All’arte di governo imbalsamata, di Marianne Moore


da “Marianne Moore – Le poesie”, edizioni Adelphi,

a cura di Lina Angioletti e Gilberto Forti

 

Non c’è nulla da dire in tuo favore. Difendi

il tuo segreto. Tienlo nascosto sotto la tua dura

scorza di piume, negromante.

O

uccello, le cui tende sono state «grandi teli di canapa

egiziana», la pallida iscrizione zigzagante della Giustizia –

reclina come una danzatrice – potrà mostrare

mai

il polso della sua sovranità, un tempo così vivida?

Tu neghi, e trasmigrando fuori dal sarcofago

intessi un silenzio di neve intorno

a noi,

e con il tuo linguaggio moribondo,

zoppo a metà e a metà altero,

incedi qua e là. Ibis, noi non troviamo

più

alcuna traccia di virtù in te – vivo ma così muto.

La discrezione ora non è la somma

del buon senso che onora lo statista.

E se

fosse l’incarnazione di una grazia morta?

Come se una maschera mortuaria potesse sostituire

l’imperfetta eccellenza della vita!

Lento

a scoprire la dimensione ripida e severa

del tuo trono, tu vedrai la forzata distorsione

dei sogni suicidi

andare

vacillando verso se stessa e con il suo becco

aggredire la sua stessa natura, fino a quando

sembri amico il nemico e l’amico sembri

nemico.

[su proposta di Barbara Pesaresi]

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