Batteri e stelle

di Antonio Sparzani

Alcuni miliardi di anni fa, quando il Sole era un po’ più rosso e non così pallido come ora, c’erano sulla Terra alcuni miliardi di esserini – voi capite che già chiamarli così li distingue da oggettini – provenienti da qualche lontana alchimia della quale nulla sappiamo dire, che dal nostro speciale punto di vista sembrano piccoli assai, tanto che non li vediamo se non con strumenti sofisticati, ma che certo non credevano di esserlo. Erano già tutti differenti l’uno dall’altro, c’erano tante famiglie che si erano specializzate a sopravvivere in ambienti assai diversi, per temperatura e in generale per condizioni ambientali.

La loro struttura esterna era simile nel senso almeno che ognuno aveva un involucro esterno, che lo separava dall’ambiente circostante e quindi dagli altri esserini. Adesso li chiamiamo batteri procarioti a causa del fatto che la loro struttura interna era piuttosto uniforme e non presentava alcun punto un po’ differente dal resto. Vivevano pacifici e tranquilli senza farsi la guerra perché la Terra era abbastanza grande e poi potevano esplorare grandi profondità, marine e terrestri, senza difficoltà.
Essi, poi, erano già in grado di comunicare tra loro, inviandosi segnali e quindi intrattenendo delle relazioni. Ci fu così un bel giorno, nel quale due di essi che forse si erano particolarmente simpatici decisero di stare in un contatto così stretto che dopo un po’ l’uno penetrò completamente nell’altro e questo avvenne senza danni, anzi, diede luogo ad una forma di convivenza che si rivelò un po’ alla volta piacevole: l’uno sopravviveva dentro l’altro fino a occupare una piccola zona; così i due potevano avere una relazione assai stretta e soprattutto continua: l’uno era continuamente in presenza dell’altro finché si convinsero di essere un solo esserino: quello che stava dentro ora lo chiamiamo nucleo del batterio. E fu così che nacque la prima cellula che ora chiamiamo eucariota – subito imitata da miliardi di altre – con quel prefisso “eu” che fa ben sperare in qualcosa di positivo.
Fu questo l’inizio di tutto un cammino che, come pensiamo di sapere, è arrivato fino ad oggi, ma la cosa interessante è che tuttora essi sono presenti ovunque, sulla Terra, su e dentro il nostro corpo, che occupano– tranne alcuni di essi – pacificamente, permettendoci di sopravvivere: il numero di cellule batteriche che ognuno di noi si porta addosso è una decina di volte il numero di cellule “umane”.
Il nostro amato pianeta sta nell’universo di miliardi di galassie, ogni galassia è formata da miliardi di stelle e il nostro pianeta è piccolo in questo universo più o meno come un batterio è piccolo rispetto al nostro pianeta, e dunque arriva spontanea la domanda: possiamo pensare a un batterio come un pianeta che dunque sarà a sua volta popolato da alcuni miliardi di altri esserini? O anche: il nostro intero universo è forse un batterio che sta in un universo straordinariamente più grande? E così via.

Un pensiero su “Batteri e stelle

  1. Storia del vivente raccontata in maniera molto accattivante esuggestiva. Da biologa concordo sull’intera visione e il suo mistero cosmico. Da leggere anche ai bambini per stimolare idee di pacifica convivenza universale. Grazie, Antonio Sparzani.
    Annamaria Ferramosca

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