista al PEN Literary Award).
Questa autrice, tra le altre cose, sebbene giovanissima, ha avuto modo di vivere all’estero in città come Kyoto, Leeds e Londra. Peraltro, nella capitale britannica ha conseguito la laurea in Filosofie dell’Asia orientale. Credo che quest’ultima precisazione sia importante, giacché il tipo di scrittura che offre un autore è influenzato dalle esperienze vissute, dai contesti sociali in cui queste esperienze si sono svolte e dall’attività formativa intrapresa. In tal senso, un ulteriore elemento che mi preme sottolineare riguarda la visuale “privilegiata” con cui Viola riesce a osservare il mondo che ci circonda e alcune delle sue sfaccettature… soprattutto quelle relative alle identità che caratterizzano il mondo occidentale e quello orientale. Continua a leggere

Echi


Estrema terra appare in questa sera
il pensiero di te, la lontananza
infida, l’attimo della finitudine,
del sacro vuoto d’amore,
dell’ignoranza indomita di qual-
sivoglia umore, attonita baldanza,
attratta, astrattamente indotta
dal nulla che ti affoga, ti ride
sulla faccia. Apprendimi, sollevami,
scarta la tovaglia che si arriccia,
stropiccia il cuore, con l’unica
voce che mi strappa al dolore,
all’umido biancore del ritorno.

Francesco Randazzo, Alito e calce


La poesia di Francesco Randazzo è piena di sorprese. È il “grido della pietra”, una voce che non ti aspetteresti e invece è lì, a interpellare il tuo sguardo sulle cose, oltre che il tuo ascolto. È come se, da qualche parte, ci fosse una soglia da varcare, “una porta perfetta, di sette colori”, l’arcobaleno, certo, ma anche le note, o, che so, i sette sacramenti: perché a volte, di là, sembra che si apra l’inferno della carne; altre volte, il Paradiso ineffabile dei desideri puri e levigati. Tra salvezza e perdizione, piacere e sofferenza, bene e male, nell’intrico di linee aggrovigliate che è l’esistenza umana, operano “le dita che non sanno contare il tempo e la misura”, gli “strumenti umani”, direbbe Sereni, che non si sa mai se possano servire all’uopo o siano arnesi obsoleti di fronte alla complessità crescente della posta in gioco. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 26: “A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora” di Compiuta Donzella

A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora
acresce gioia a tut[t]i fin’ amanti:
vanno insieme a li giardini alora
che gli auscelletti fanno dolzi canti;

la franca gente tutta s’inamora,
e di servir ciascun trag[g]es’ inanti,
ed ogni damigella in gioia dimora;
e me, n’ abondan mar[r]imenti e pianti.

Ca lo mio padre m’ha messa ‘n er[r]ore,
e tenemi sovente in forte doglia:
donar mi vole a mia forza segnore,

ed io di ciò non ho disìo né voglia,
e ‘n gran tormento vivo a tutte l’ore;
però non mi ralegra fior né foglia.

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Tracce di cammino

di Antonio Sparzani

DCF 1.0


Era nato nel 1905 a Jönköping, popolosa cittadina sulla sponda meridionale del lago Vättern, nella Svezia meridionale, Dag Hammarskjöld, figlio d’arte, si potrebbe dire, data la sua carriera futura e dato che il padre Hjalmar fu presidente del Consiglio in Svezia nei difficili anni 1914-17. La carriera di Dag fu lineare e in continua ascesa: divenne presidente della Banca di Svezia nel 1941, carica che mantenne fino al 1948, quando entrò al Ministero degli Esteri.
Il 7 aprile 1953 venne eletto all’unanimità nell’assemblea delle Nazioni Unite Continua a leggere

