100. Dalla bocca


Crescevamo, giorno dopo giorno, come se lo Spirito plasmasse l’anima con strumenti invisibili, sottili, al modo dell’acqua che scolpisce le figure straordinarie delle grotte sotterranee. In quel periodo, mi colpiva soprattutto l’insegnamento di Gesù sul puro e sull’impuro: non quello che viene dall’esterno rende impuro l’uomo, diceva, ma ciò che esce dalla sua bocca. Come dire, siamo noi che trasformiamo il male potenziale in qualcosa di reale, dandogli, attraverso le parole, la consistenza che non ha. Il cuore dell’uomo è pieno di ogni genere di cose: sta a noi scegliere tra esse e dar loro sostanza, partorirle al mondo, farne un contributo d’amore o di violenza. Ecco la grande responsabilità affidata ad ogni essere; ecco perché si dice che Dio non abbia mani, o bocca o gambe, perché su questa terra sono le nostre mani, gambe, bocche a rendere presente o a rinnegare il suo Progetto eterno. Leggevamo nel Nuovo Testamento: nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma parole buone, necessarie per la comune edificazione. Non contavano le idee, le posizioni, le polemiche, ma che ciascuno, nel microcosmo a lui affidato, trasformasse in bene il materiale che ribolliva in cuore, come un fabbro forgia i suoi prodotti, lavorandoli col fuoco. Pensavo alle parole che girano nel mondo, a quanto dovessimo occuparci non solo dell’ecologia comunemente intesa, ma anche e soprattutto dell’ecologia dell’anima, della fucina di cui siamo titolari e da cui emergono, senza esagerare, le sorti del mondo.

4 pensieri su “100. Dalla bocca

  1. Cristo non ha mani,
    ha soltanto le nostre mani,
    per fare il suo lavoro oggi.
    Cristo non ha piedi,
    ha soltanto i nostri piedi
    per guidare gli uomini sui suoi sentieri.
    Cristo non ha labbra,
    ha soltanto le nostre labbra
    per raccontare di sé agli uomini di oggi.
    Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora;
    siamo l’unico messaggio di Dio,
    scritto in opere e parole.
    Preghiera del secolo XIV

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  2. Parole,
    dove il cuore dell’uomo si specchiava
    -nudo e sorpreso- alle origini; un angolo
    cerco nel mondo, l’oasi propizia
    a detergere voi con il mio pianto
    dalla menzogna che vi acceca. Insieme
    delle memorie spaventose il cumulo
    si scioglierebbe, come neve al sole.

    Umberto Saba

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  3. “Per amare ci vuole un occhio
    lungo che sappia guardare nella notte
    mani che riescano a stringere
    ogni sogno ogni strano pensiero
    piedi disposti a camminare anche
    sui sentieri più scoscesi e duri
    per amare ci vuole un cuore bianco
    sul quale poter scrivere lettere
    sincere un’anima tenace
    che voglia sopportare qualsiasi
    sofferenza qualsiasi dolore
    per un solo motivo amore”

    Fabrizio Centofanti

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