102. Crisi di crescita


La meta era vicina, ma proprio per questo, come sempre accade, si scatenò l’inferno: tutto quanto si potesse respingere, odiare, disprezzare, salì a galla, mettendo in forse i traguardi raggiunti fino allora. Cosa fare? La prima reazione fu di rabbia: possibile che non si comprendesse l’azione del demonio, il suo tentativo disperato di vanificare in un momento il lavoro di anni? Mi sembrava evidente l’azzardo satanico, tipicamente suo, del resto, dettato dall’orgoglio smisurato e dalla smania di distruggere tutto. Ma la via era un’altra: restare nella pace, confidare soltanto nel Signore e nel suo Progetto indefettibile. Avrebbe pensato Lui a colmare le lacune, a riportare nell’alveo stabilito le energie disperse dal dolore rabbioso per lo scacco apparente. Mi dissi che al mondo non c’è nulla di più forte di Dio, e che anche allora avrebbe prevalso la trama amorosa di una storia preparata da sempre. Il miracolo non sarebbe stato cancellato da una insana e scomposta insofferenza. Tornai alle radici del cammino, al bello, al buono, al vero: da lì sarebbe scaturita la sorgente che avrebbe irrigato il deserto di un momento di crisi, aprendo lo scenario di un’oasi da tempo vagheggiata. Dovevamo credere, come don Mario sempre ripeteva, che quello che Dio dice è vero: contro ogni apparenza, contro ogni azione e potenza dell’inferno. Le porte del caos non l’avrebbero spuntata sul disegno d’amore e di salvezza, sul sicuro dispiegarsi del volere eterno del Signore.

La vita addosso: Born to lose di Nicoz Balboa

Nicoz Balboa ha la vita tatuata addosso; ogni suo tatuaggio parla di un’esperienza, un momento, una sensazione, un sentimento. E Born to lose (Coconino press 2017, 189 pagine, 19 euro) si incastra perfettamente in questa dinamica: lei è un’artista, non solo perché i suoi tatuaggi sono vere opere d’arte, quadri sulla pelle, o perché ha partecipato a mostre importanti in Italia e in Europa. Lei pensa e traduce i suoi pensieri in arte. Che sia un tatuaggio, un disegno, un quadro o un’incisione su linoleum.

Da questo suo circondarsi di arte e artisti è venuto lo stimolo per questo suo ambizioso progetto: raccontare le sue giornate, come una ragazza con il suo diario segreto, attraverso disegni schizzati su una Moleskine. Vittorie, fallimenti, pensieri, gite e pic nic, lavoro, amore, e la sua bimba meravigliosa: le sue giornate a colori vivaci e disegni che hanno il suo personalissimo e originale stile riportate sulla leggendaria carta beige a righe di una Moleskine. Da questo connubio nasce la MoMeskine, la moleskine di una giovane mamma che per amore lascia la sua città (Roma) e si trasferisce in una stupenda (ma “fredda”) cittadina a sud della Francia, sul mare.

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Da quando sono entrato in politica


[Ripubblico questo brano incluso in Prêtr-à-porter, un mio libro di diversi anni fa, perché mi sembra curiosamente attuale]

Da quando sono entrato in politica non credo più in niente. Ne ho viste troppe: la verità rovesciata in menzogna, la programmazione del falso, l’eliminazione violenta di ogni ostacolo, la ruberia elevata a comandamento. Non so perché continuo a stare qui; c’è una forza che mi attrae, ma non riesco a darle un nome. La sera, quando torno a casa, cerco invano di distendermi. Qualcosa mi consuma gli intestini, e lavora dentro, contro di me. Continua a leggere

L’Anello, di Karen Blixen


di Barbara Pesaresi

Ho scoperto Karen Blixen tanti anni fa al cinema, grazie al film “La mia Africa”, con Meryl Streep e Robert Redford. Mi ci portò una sera d’agosto una delle mie mamme estive, la signorina Valeria di Milano. Uscimmo dal cinema tutte e due innamorate di Robert Redford. Anzi, di Denys Finch Hatton.

D’estate, essendo i miei genitori impegnati nella gestione di una delle tante pensioncine a conduzione familiare che per tanto tempo hanno caratterizzato la riviera romagnola, io venivo adottata dalle clienti. Per intenderci, le pensioncine a menù fisso: lunedì spezzatino con i piselli, martedì pesce e così via, sino ad arrivare alla domenica con la gloriosa lasagna al forno, il pollo arrosto e l’insalata. Continua a leggere

Paolo Cognetti vince il Premio Strega Giovani

Paolo Cognetti ha vinto la quarta edizione del Premio Strega Giovani con Le otto montagne (Einaudi), un libro stupendo, scritto tra le montagne e per le montagne, ma anche per tutti coloro che, come la maggior parte delle persone che vivono oggi sul nostro Pianeta, pensano di non poter fare a meno di droni, social network, internet e smartphone.
Cognetti scrive divinamente, con uno stile pacato ma al tempo stesso colmo di passione, semplice e insieme colto, leggero ma anche capace d’inoltrarsi nelle più inaspettate profondità, non solo delle valli e dei boschi di cui racconta, ma anche delle persone che li attraversano, sognano di farlo o più semplicemente se ne tengono a distanza.
Quando nel 2013 lo intervistai, inaugurando così il mio ciclo di Dieci domande a dieci scrittori/traduttori, Paolo Cognetti mi sembrò fin da subito una delle penne Continua a leggere

Diabolos


Chi l’avrebbe mai detto che i sorrisi
sarebbero restati a mezza bocca,
che una prosa barocca
non avrebbe arginato la disfatta.
Quanto duro è il cammino
che ti sfratta il demonio dal salotto,
che smantella l’accrocco
che imbastisce di notte, sotto sotto.
Sfìlati dal tempo,
guàrdati dall’alto, come l’uomo
in coma, sul letto d’ospedale.
Appena giunge l’eco della Voce,
attàrdati un momento, non è il canto
del gallo, è la colomba
che allieta le fessure delle rocce,
la gazzella che salta, all’ombra
della croce.

Luigi Maria Corsanico legge Edoardo De Filippo

da qui

Pier Paolo, poesia di Eduardo De Filippo
da: “O’ penziero e altre poesie” di Eduardo, Einaudi1975
Lettura di Luigi Maria Corsanico
JS Bach Sonata No1 in G minor BMV 1001
Viktoria Mullova – Adagio
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Pier Paolo

Non li toccate
quei diciotto sassi
che fanno aiuola
con a capo issata
la ‹‹spalliera›› di Cristo.
I fiori,
sì,
quando saranno secchi,
quelli toglieteli,
ma la ‹‹spalliera››,
povera e sovrana,
e quei diciotto irregolari sassi,
messi a difesa
di una voce altissima,
non li togliete più!
Penserà il vento
a levigarli,
per addolcirne
gli angoli pungenti;
penserà il sole
a renderli cocenti,
arroventati
come il suo pensiero;
cadrà la pioggia
e li farà lucenti,
come la luce
delle sue parole;
penserà la ‹‹spalliera››
a darci ancora
la fede e la speranza
in Cristo povero.

[Eduardo De Filippo, 1975]

All’arte di governo imbalsamata, di Marianne Moore


da “Marianne Moore – Le poesie”, edizioni Adelphi,

a cura di Lina Angioletti e Gilberto Forti

 

Non c’è nulla da dire in tuo favore. Difendi

il tuo segreto. Tienlo nascosto sotto la tua dura

scorza di piume, negromante.

O

uccello, le cui tende sono state «grandi teli di canapa

egiziana», la pallida iscrizione zigzagante della Giustizia – Continua a leggere

Batteri e stelle

di Antonio Sparzani

Alcuni miliardi di anni fa, quando il Sole era un po’ più rosso e non così pallido come ora, c’erano sulla Terra alcuni miliardi di esserini – voi capite che già chiamarli così li distingue da oggettini – provenienti da qualche lontana alchimia della quale nulla sappiamo dire, che dal nostro speciale punto di vista sembrano piccoli assai, tanto che non li vediamo se non con strumenti sofisticati, ma che certo non credevano di esserlo. Erano già tutti differenti l’uno dall’altro, c’erano tante famiglie che si erano specializzate a sopravvivere in ambienti assai diversi, per temperatura e in generale per condizioni ambientali. Continua a leggere